Cambiamento organizzativo : attiva ORA il tuo cambiamento

In treno oggi ho sentito una signora dolcissima che descriveva così la lingua greca: “Il greco è musica, è lirica è poesia, è arte. È come uno spartito per il musicista”.

Questa frase mi ha colpita in effetti il greco l’ho sempre visto come una lingua arcaica, difficile, incomprensibile, invece, basta cambiare il punto di vista ed ecco che si trasforma in musica!

Il cambiamento è  come un seme che va piantato e, il nostro atteggiamento verso di esso, lo può  far sbocciare e crescere in una moltitudine di colore oppure, può uccidere il seme sul nascere.

Cosa uccide il cambiamento organizzativo?

Il nostro atteggiamento mentale, l’abitudine a guardare le cose sempre dallo stesso punto di vista, focalizzandosi ad esempio, sempre solo sui problemi e mai sula soluzione.

E, dal nostro atteggiamento verso il cambiamento organizzativo nasce l’emozione. Che può essere di ansia e di paura oppure, di speranza e di ottimismo.

Quali sono gli ostacoli al cambiamento organizzativo?

  • Abitudini;
  • Atteggiamenti (meglio stare sulla vecchia strada vs sperimentare la nuova – Pessimismo e sudicia vs ottimismo e speranza);
  • Emozioni (paura vs opportunità).

La forza dell’abitudine vs il cambiamento organizzativo

“L’abitudine si forma a partire dalla gratificazione ripetuta del desiderio, e in questo modo il condizionamento abituale può trasformarsi in compulsione”. Questa formulazione di base per piegare come la ripetizione crei l’abitudine è del monaco buddhista Nyanaponika Thera, che è in sintonia con e scoperte elle neuroscienze  (Gerald Edelman premio Nobel “Neural Darwinism).
Se ripetiamo all’infinito l’abitudine, la relativa connessione neurale si fortifica, mentre quelle che corrispondono a percorsi alternativi si indeboliscono. Le cellule del cervello corrispondenti al circuito prescelto sviluppano dei collegamenti sempre più forti, mentre i collegamenti relativi a reazioni alternative diventano più deboli.

Si chiamano SCHEMI. Essi ci aiutano ad organizzare il nostro mondo delle informazioni e delle azioni. Sono percorsi che la mente organizza, immagazzina e mette in atto in determinate circostanze. Quindi possiamo dire che gli schemi sono i modelli mentali della nostra esperienza. La nostra mappa mentale ci dice come muoverci per far interagire questi elementi senza intoppi, e raggiungere la nostra azione desiderata.

Questi modelli sono dispositivi mentali essenziali per muoverci in un mondo complesso.

Non voglio farti un trattato di neuroscienze sulla forza e il meccanismo degli schemi mentali. Ti invito a leggere il libro di Tara.Bennett Golemann “Achimia Emotiva”.

Qui, te ne ho voluto parlare proprio per aiutarti a capire che l’essere umano può imparare qualunque cosa: anche a cambiare i vecchi schemi, quindi le vecchie abitudini! E quindi dare il via al cambiamento organizzativo.

Forse a tutti ci fa arrabbiare, ma sta di fatto che: il cambiamento fa parte dello stato naturale delle cose. Quindi invece, di lottare contro di esso, impariamo a capire come viverlo senza subirlo. Si possono cambiare strumenti e metodologie, si cambiano le persone, o si vuole l’ cambiamento organizzativo.

La ricetta del cambiamento organizzativo

  • ATTEGGIAMENTO MENTALE: può anche non piacermi ciò che mi sta intorno, ma sta di fatto che se voglio vivere bene, e in piena consapevolezza, è bene trovare quelle informazioni che aiutano a capire cosa e come fare per reagire al cambiamento. Magari poi non è così male! Io l’ho imparato sulla mia pelle
  • CONSAPEVOLEZZA DI SÉ: una sana consapevolezza di sé significa avere percezione della propria autoefficacia personale (ho imparato, so fare, posso imparare). È l’attenzione sul presente.
  • AUTOSTIMA: io sono importante. Il mio lavoro conta. Le mie azioni hanno un valore.
  • MOTIVAZIONE:  mi sento utile, apporto valore all’organizzazione
  • RESILIENZA:  la corazza contro ansia e stress

Esercizio per te: sei disposto a cambiare?  Ascolta il tuo stato d’animo sei consapevole delle tue emozioni?

  1. Pensa ad una specifica situazione lavorativa che non ti soddisfa (un collega che non vi dà una risposta, il tuo responsabile non sostiene un tuo progetto, una persona del tuo team che si assenta quando senti di avere più bisogno, un capo che non ti lascia autonomia perché deve controllare tutto), e come l’hai gestita.

  2. Su un foglio scrivi lo/gli stati d’animo / sensazioni / emozioni che provi pensando a quella situazione.

  3. Poi scrivi, pensando al senno del poi: avresti fatto le stesse? Un atteggiamento e/o un comportamento diverso da te adottato avrebbe prodotto lo stesso risultato?

  4. Ora, fai lo stesso esercizio pensando ad una specifica situazione nella quale ti sei sentito a tuo agio.

  5. Cosa hai provato?  Quali sono stati i tuoi atteggiamenti e/o che hai messo in atto?

 Intelligenza emotiva: gli stati d’animo all’opera per ottenere il cambiamento organizzativo

Parliamo di emozioni. Si, l’essere umano, dico sempre io, è fatto di carne e di emozioni. E in un modo o nell’altro dobbiamo fare i conti con le nostre emozioni in reazione a qualunque cosa ci accade. Il cambiamento spesso non piace. Vediamo il perché.

L’Intelligenza Emotiva è l’abilità di gestire noi stessi e le relazioni in maniera efficace. Consiste di 4 abilità fondamentali, a loro volta composte da set di competenze / comportamenti (Leadership that gets Results, Harvard Business Review 2000, D. Goleman).


Ti propongo questo modello.

L’ascensore degli Stati d’Animo (Mood Elevator)

⇑  Vado in alto 

⇑  Grato
⇑ Saggio, Perspicace
⇑ Creativo, Innovativo
⇑ Pieno di risorse
⇑ Fiducioso, Ottimista
⇑ Riconoscente, Compassionevole
⇑ Paziente, Comprensivo
⇑ Spiritoso
⇑ Flessibile, Adattivo, Collaborativo
⇑ Curioso, Interessato


⇓ Vado in basso

⇓ Impaziente, Frustrato
⇓ Irritato, Infastidito
⇓ Preoccupato, Ansioso
⇓ Difensivo, Insicuro
⇓ Critico, Accusatore
⇓ Moralista, Ipocrita
⇓ Stressato, Esaurito
⇓Arrabbiato, Ostile
⇓Triste, Depresso

Le emozioni come ostacoli o punti di forza al cambiamento organizzativo

Di fronte al cambiamento organizzativo proviamo emozioni anche contrastanti e abbiamo reazioni diverse a seconda di come ci sentiamo in quel momento. Ma non solo. Ci condizionano anche i nostri obiettivi, aspettative sogni e desideri. Si tratta di fare i conti con la nostra volontà di trovare nuove strade che ci possano condurre a vedere la situazione attuale con un occhio diverso.

Ti faccio una domanda volutamente provocatoria:

sei nel bel mezzo di un cambiamento. Puoi scegliere due strade, forse tre:

  1. lascio perdere, non mi adatto: ma ti svelo un segreto anche questo ti portare ad un altro cambiamento!
  2. Lo subisco passivamente: ma anche qui cambi. Perché inizierai a non sentirti più sereno con te stesso. Poco a poco perderai motivazione, entusiasmo, ti trasformerai in un essere che si alza, va al lavoro, non vedendo l’ora che arrivi i momento di rientrare a casa. Ma poi dovrai fare i conti con le tue emozioni: tristezza, rabbia, umore nero!
  3. Mi trasformo insieme al mio cambiamento: evviva. Eccolo il nuovo te stesso. Potresti scoprire tante nuove cose su te stesso, che forse, nella vecchia situazione, non avrebbero mai avuto l’opportunità di emergere

Tu cosa scegli?

Il cambiamento organizzativo: che ansia che paura!

Meno male che abbiamo nel nostro repertorio queste emozioni, altrimenti sarebbe un vero guaio per noi! Si, perché le emozioni hanno una funzione cruciale nella sopravvivenza: sono un modo in cui il cervello si assicura che noi abbiamo una reazione istantanea, che ci consenta di salvarci da qualche minaccia. (Ansia, paura, stress. Possono essere anche positivi) .
La struttura cerebrale, autorizza le emozioni a prendere il controllo su di noi in un istante se, i centri emotivi percepiscono un’emergenza, sia che si tratti di un pericolo concreto, sia che si tratti di una minaccia simbolica, cioè da noi percepita, ma non reale.

Questa mattina ero a Milano, esco dalla stazione centrale, mi faccio coinvolgere dalle luci natalizie, sento un clacson fortissimo, mi sono immobilizzata subito, ho pensato: oddio mi investono! Invece la strombazzata non era rivolta a me! Ma comunque il mio schema si è attivato in automatico perché la parte del mio cervello “pensante” ha attivato il circuito di allerta.

Ma perché si ha paura del cambiamento in azienda? E in particolare quello organizzativo?

Noi immagazziniamo ricordi delle nostre esperienze. Che si fissano nel nostro cervello, precisamente nell’amigdala dove si depositano e si trasformano in schemi. Lo schema si riattiva quando si pensa di rivivere la stessa situazione.

“Gino” un giorno mi ha chiamato per dirmi che è bloccato. Non riesce ad affrontare nessuna esperienza lavorativa nuova perché è rimasto talmente scottato dalla precedente, che ora, ha paura di accettare una nuova proposta. Che in realtà sa essere un’opportunità, ma la sua paura del cambiamento e il terrore di ritrovarsi una situazione come quella precedente lo ha completamente bloccato.

Ecco, come le emozioni legate ai nostri ricordi ci possono bloccare. E pluf, l’occasione è perduta!

Oppure, “Gina” mi dice che la sua azienda ora è nel caos. Secondo lei, tutta la nuova struttura dell’azienda, dal nuovo manager, ai nuovi responsabili, portano cambiamenti organizzativi che secondo lei, non sono applicabili. E si dice risoluta, a voler continuare il suo lavoro applicando la vecchia metodologia. Non capisce perché i suoi capi vogliano obbligare tutte le risorse umane a seguire questi nuovi cambiamenti organizzativi.

In entrambi i casi, queste persone partono da un dato di fatto, che per loro è scontato: non si cambia. Anche se stanno male, preferiscono la strada vecchia.

Come li ho aiutati ad agire il loro cambiamento?

Resilienza: la parola chiave per il cambiamento personale e organizzativo

Caratteristiche dell’individuo resiliente:

  • Ottimista: legge gli eventi negativi come momentanei e circoscritti e tende a vedere i cambiamenti come un’opportunità anziché come una minaccia.
  • Responsabile: ritiene di avere un buon margine di controllo sulla propria vita e l’ambiente che lo circonda.
  • Fortemente motivato a raggiungere gli obiettivi che si è prefissato.
  • Si affida o collabora con il gruppo per scambiare esperienze.

Ancora una volta i responsabili della resistenza o alla promozione del cambiamento organizzativo sono gli atteggiamenti mentali, propri della persona. L’atteggiamento è fortemente motivato dagli obiettivi. E gli obbiettivi, sono una spinta al cambiamento.

Come si diventa resilienti?

Fiducia
Avere una sensazione di competenza e capacità di affrontare situazioni difficili, e forte autostima contribuiscono a creare la resilienza. La chiave è la frequenza con cui gli individui provano emozioni positive o negative.

Sostegno sociale
Costruire buone relazioni con gli altri e cercare sostegno può aiutar e superare circostanze avverse piuttosto che cercare di superarle da soli.

Adattabilità
Flessibilità e adattamento ai cambiamenti al di fuori del nostro controllo sono fondamentali per conservare la resilienza. I soggetti resilienti sono in grado di affrontare i cambiamenti e la ripresa dai loro effetti tende ad essere rapida.

Determinazione
Avere un chiaro senso dell’obiettivo, valori chiari, motivazione e guida aiuta i singoli ad andare avanti e a raggiungere l’obiettivo anche di fronte a ostacoli

IO e il Mondo e il cambiamento organizzativo

  1. COMPETENZA PERSONALE
    1. Consapevolezza di sé: consapevolezza emotiva di sé; accurata autovalutazione; autostima.
    2. Gestione di sé: autocontrollo; affidabilità; fidatezza; adattabilità; orientamento al successo; intraprendenza
  2. COMPETENZA SOCIALE
    1. Consapevolezza sociale: empatia; consapevolezza organizzativa; predisponine al servizio.
    2. Leadership visionaria; influenza; sviluppo degli atri; comunicazione; catalizzatore di cambiamento; gestione dei conflitti; creazione di legami; lavoro di squadra e collaborazione

L’Intelligenza Emotiva è l’abilità di gestire noi stessi e le relazioni in maniera efficace. Consiste di 4 abilità fondamentali, a loro volta composte da set di competenze / comportamenti. (Leadership that gets Results, Harvard Business Review 2000, D. Goleman)

DUNQUE: COSA ASPETTI A CAMBIARE? DAI IL VIA AL CAMBIAMENTO

Non sai come fare? Non preoccuparti facciamolo insieme. I passi sono questi:

  • Insieme guardiamo gli ostacoli;
  • Individuiamo i tuoi atteggiamenti
  • Mettiamo a fuoco i tuoi punti di forza e di miglioramento
  • Ti aiuto a sviluppare l’atteggiamento mentale funzionale ai tuoi obiettivi, aspirazioni e necessità
  • Mettiamo a fuoco le strategie che ti aiutano in modo pratico ad operare il tuo cambiamento

SEI UN’AZIENDA? VUOI IMPLEMENTARE IL TUO CAMBIAMENTO?

Hai deciso di non perdere più tempo e denaro? Sei stanco/a di ripetere sempre le stesse cose. Non puoi più di vedere i tuoi sforzi persi negli ostacoli degli atteggiamenti o dei conflitti? Vuoi finalmente dare il via al cambiamento da te desiderato?

Posso aiutarti a metterlo in atto. Come? È un lavoro che si fa insieme alle persone.

I passi sono questi:

  • Mettiamo a fuoco i tuoi obiettivi di cambiamenti e quali sono gli ostacoli
  • Stabiliamo le modalità di lavoro. Che possono esser diverse perché dipendono dalla tua specifica realtà hai tre strade:
    1. Percorso formativo, basato su workshop pratici
    2. Affiancamento alle risorse umane in azienda
    3. Colloqui individuali e di gruppo
    4. L’insieme di tutte queste strategie
  • Chiamami o scrivimi possiamo parlarne insieme. E individuare la soluzione adatta alle tue esigenze.

Se vuoi uno psicologo aziendale flessibile, multitasking e pratico io sono a persona adatta a te. Le mie referenze sono i risultati che porto in azienda. Mettimi alla prova. Mi sposto in tutta Italia.

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