Dal parcheggio alla fila alla posta, dalla chat di classe al collega fino alla famiglia: i conflitti relazionali fanno parte della vita quotidiana. Imparare a capire cosa sta succedendo ti aiuta a non farti trascinare e a scegliere meglio come reagire.
I conflitti relazionali sono dappertutto. E non è necessariamente un problema
Ore 8:10.
Hai trovato parcheggio. Hai messo la freccia. Stai facendo manovra.
Poi arriva un’auto dall’altra parte e si infila nel posto.
Riparti. Quello davanti a te considera la freccia un optional e svolta all’improvviso. Due minuti dopo, un altro ti suona perché non sei partito esattamente 0,3 secondi dopo il verde.
Non sei ancora arrivato al lavoro e hai già avuto più occasioni di conflitto che caffè!
Poi arrivano quel tono del collega, chi passa davanti al supermercato, il grande classico della posta — “Scusate, devo solo chiedere un’informazione” — e la chat di classe che passa da “buona serata a tutti” a 74 messaggi.
Insomma, dove ci sono persone ci sono bisogni, aspettative, opinioni e obiettivi diversi.
Il conflitto fa parte delle relazioni.
La differenza sta nel riuscire a capire che cosa sta succedendo prima di farsi trascinare automaticamente nello scontro.
I conflitti relazionali fanno parte della vita quotidiana: cambiano le situazioni e le persone, ma imparare a riconoscere cosa sta accadendo ci aiuta a non farci trascinare dallo scontro.
Dal parcheggio alla famiglia: esempi di conflitti relazionali nella vita quotidiana
Dal parcheggio alla famiglia: esempi di conflitti relazionali nella vita quotidiana
Un conflitto relazionale non deve necessariamente iniziare con una grande lite.
Può bastare una precedenza, una parola, un tono di voce, un messaggio letto nel momento sbagliato.
Perché non reagiamo soltanto a ciò che accade. Reagiamo anche al significato che gli attribuiamo.
“Avevo messo la freccia”: quando quattro metri di asfalto diventano una questione personale
Tu avevi messo la freccia. L’altro entra nel parcheggio.
Il fatto è questo.
Nella tua testa, però, può partire immediatamente il resto:
“Mi ha visto.”
“Lo ha fatto apposta.”
“Vuole fare il furbo.”
In pochi secondi non stai più reagendo a un parcheggio: stai reagendo a una persona che, secondo te, ti ha mancato di rispetto.
Magari è proprio così. Magari no.
Ed ecco un primo punto importante: ciò che è accaduto e l’intenzione che attribuisci all’altro non sono sempre la stessa cosa.
“Devo solo chiedere una cosa”: il conflitto nella fila alla posta
C’è una fila. Tutti aspettano.
Arriva qualcuno:
“Scusate, devo solo chiedere un’informazione.”
E improvvisamente l’informazione non interessa più a nessuno.
Il pensiero diventa:
“Perché tu dovresti passare davanti a me?”
Puoi lasciarlo fare e ribollire in silenzio. Puoi aggredirlo. Oppure puoi mettere un limite.
Sono risposte diverse perché è diverso ciò che vuoi ottenere.
Vuoi far rispettare il tuo turno o vuoi convincerlo che è un maleducato?
Sembrano la stessa cosa. Non lo sono.
Una frase, 72 messaggi: quando il conflitto entra nella chat di classe
Qualcuno scrive:
“Forse sarebbe meglio parlarne direttamente con l’insegnante.”
- Una persona legge un suggerimento.
- Un’altra una critica.
- Una terza pensa: “Ce l’ha con me.”
Parte una risposta. Qualcuno interviene in difesa. Un’altra persona tira fuori quello che era successo tre mesi prima.
Ore 18:04: un messaggio.
Ore 18:48: 72 messaggi non letti.
La frase iniziale non è cambiata. Sono cambiati i significati che ciascuno le ha attribuito.
Questo è un punto fondamentale nei conflitti relazionali: spesso non reagiamo soltanto a ciò che l’altro dice, ma a quello che pensiamo volesse dirci.
E non sempre le due cose coincidono.
Se queste situazioni ti sono familiari, nella pagina dedicata alle chat di classe WhatsApp approfondisco proprio le dinamiche che possono trasformare un semplice messaggio in conflitti e fraintendimenti.
A scuola il conflitto non riguarda solo gli studenti
Tra colleghi, con la dirigenza, tra insegnanti e famiglie: chi lavora nella scuola conosce bene queste dinamiche.
Un’insegnante segnala una difficoltà.
Il genitore può sentire: “Sta dicendo che mio figlio è un problema.”
Si difende. L’insegnante percepisce aggressività e diventa più rigida. Il genitore legge quella rigidità come una conferma: “Ce l’ha con mio figlio.”
A un certo punto non stanno più parlando soltanto del problema iniziale.
Stanno reagendo l’uno alla reazione dell’altro.
È così che un confronto nato per trovare una soluzione può trasformarsi in uno scontro.
Anche al lavoro il conflitto cambia continuamente faccia
Un collega non ti passa un’informazione. Un responsabile ti fa un’osservazione. Un cliente contesta il tuo operato. Un fornitore non rispetta un accordo.
Il rischio è passare rapidamente dal problema concreto a ciò che pensiamo significhi:
“Vuole mettermi in difficoltà.”
“Mi sta svalutando.”
“Mi sta accusando.”
Prima di rispondere diventa quindi importante capire che cosa sta succedendo realmente nella relazione.
Quando il problema nasce specificamente nel contesto professionale, entrano però in gioco anche ruoli, gerarchie e organizzazione: ne parlo nella pagina dedicata ai conflitti sul lavoro.
E poi torni a casa: conflitti con partner, figli e parenti
Con la persona incontrata alla posta puoi discutere cinque minuti e non vederla mai più.
Con le persone importanti è diverso.
Un semplice “Va bene” del partner può contenere, almeno nelle tue orecchie, una quantità sorprendente di significati.
Una frase di tua madre pesa diversamente dalla stessa frase detta da uno sconosciuto.
Perché nelle relazioni importanti non arriva mai soltanto la frase del momento.
Arriva insieme alla storia della relazione: aspettative, vecchie discussioni, ruoli, delusioni, cose dette e cose mai dette.
Ecco perché alcuni conflitti sembrano partire da una sciocchezza e diventano enormi.
La sciocchezza era soltanto l’interruttore.
Se senti che la difficoltà non riguarda un singolo litigio ma il modo in cui vivi le tue relazioni, puoi approfondire cosa accade nei problemi relazionali.
Sei al ristorante. Stai mangiando tranquillamente.
Un bambino corre tra i tavoli, urta il tuo e fa rovesciare acqua e vino sulla tovaglia e sui vostri vestiti.
Ti giri verso i genitori aspettandoti almeno un: “Scusate.”
Invece sorridono divertiti e non dicono nulla.
Per qualche secondo rimani sconcertato.
Non sai quasi cosa ti irriti di più: quello che è appena successo o il loro atteggiamento.
E adesso?
Fai finta di niente? Protesti? Chiedi ai genitori di intervenire? Oppure sei talmente arrabbiato che rischi di partire con: “Ma vostro figlio lo controllate oppure no?”
È proprio in quei pochi secondi che può nascere un conflitto relazionale.
Perché non c’è più soltanto un tavolo bagnato. Potresti aver già pensato:
“Sono dei maleducati.”
“Se ne fregano degli altri.”
“Mi stanno persino prendendo in giro.”
E quello che farai dopo dipenderà anche dal significato che hai attribuito al loro comportamento.
Io chiamo questo meccanismo Il Circuito del Conflitto:
succede qualcosa → gli attribuisci un significato → reagisci → l’altro interpreta la tua reazione → reagisce a sua volta.
A quel punto non stai più rispondendo soltanto all’episodio iniziale. State iniziando a reagire l’uno all’altro.
Ed è lì che un incidente può trasformarsi in uno scontro.
Il punto non è soltanto capire che cosa è successo, ma riconoscere il momento in cui quello che succede tra voi comincia a trascinarti.
Più impari a capire l’altro, più puoi proteggerti
Capire l’altro non significa leggergli nella mente. Significa imparare a osservare meglio come comunica, come reagisce e che cosa succede nella relazione.
È proprio da questa capacità di leggere meglio le dinamiche tra le persone che può cambiare il nostro modo di vivere la comunicazione e le relazioni interpersonali.
Guarda cosa fa, prima di decidere cosa pensa
“Mi vuole umiliare” è un’interpretazione.
“Quando provo a parlare mi interrompe e alza la voce” è un comportamento che puoi osservare.
Partire da ciò che accade realmente ti permette di capire meglio chi hai davanti e come sta conducendo la relazione.
È uno dei principi che approfondisco in Capire le persone per non subirle.
Guarda anche cosa succede a te
- Con alcune persone inizi subito a giustificarti.
- Con altre attacchi.
- Con altre ancora cedi, alzi la voce o smetti di parlare.
Capire la dinamica significa quindi osservare anche dove l’altro riesce a trascinarti.
Più riconosci quel punto, più puoi recuperare la possibilità di scegliere come muoverti.
Se invece il tuo problema è che temi lo scontro e finisci spesso per tacere o cedere, il tema è più specifico: paura del conflitto.
Gestire i conflitti relazionali significa sapere dove vuoi arrivare
Quando sei arrabbiato viene spontaneo pensare a cosa rispondere.
Ma prima c’è una domanda più utile:
“Che cosa voglio ottenere?”
Vuoi mettere un limite? Chiarire un equivoco? Farti rispettare? Ottenere qualcosa di concreto? Proteggere la relazione? Chiudere una conversazione che non porta più da nessuna parte?
Perché la risposta più efficace cambia in base all’obiettivo.
Alla posta, se vuoi mantenere il tuo posto nella fila, non devi necessariamente convincere l’altro di essere un maleducato.
Con tuo figlio, se vuoi capire cosa è successo, partire accusandolo difficilmente lo farà parlare.
Prima l’obiettivo. Poi scegli come comunicare.
Non esiste una frase magica: serve lo strumento giusto
Assertività, domande, riformulazione, capacità di mettere un limite, gestione del tono, scelta del momento: sono strumenti diversi.
Il punto non è imparare cento frasi da utilizzare con chiunque.
È diventare capace di capire quale strumento può esserti utile, con quella persona, in quella situazione e per raggiungere quell’obiettivo.
| Se riconosci questa situazione | La competenza da allenare |
| Non sai se hai capito correttamente l’altro | Verificare prima di interpretare |
| Qualcuno supera un tuo limite | Assertività |
| Continui a giustificarti | Risposte più ferme e sintetiche |
| Il confronto sta degenerando | Interrompere l’escalation |
| Vuoi ottenere qualcosa di concreto | Tenere il focus sull’obiettivo |
Se vuoi approfondire proprio questo aspetto, trovi una pagina dedicata alla comunicazione interpersonale nei conflitti.
Quando i conflitti relazionali si ripetono sempre nello stesso modo
Cambiano le parole, cambia il motivo apparente, ma sai già come finirà.
- Uno incalza e l’altro si chiude.
- Uno critica e l’altro si difende.
- Uno alza la voce e l’altro cede.
Quando riconosci sempre lo stesso copione, può essere utile smettere di guardare soltanto l’ultima discussione e osservare la dinamica che continua a ripetersi.
Possiamo partire proprio da uno degli episodi che vivi davvero: rivedere insieme cosa è successo, riconoscere il momento nel quale perdi lucidità o possibilità di scelta e capire che cosa ti trascina sempre nella stessa reazione.
Da lì potrai sperimentare risposte diverse e allenare gli strumenti comunicativi più adatti alla situazione, alla persona che hai davanti e al risultato che vuoi ottenere.
L’obiettivo è che, con il tempo, tu sappia riconoscere queste situazioni e gestirle senza avere bisogno di me.
Lo chiarisco fin dal primo colloquio conoscitivo, e spesso sorprende chi me lo sente dire:
il tuo obiettivo è liberarti di me il prima possibile.
C’è un conflitto che continua a ripetersi?
Non serve partire da tutta la tua vita.
Possiamo partire da una situazione concreta: cosa è successo, cosa ha fatto l’altra persona, come hai reagito tu e come è finita.
Da quell’episodio possiamo capire quale dinamica si sta creando e quali capacità può esserti utile allenare per affrontarla diversamente.
Il primo incontro conoscitivo è gratuito, dura circa 15–20 minuti e si svolge online.
È un primo momento per conoscerci. Potrai raccontarmi brevemente che cosa ti sta succedendo e che cosa vorresti riuscire a gestire diversamente.
Durante l’incontro avremo soprattutto l’opportunità di conoscerci: potrai capire come procedo, qual è il mio Metodo e in che modo potremmo affrontare la difficoltà che stai vivendo. È importante anche per capire se ti senti a tuo agio con me e se il mio modo di procedere è quello che stai cercando.
Parleremo anche degli aspetti pratici: ti spiegherò i costi e faremo una prima previsione dei tempi del percorso, sulla base delle informazioni che mi avrai dato.
Al termine avrai così gli elementi necessari per decidere se e come proseguire.
Puoi scrivermi su WhatsApp al 328 1971882.
Messaggio:
Ciao Patrizia, ho letto il tuo articolo sui conflitti relazionali. Mi capita di ritrovarmi in situazioni di conflitto che faccio fatica a gestire. Vorrei capire se puoi aiutarmi a gestirle diversamente.
Puoi anche scrivermi a info@patriziamarzola.it oppure utilizzare il modulo di contatto.
Domande frequenti sui conflitti relazionali
Che cosa sono i conflitti relazionali?
I conflitti relazionali nascono quando bisogni, obiettivi, aspettative, interpretazioni o modi di comunicare diversi producono tensione tra due o più persone. Possono comparire nella coppia, in famiglia, nelle amicizie, a scuola, sul lavoro e nelle normali situazioni della vita quotidiana.
Quali sono alcuni esempi di conflitti relazionali?
Una discussione con il partner, uno scontro tra genitore e figlio, una tensione tra colleghi o tra insegnante e famiglia, una discussione nella chat di classe o persino un contrasto tra sconosciuti per una fila o un parcheggio sono esempi di conflitti relazionali.
Perché alcuni conflitti si ripetono sempre nello stesso modo?
Perché può consolidarsi una dinamica ricorrente: interpreti il comportamento dell’altro, reagisci e l’altra persona reagisce a sua volta alla tua risposta. Anche quando cambia il motivo della discussione, il meccanismo può rimanere lo stesso.
Come evitare che un contrasto diventi un litigio?
Non esiste una risposta valida per ogni situazione. Diventa però importante riconoscere quando il confronto sta cambiando direzione: non si sta più discutendo soltanto del problema iniziale, ma si sta reagendo alle parole, al tono e alle reazioni reciproche.
È spesso in questo passaggio che il contrasto si trasforma in scontro.
Si può imparare a gestire meglio i conflitti?
Sì. Comprendere le dinamiche relazionali e allenare assertività, gestione delle reazioni e tecniche di comunicazione permette di affrontare progressivamente i conflitti con maggiore consapevolezza e autonomia.
C’è un conflitto che vorresti riuscire a gestire diversamente?
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Scegliere uno psicologo è una decisione importante. È giusto conoscere la persona alla quale stai pensando di affidarti e il suo modo di lavorare.
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Dott.ssa Patrizia Marzola, Psicologa e Neuropsicologa del Benessere®, iscritta all’Albo degli Psicologi dell’Emilia-Romagna n. 3524. Ricevo nel mio studio a Fidenza e tramite consulenze online.





