• Perché parliamo di competenze genitoriali?
  • Cosa sono?
  • In che modo aiutano lo sviluppo del bambino e l’armonia dei genitori?
  • Quando viene richiesta la valutazione delle competenze genitoriali?

Le competenze genitoriali nelle perizie per l’affidamento dei minori

Quando la coppia si divide è un momento difficile, pieno di forti emozioni: rabbia, tristezza, senso di colpa, senso di abbandono, angoscia, senso di perdita. E, in presenza di figli, queste emozioni diventano ancora più pressanti. Pertanto, la separazione costringe i genitori ad un importante momento di riflessione.

Si aprono domande che svelano il dolore profondo dei genitori: come diciamo ai nostri figli che ci separiamo? Come possiamo non farli soffrire?

Quando la coppia si assume la responsabilità delle proprie scelte, e riesce a scindere il conflitto coniugale dal loro ruolo genitoriale, tutto è più semplice, perché l’assenza di conflitto consente ai genitori di poter parlare ai figli della loro separazione, concordando tempi e modalità, il dialogo viene impostato in base all’età dei figli.

Ma quando nella coppia è presente un alto livello di conflittualità tutto si complica. L’obiettivo di difendere i figli dal dolore della separazione viene, molto spesso, mi dispiace dirlo, utilizzato da uno dei due partner per attaccare il coniuge.

Si stabilisce così una dinamica di ricatto e di paura. In questo senso i figli vengono usati (parola orribile da dire) per far soffrire l’ex partner.

Quindi, in un contesto conflittuale come questo, raggiungere gli accordi necessari per stabilire le nuove abitudini di vita dei figli, per la coppia, diventa difficile, e spesso impossibile.

I partner si parlano solo attraverso i rispettivi avvocati, ogni potenziale accordo viene rigettato, così da allontanare sempre di più, la possibilità di difendere il benessere dei figli.

La separazione, in questo contesto conflittuale, può essere portata in tribunale, dove sarà il giudice ad avere il difficile compito di proteggere il benessere dei figli.

Il giudice pertanto può avvalersi di un consulente qualificato che lo aiuterà in questo arduo compito, si chiama CTU – consulente tecnico di ufficio, il quale a sua volta sarà chiamato a stendere un’importante relazione, che aiuterà il giudice a stabilire regole che possano proteggere il diritto inviolabile del benessere dei figli.

Ed è in questo contesto che può essere richiesta la valutazione delle competenze genitoriali. Entrambi i genitori, a loro volta, possono richiedere il loro consulente tecnico di parte – CTP-

Cosa sono le competenze genitoriali?

Per descrivere cosa sono, mi avvalgo dell’aiuto delle ricerche scientifiche sulla genitorialità, condotte dalle discipline di: psicologia clinica, giuridica e dello sviluppo che hanno studiato le modalità, attraverso le quali i genitori svolgono e assolvono il loro ruolo genitoriale, favorendo lo sviluppo psicosociale dei figli.

Vediamo insieme qualche definizione.

Concetto di parenting
O competenze genitoriali, descrivono il modo in cui i genitori assolvono alle funzioni genitoriali. Per definirle sono state studiate le abilità cognitive, emotive e relazionai alla base dei compiti e delle funzioni genitoriali.

Indico qualche studio.

Bornstein (1995) classifica il parenting come una competenza articolata su 4 livelli:

  1. Nurturant caregiving: accoglimento e comprensione delle esigenze primarie dei figli (fisiche e alimentari);
  2. Material caregiving: le modalità con cui i genitori preparano, organizzano e strutturano il mondo fisico del bambino;
  3. Social Caregivinginclude tutti i comportamenti che i genitori attuano per coinvolgere emotivamente i bambini in scambi interpersonali;
  4. Didactic caregivingsono le strategie che i genitori utilizzano per stimolare i figli a comprendere i proprio ambiente.

 Visentini (2006) individua 8 funzioni genitoriali:

  1. Protettiva:presenza del genitore con il bambino. Presenza nella stessa casa; presenza che il bambino possa osservare e vedere; presenza che faciliti l’interazione con l’ambiente; presenza che interagisca con il bambino; presenza per la protezione fisica e la sicurezza.
  2. Affettiva: comprensione delle necessità e dello stato d’animo del bambino.
  3. Regolativa genitoriale: iperattivata con risposte intrusive che non danno il tempo al bambino di segnalare i suoi bisogni o stati emotivi; ipoattivata quando vi è scarsità o mancanza di risposte; inappropriata quando i tempi non sono in sincronia con quelli del bambino;
  4. Normativa: capacità del genitore di creare un sistema di regole flessibile che consentano al bambino e all’adolescente di fare esperienza e di creare le premesse per l’autonomia;
  5. Predittiva: capacità del genitore di predire la tappa evolutiva successiva, in modo da poter cambiare modalità relazionale con il crescere del bambino, e adeguarsi alle nuove competenze da lui acquisite;
  6. Significante: attribuzione di significato che il genitore dà alle richieste del bambino, in modo tale che anche lui impari a decodificare i suoi bisogni;
  7. Rappresentativa e comunicativa: capacità del genitore di saper comunicare con il bambino, cioè scambi di messaggi chiari e congrui al suo sviluppo;
  8. Triadica: capacità del genitore di far entrare il bambino nella relazione genitoriale.

 Stili educativi Diana Baumrind identifica 4 stili educativi:

  1. La manifestazione del calore verso i figli
  2. Le strategie per disciplinare i figli
  3. La comunicazione con i figli
  4. Le aspettative rispetto al livello id maturità dei figli

Da questi aspetti identifica 3 stili genitoriali:

  1. Stile genitoriale autoritario: il genitore stabilisce regole che non possono essere messe in discussione. Un genitore autoritario si mostra come una persona fredda e raramente affettuosa. Applica una rigida disciplina. Raramente sollecitano l’opinione del bambino. Il bambino tende ad essere sgarbato e socialmente incompetente, difficilmente riescono a intrattenere relazioni stabili e affettuose, spesso sono isolati dai compagni per i loro atteggiamenti aggressivi e antisociali, non prendono iniziative, non sono curiosi né spontanei, sono però obbedienti e rispettano l’adulto in quanto hanno paura delle punizioni.
  2. Stile genitoriale permissivo: i genitori hanno poche richieste per i loro figli. Accettanti e non punitivi, non pongono limiti o controlli, sono poco severi. Questi genitori, pur considerati una risorsa per il bambino, non favoriscono però in lui la capacità di autoregolarsi.
  3. Stile genitoriale autorevole: i genitori cercano di guidare le attività e i comportamenti del figlio, incoraggiando la comunicazione, nei confronti dei figli pongono richieste adeguate, motivate e spiegate, come strumento per far migliorare il bambino, non utilizzano le punizioni ma il ragionamento, sostengono le qualità e le potenzialità dei propri figli incoraggiandone le scelte. Non cercano in loro la perfezione ma accettano limiti e difficoltà.
  4. L’accettazione: una componente universale delle competenze genitoriali

La dimensione comportamentale del calore è il fattore cruciale perché il figlio possa sentirsi accettato, e l’accettazione è un valore universale. [ Rohner, khleque e Cournoyer 2005].

La teoria di Rohner “Parental Acceptance-Rejection Theory” sottolinea l’importanza di far sperimentare al bambino, sin dall’infanzia, sensioni di sicurezza e fiducia, che rappresentano una base sicura cui far rifermento per affrontare le diverse fasi di sviluppo.

Al genitore questo richiede caratteristiche di accessibilità, sensibilità e responsività.
Un genitore accessibile, fisicamente ed emotivamente, potrà essere in grado di percepire e valutare i segnali di pericolo e di disagio, e rispondere a tali bisogni in maniera amorevole, pronta, costante e adeguata. Ciò produrrà nel bambino un sentimento di sicurezza e un migliore adattamento al mondo sociale.

Ma il bambino deve sentire questo calore. Le ricerche hanno dimostrato, come ad esempio, i figli di madri depresse, hanno spesso figli problematici, forse in funzione del senso di inefficacia e della chiusura in sé stessi che si accompagna alla depressione.

È stato dimostrato che la mancanza di accettazione e il rifiuto dei genitori hanno un impatto diretto sullo sviluppo. La mancanza di calore genitoriale è associata a una bassa autostima, a una bassa competenza sociale e ad elevati problemi psicologici e comportamentali [Rohner 2005].

Una recente ricerca [Putnich e al. 2015] condotta su nove paesi diversi, compresa l’Italia, ha evidenziato che, al calore percepito nella tarda fanciullezza (8-10 anni) si associano minori condotte aggressive, minori sintomi di ritiro sociale o di depressione, una migliore prestazione scolastica e maggiori comportamenti prosociali a distanza di tre anni.

Per approfondire i temi trattati e per capire meglio le basi su cui poggia la valutazione delle competenze genitoriali, indico una ricca bibliografia alla fine di questo articolo.

Valutazione delle competenze genitoriali e CTP – consulente tecnico di parte

La valutazione delle competenze genitoriali si rende necessaria quando il giudice lo pone come quesito al CTU – consulente tecnico di ufficio.

Ma non solo, la valutazione delle competenze genitoriali, può rientrare in un percorso affidato ai genitori dal giudice stesso, quando nelle sue valutazioni, ritiene che, per il benessere dei figli, i genitori devono acquisire una maggior consapevolezza delle loro competenze genitoriali.

Così, in questo caso genitori, possono avvalersi di uno psicologo che li aiuti in questo percorso, il giudice darà loro un tempo, trascorso il quale, inviterà di nuovo genitori per dare evidenza dei loro progressi.

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Bibliografia

  • Baumrind D. (1971) “Current patterns of parental authority” Developmental Psychology Monographs, 4, pp. 1-103;
  • Di Norcia A., Di Giunta L. Essere Genitori efficaci. Ed Il Mulino;
  • Greco O., Maniglio R. Genitorialità. Ed FrancoAngeli;
  • Putnik e al. (2015). Perceived mother and father acceptance-rejection predict four unique aspects of child adjustment across nine countries, in “Journal of Child Psychology end Psychiatry”, 56, n 8, pp 923-932;
  • Rohner R. (1998) “Father love and child developmnt<”, Current Directions in Psychological Scienze, 7, pp. 157-161;

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