Motivazione al lavoro e lavoro in team motivazione e collaborazione

Per parlare di motivazione al lavoro ho scelto di coinvolgere un ottimo manager: questa signora fa parte di un’azienda mia cliente. Ed è stata così gentile da rispondere a qualche domanda.

Domanda: “Da cosa dipende secondo te la motivazione al lavoro?”

Risposta: “Dove risiede la mia motivazione al lavoro? Dipende da quanto mi sento, io per prima soddisfatta dal lavoro da me svolto. Da come mi sento coinvolta. Dal grado di creatività e di autonomia che posso mettere nello svolgere le mie mansioni lavorative. “

Domanda: “Si può essere creativi anche quando si devono seguire procedure standard di lavoro? E quanto conta la creatività nella motivazione al lavoro?”

Risposta: “Assolutamente si, perché la creatività la puoi trovare in molte cose: nel risolvere un problema, nel creare gruppi di lavoro. Anche in come organizzi la tua scrivania! Io sono fermamente convinta che la motivazione al lavoro dipende da quanto, noi per primi ci mettiamo in gioco. Quindi, secondo me, essere creativi significa portare un pezzo di sé stessi nel lavoro, e questo aumenta sicuramente la motivazione al lavoro”

Domanda: “Secondo te, quanto contano conflitti, diffidenze, bugie, manipolazioni nella motivazione al lavoro?”

Risposta: “Hai toccato un tasto molto sensibile. È ovvio che il conflitto ti toglie il respiro. Ti soffoca in una spirale di emozioni negative. Poi bisogna vedere i ruoli in questo conflitto. Come tu hai sicuramente visto in moltissime realtà, spesso il conflitto è creato apposta per mettere zizzania, all’unico scopo di creare confusione, così, in questo clima di diffidenza e malcontento generale, qualunque azione di cambiamento viene ostacolato. Anzi, il conflitto è di per sé l’alibi ideale per non creare gruppo, ma per creare false alleanze, per il beneficio di qualcuno. Di solito da chi vuole a tutti costi tutelare la sua poltrona! Oppure, non assumersi nessuna responsabilità. O anche, per nascondere agli occhi dei nuovi capi le proprie incompetenze. “

 Motivazione al lavoro e clima lavorativo

Questo stralcio di conversazione pone in risalto l’importanza del clima lavorativo nel mantenere fortemente motivato il personale.

Conflitti, incapacità di leadership, manipolazioni, confusa organizzazione lavorativa, toglie alle persone ogni stimolo, ogni volontà nel fare e proporre azioni.
Le frasi che riportano questi sentimenti nei colloqui sono queste:

Il punto di vista dei dipendenti

“Mi sento non motivato al lavoro. Mi sento un numero, non mi sento appagato, mi sento trasparente. È inutile che io proponga le mie idee nessuno mi ascolta.”

“Ho provato a parlarne con il mio responsabile ma lui non prende posizioni. Ignora me, perché ignora i problema.”

Il punto di vista dei datori di lavoro/capi/manager/responsabili

“Non è un mio problema”
“Sono solo stupide beghe, che se le sbrighino loro”
“Il capo sono io, si fa ciò che dico io. Punto.”

 Motivazione al lavoro e cambiamento: il ruolo degli atteggiamenti mentali

In questi giorni sono impegnata in attività diverse tra loro, ma tutte hanno in comune un importante costante: motivazione al lavoro. E soddisfazione al lavoro.

Ciò che accomuna queste diverse realtà produttive è la richiesta di attivare lavoro in team, motivazione e collaborazione, in un’ottica di cambiamento.

Ma perché il cambiamento spaventa così tanto?

Cosa stimola il cambiamento organizzativo?

Tutti sentiamo parlare di continuo di Zona Confort. Ok, andiamo oltre a questo concetto.

La realtà è che il cambiamento è ostacolato proprio dagli atteggiamenti mentali che determinano specifici comportamenti.

E gli atteggiamenti dipendono da: caratteristiche di personalità, autostima, esperienze, valori, visione del mondo.

Vi propongo un piccolo schema, come riflessione

 Motivazione al lavoro e soddisfazione personale

ATTEGGIAMENTO IL SUO
PENSIERO
COME RISPONDERE
IL
DIFFIDENTE
Non mi fido di nessuno. Le decisioni le prendo da solo. Non puoi influenzarmi. DEVI FORNIRE PROVE ALLE TUE ARGOMENTAZIONI. Il tuo obiettivo è rassicurarlo, fornendo garanzie alle sue scelte.
L’AGGRESSIVO Non mi fido delle mie scelte. Ma nessuno deve saperlo. RINFORZA IL SUO RUOLO Il suo pensiero è «Io sono importante».
È una persona con bassa autostima.
L’EVITANTE Non mi prendo responsabilità. Lasciami stare. ELIMINA LE SUE PAURE. Il suo pensiero è «Ciò che penso io non è importante». Evita il confronto e lo scontro. Teme di non saperlo gestire.
È una persona con bassa autostima.
L’ASSERTIVO Parlami con franchezza e arriva al punto. Fammi vedere il mio vantaggio LINGUAGGIO CHIARO, SEMPLICE E DIRETTO. Vuole fatti, non parole.

Motivazione al lavoro e soddisfazione personale

Tutti noi abbiamo motivazioni diverse che spingono a determinate azioni. Se pensiamo al lavoro possiamo essere motivati dall’incentivo economico, per altri dal potere che attira quella determinata posizione lavorativa, per altri ancora è la sola necessità economica perché trovano al di fuori del lavoro, le proprie motivazioni e quindi soddisfazioni.

Il mondo è bello perché vario! Questo è proprio vero.

Comunque, ciò che accomuna le nostre azioni è il ruolo della soddisfazione personale. Quanto più ci sentiamo soddisfatti, tanto più siamo motivati ad impegnarci e dare il meglio di sé, e questo aumenta la nostra volontà ad impegnarci, che alimento di nuovo la motivazione in un circolo virtuoso meraviglioso.

Ma, al contrario il sentirsi non soddisfatti al lavoro trascina tutta la motivazione in un baratro, perché le emozioni negative prendono il completo controllo della nostra vita. Ed è proprio questo pessimismo che ostacola prima di tutti noi stessi, vittime delle nostre stesse emozioni, ed accentua le nostre insicurezze. La paura, come tutti abbiamo provato, ci rende insicuri, diffidenti. Non sappiamo più a chi dare retta. Così ci alleiamo con quelle persone che, a parere nostro ci danno sicurezze, e magari invece, sono proprio loro a manipolare la situazione e quindi noi stessi.

Insomma, un vero e proprio pasticcio, i cui ingredienti sono: paura, ansia, insicurezza, diffidenza. E così siamo trascinati in fondo, sempre più impantanati nelle emozioni negativi. Ed ecco che scatta dunque, la RESISTENZA AL CAMBIAMENTO.

Ecco perché non è solo di zona confort che si deve parlare quando si pensa agli ostacoli del cambiamento. Secondo me, bisogna iniziare ad affrontare apertamente i temi scottanti che fanno parte delle relazioni interpersonali.

 Motivazioni al lavoro e interessi personali  

Non scopro certo l’acqua calda se, affermo che le nostre azioni sono guidate dai nostri interessi personali. Ed è così anche nelle aziende nel generare e mantenere un determinato clima lavorativo. Che, sarà positivo quando gli interessi di benessere sono valori condivisi da tutti, e vengono abbattuti sul nascere i problemi. Mentre quando predominano gli interessi personali in un’organizzazione gestita dal caos i conflitti sono creati e mantenuti volontariamente, perché nel caos, è più facile mantenere il controllo da parte di chi, sa di aver raggiunto quella posizione senza meriti di competenze, quella posizione. Oppure, semplicemente ha paura della nuova organizzazione perché irrazionalmente convinto, che anche se bravo ed efficiente, verrà sicuramente licenziato.

È ora di dire basta a questi meccanismi puramente emotivi perché sono di ostacolo alla motivazione al lavoro. Siamo esseri umani pertanto abbiamo bisogno di perseguire obiettivi, di sentirci apprezzati, soddisfatti, di vedere e sentire che i nostri sforzi portano a specifici risultati.

Ed è anche ora di dare sempre la colpa agli altri: ai capi, ai manager, ai datori di lavoro, all’organizzazione, al mercato, ai clienti, ai sistemi …..

So che queste parole sicuramente faranno arrabbiare qualche lettore, magari proprio tu che stai leggendo, ma io parlo con il cuore, sono riflessioni oggettive che faccio perché le vedo non solo nelle aziende ma anche nel conteso clinico, in particolare le relazioni di coppia, perché i problemi di coppia nascono dagli stesi meccanismi sopra descritti.

Siamo esseri umani, non siamo fatti a compartimenti stagni, portiamo un pezzo di noi in tutti i nostri contesti: sociali, famigliari, amicali, lavorativi.

Se vogliamo davvero sentici motivati al lavoro, soddisfatti e felici, andiamo oltre agli stereotipi e abitudini mentali, ed assumiamo un punto di vista oggettivo su noi stessi: si chiama consapevolezza, un fattore determinante per stimolare la crescita personale.

Motivazione al lavoro e tecniche di motivazione del personale

Ma, diventa davvero difficile riuscire a motivare una risorsa umana al cambiamento quando le sue convinzioni sono rigide, assolutistiche e narcisiste.

Sto lavorando con una risorsa umana che sta rischiano di essere licenziata a causa dei suoi atteggiamenti ostili verso colleghi, capi, clienti, fornitori, orari di lavoro, la mensa, i bagni, il caldo, il freddo…

Insomma, è arrabbiata con tutti tranne che con la persona giusta, la vera responsabile dei suoi problemi: ovvero sé stesso.

Cosa manca in questa risorsa umana? Io credo che le manchi la capacità di fissarsi obiettivi realistici, raggiungibili rispetto alle sue competenze. Ovviamente, non riuscendo a raggiungere le sue ambite mete si è completamente demotivata. Ma è naturale che questa avvenga!

La motivazione va continuamente alimentata con le convinzioni. Le convinzioni sono i pilastri della nostra autostima

Se, io mi mettessi in testa di diventare una giocatrice di pallavolo di serie A da adulta, senza mai aver giocato prima, per quanto possa impegnarmi negli allenamenti, e diventare anche un po’ bravina, a parte riuscire a giocare con gli amici, non potrei raggiungere risultati degni di nota a livello agonistico.

Se, come questa risorsa umana, vuole diventare ricco senza impegnarsi e senza lavorare, credo che sia poco probabile che lo diventi, ameno ché non vinca all’Otto!

 Bassa autostima e bassa motivazione

Alla risorsa umana citata, le manca anche una visione chiara di sé stessa: la consapevolezza dei suoi punti di debolezza e sopravvaluta i sui punti di forza. È ignara dei suoi atteggiamenti e non vuole vedere gli effetti del suo comportamento sugli altri. Sottolineo non vuole: perché fa la differenza tra il cambiare e il non cambiare! Cosa ti aiuta a cambiare?

Descrivendo la sua personalità direi che è: rigida, assolutista, presuntuosa, polemica, oppositiva, aggressiva, petulante. Con una considerazione di sé stessa altissima. Le mancano le capacità empatiche, di ascolto, di osservazione.

È una persona che di sé parla così:

 “Io so tutto, io sono il migliore, il più bravo nel team, sono io che posso insegnare altri, non viceversa.
Di qualunque argomento si possa parlare, questa persona dice che, ne conosce ogni aspetto. Ascolta solo la sua voce. Denigra e deprezza gli altri. Afferma di conoscere perfettamente la struttura aziendale, i suoi processi e le sue modalità. Sostiene di essere il migliore del team, che è lui il leader carismatico che aiuta, sostiene, capace di motivare. Ma in realtà non è così.

Per poterlo aiutare, devo aiutarlo a prendere consapevolezza dell’esito che hanno sugli altri le sue convinzioni di onnipotenza e onniscienza.

Fargli prendere coscienza che non è isolato perché gli altri non sono motivati a fare team, ma lo isolano perché non lo sopporta nessuno!

Il mio ostico obiettivo è quello di aiutarlo ad aprire un nuovo punto di vista verso sé stesso. Vi dirò come andrà a finire!

 Come ritrovare motivazione al lavoro

Il trucco sta nel rinforzare la motivazione positiva, cioè, la prevalenza di sentimenti di entusiasmo, fervore e fiducia in sé stessi, questa motivazione positiva aiuta a realizzare i propri obiettivi.

Vi consiglio un libro davvero efficace “Intelligenza Emotiva” di Daniel Goleman. Non è un semplice libro ma un manuale pratico sulle emozioni. Nel quale dimostra la potenza e l’importanza della nostra intelligenza emotiva, in grado di aiutarci nelle situazioni più difficili. Le ricerche scientifiche dimostrano che la capacità di motivare sé stessi, la motivazione sul lavoro, l’entusiasmo dipendono dai tratti emotivi della personalità, come ad esempio, dalla capacità di provare entusiasmo ed essere perseveranti, nonostante gli insuccessi.

 Come trovare o ri-trovare la motivazione al lavoro

 Ri-partire dall’intelligenza emotiva:

Essere consapevoli di sé stessi. Delle proprie emozioni. Dei pensieri che attivano determinate sentimenti e reazioni.

  • Decidere personalmente. Cioè, pensare anche alle conseguenze di una determinata decisione.
  • Controllare i sentimenti
  • Superare lo stress
  • Essere empatici
  • Comunicare. La comunicazione assertiva per migliorare i rapporti con gli altri
  • Essere aperti
  • Essere perspicaci
  • Autoaccettarsi
  • Essere personalmente responsabili
  • Avere un buon livello di autostima. Perché è l’arma per piacere anche agli altri
  • Saper entrare nella dinamica di gruppo. Cioè, nel team motivazione e collaborazione vanno di pari passo insieme anche alla soddisfazione personale.
  • Saper risolvere i conflitti interpersonali nei gruppi di lavoro e nella vita privata

 Motivazione al lavoro e sviluppo personale

 

Per approfondire tutte le sfaccettature di questo tema vi offro tre guide gratis che ho scritto io riportando esempi concreti della vita quotidiana, nelle quali potreste rispecchiarvi.