Vorresti dire al tuo partner che una cosa ti ha dato fastidio, ma pensi: “Proprio adesso che stiamo bene devo aprire una discussione?”
In famiglia non sei d’accordo con una decisione. Stai per dirlo, poi ti fermi: “Lascia perdere, altrimenti finisce che discutiamo tutti.”
Al lavoro avresti qualcosa da aggiungere durante una riunione, ma immagini già il collega che si irrigidisce e il clima che cambia. Così rimani in silenzio.
La paura del conflitto può funzionare proprio così. A volte non è la discussione in sé a bloccarti, ma quello che temi possa succedere dopo.
Per questo taci, cedi o rimandi: cerchi di evitare non soltanto il confronto, ma anche le conseguenze che immagini potrebbero seguirlo.
Capire che cosa temi davvero è il primo passo per non lasciare che sia la paura a scegliere al posto tuo.
Chiamo Conflitto Anticipato quel meccanismo che si attiva quando, prima ancora di parlare, inizi a immaginare come reagirà l’altra persona e che cosa potrebbe succedere dopo.
Non stai reagendo soltanto a ciò che sta accadendo, ma anche a ciò che temi possa accadere.
Qualcosa non ti sta bene e vorresti dirlo. Poi arriva il pensiero: “E se si arrabbia? E se poi cambia qualcosa tra noi?” La tensione aumenta e, per evitarla, taci, cedi o rimandi.
QUALCOSA NON MI STA BENE
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VORREI DIRLO
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“E SE POI…?”
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ANTICIPO LA REAZIONE DELL’ALTRO
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SALE LA TENSIONE
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TACCIO, CEDO O RIMANDO
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PROVO SOLLIEVO
↓
IL PROBLEMA PUÒ RIMANERE
È come vedere nella tua mente il finale di un film che non è ancora iniziato e comportarti come se sapessi già come andrà.
A volte inizi a vivere il conflitto prima ancora che il conflitto esista.
Perché hai paura del conflitto? Non tutti temiamo la stessa cosa
Dire “non mi piace litigare” non spiega ancora che cosa ti spaventa davvero.
Pensa a tre situazioni molto comuni: far presente a un collega che qualcosa non ti sta bene, contraddire un familiare oppure dire a un amico che questa volta non sei d’accordo con lui.
Il gesto è simile: esprimere una posizione diversa. Ma ciò che temi possa succedere dopo può cambiare completamente.
La domanda allora diventa:
“Che cosa temo che succeda se dico quello che penso?”
Al lavoro puoi temere le conseguenze sul rapporto
Un collega continua a lasciarti alcune incombenze che dovrebbe gestire lui. Vorresti farglielo presente, ma pensi:
“Poi dobbiamo lavorare insieme tutti i giorni. E se da domani cambia il clima tra noi?”
Così fai ancora una volta quella cosa che non spetterebbe a te.
Non hai necessariamente paura del collega. Puoi avere paura delle conseguenze che quel confronto potrebbe avere sulla quotidianità lavorativa.
In famiglia puoi temere di rovinare un equilibrio
A pranzo viene presa una decisione che riguarda anche te. Non sei d’accordo, ma tutti sembrano contenti.
Stai per dirlo e ti fermi:
“Adesso creo solo una discussione. Per una volta posso lasciar perdere.”
Il problema è che magari non è “una volta”. È ciò che fai spesso per mantenere tranquillo il clima familiare.
In questo caso puoi non temere il litigio in sé: puoi temere di essere tu a rompere un equilibrio che senti di dover proteggere.
Con gli amici puoi temere che dire ciò che pensi cambi qualcosa tra voi
Un amico fa una battuta su di te davanti agli altri. Ridi anche tu, ma in realtà ti ha dato fastidio.
Vorresti dirglielo quando siete soli. Poi pensi:
“Magari sto esagerando. Se glielo dico, poi diventa tutto pesante.”
E lasci perdere.
Qui la paura può essere molto concreta: che portare una difficoltà dentro un rapporto che fino a quel momento è stato leggero possa cambiare il modo in cui state insieme.
Tre situazioni diverse, tre paure diverse.
Per questo, prima di chiederti come affrontare un conflitto, può essere più utile capire che cosa stai cercando di evitare o proteggere quando scegli di non affrontarlo.
Evitare i conflitti ti fa stare meglio subito, ma il problema può rimanere
Evitare un conflitto ha un vantaggio reale: nell’immediato abbassa la tensione.
Non dici quella cosa. La discussione non parte. “Meno male, è passata.”
Ed è proprio questo sollievo a rendere così facile evitare di nuovo la volta successiva.
“Glielo dico”: quando continui a rimandare il confronto
Da qualche giorno c’è qualcosa che vorresti dire.
Al tuo partner pensi: “Stasera gliene parlo.” Poi lo vedi stanco e rimandi: “Non è il momento.”
Al lavoro decidi che finalmente farai presente al collega che non puoi continuare a occuparti anche delle sue incombenze. Poi lo incontri, la giornata è tranquilla e pensi: “Ne parlerò la prossima volta.”
In famiglia vorresti dire che quella decisione presa da tutti non va bene anche per te. Ma ormai l’atmosfera è serena e ti dici: “Non vale la pena creare una discussione.”
Ogni volta trovi un motivo ragionevole per rimandare. E nell’immediato funziona: il momento difficile passa.
Ma ciò che volevi dire rimane lì.
Puoi continuare a pensarci, diventare più irritato oppure iniziare a comportarti diversamente con l’altra persona, anche se lei non sa nemmeno perché.
È questo il paradosso: rimandi il confronto per evitare che cambi qualcosa nel rapporto, ma ciò che continui a non dire può iniziare a cambiarlo comunque.
Evitare il conflitto può costarti più di quanto immagini
Questi episodi, presi uno alla volta, possono sembrare poco importanti. Ma, se succede spesso, non stai soltanto evitando dei conflitti: puoi iniziare a rinunciare a dire ciò che pensi, a chiedere ciò di cui hai bisogno o a segnalare ciò che per te non va.
Sul lavoro questo può pesare particolarmente. Se per evitare tensioni non esprimi un disaccordo, accetti continuamente nuovi incarichi, non segnali un problema o non difendi una tua idea, gli altri possono semplicemente non sapere che la pensi diversamente.
Lo stesso meccanismo può comparire in famiglia, nelle amicizie e in molti altri rapporti. La paura del conflitto, infatti, riguarda il modo in cui riesci a prendere posizione e a comunicare con gli altri quando emerge una differenza. È uno degli aspetti che approfondisco nell’area dedicata a comunicazione e relazioni interpersonali.
Il punto, quindi, non è imparare a discutere di più. È diventare capace di scegliere quando vale la pena lasciar correre e quando, invece, il prezzo del silenzio sta diventando troppo alto.
Se invece il problema è che i conflitti sono già frequenti e continuano a ripetersi nei tuoi rapporti, puoi approfondire i conflitti relazionali e capire meglio che cosa continua a riaccenderli.
Paura del conflitto, paura del confronto, paura del giudizio o difficoltà assertiva?
Queste difficoltà possono intrecciarsi, ma non sono la stessa cosa.
| Difficoltà | Domanda che può esserci dietro | Punto centrale |
| Paura del conflitto | “Che cosa succederà se nasce una discussione?” | Le conseguenze che anticipi |
| Paura del confronto | “Riuscirò a sostenere la mia posizione davanti all’altro?” | Esporsi e reggere il confronto |
| Paura del giudizio | “Che cosa penserà di me?” | La valutazione dell’altro |
| Difficoltà assertiva | “Come posso dirlo senza cedere o attaccare?” | Esprimere con chiarezza ciò che pensi e ciò di cui hai bisogno |
Se senti che il problema nasce soprattutto quando devi esporti e sostenere la tua posizione, puoi approfondire la paura del confronto.
Se invece ciò che ti blocca è soprattutto il pensiero di come verrai visto, trovi un approfondimento specifico sulla paura del giudizio.
Quando sai cosa vuoi dire ma non riesci a comunicarlo con fermezza senza diventare passivo o aggressivo, il tema diventa invece la comunicazione assertiva.
Capire dove nasce il tuo blocco aiuta a individuare anche dove intervenire.
Come superare la paura del conflitto senza costringerti ad amare le discussioni
Superare la paura del conflitto non significa diventare una persona che cerca lo scontro.
Il primo cambiamento è molto più concreto: riconoscere ciò che succede dentro di te prima di tirarti indietro.
Quando pensi “lascia stare, non voglio litigare”, la domanda può diventare:
“Che cosa temo che succeda se ne parlo?”
Questa domanda permette di distinguere il fatto reale dal finale che stai già immaginando.
Da qui si può iniziare gradualmente a sperimentare qualcosa di diverso, partendo da situazioni che puoi sostenere e imparando a rimanere nel confronto anche quando senti un po’ di disagio.
Non esiste però una frase universale che funzioni per tutti: prima bisogna capire che cosa rende difficile proprio il tuo confronto.
Quando la paura del conflitto sta limitando le tue scelte
Può essere utile fermarti su questa difficoltà quando ti accorgi che continui a rimandare conversazioni importanti, accetti situazioni che non vorresti oppure rinunci a esprimere ciò che pensi per evitare possibili tensioni.
Possiamo partire proprio da episodi reali.
Rivedremo insieme cosa è successo, cosa avresti voluto dire e soprattutto in quale momento hai iniziato a immaginare che affrontare quella situazione sarebbe stato troppo rischioso.
Ti aiuterò a riconoscere prima quel passaggio. Poi potrai sperimentare possibilità diverse e allenarle nelle situazioni quotidiane, in modo graduale e adatto a te.
L’obiettivo è che, con il tempo, tu sappia riconoscere queste situazioni e gestirle senza avere bisogno di me.
Lo chiarisco fin dal primo colloquio conoscitivo, e spesso sorprende chi me lo sente dire:
il tuo obiettivo è liberarti di me il prima possibile.
Alcune domande sulla paura del conflitto
Evitare un conflitto è sempre sbagliato?
No. A volte lasciar perdere è la scelta migliore.
La differenza è capire se stai scegliendo di non affrontare quella discussione oppure senti di non riuscire ad affrontarla.
Nel primo caso decidi tu. Nel secondo, sta decidendo la paura.
Perché al lavoro faccio più fatica a dire che non sono d’accordo?
Perché le conseguenze possono sembrarti molto concrete: dovrai continuare a vedere quel collega, rispondere a quel responsabile o lavorare all’interno dello stesso gruppo.
Per questo potresti preferire tacere anche quando avresti qualcosa di importante da dire.
Perché con alcune persone riesco a discutere e con altre no?
Perché non temi necessariamente il conflitto allo stesso modo con tutti.
Puoi parlare liberamente con un amico e bloccarti davanti a un collega, un genitore o una persona che per te ha molta autorità.
Questo è un indizio importante: la paura può dipendere anche da ciò che quella specifica relazione rappresenta per te.
Si può imparare ad affrontare un conflitto senza diventare aggressivi?
Sì. Affrontare un conflitto non significa alzare la voce o imporsi.
Significa riuscire a rimanere nel confronto abbastanza da poter esprimere la tua posizione, anche quando l’altra persona la pensa diversamente.
E se la paura del conflitto ti stesse facendo rinunciare a ciò che è importante per te?
Forse non stai rinunciando soltanto a una discussione.
Potresti rinunciare a dire che qualcosa non ti sta bene, a chiedere ciò di cui hai bisogno, a difendere un’idea sul lavoro o a prendere una decisione diversa da quella che gli altri si aspettano da te.
Se ti accorgi che succede spesso, possiamo partire proprio da queste situazioni concrete per capire dove la paura del conflitto sta iniziando a scegliere al posto tuo.
Primo incontro conoscitivo gratuito
Il primo incontro conoscitivo è gratuito, dura circa 15–20 minuti e si svolge online.
È un primo momento per conoscerci. Potrai raccontarmi brevemente che cosa ti sta succedendo e che cosa vorresti riuscire a gestire diversamente.
Durante l’incontro avremo soprattutto l’opportunità di conoscerci: potrai capire come procedo, qual è il mio Metodo e in che modo potremmo affrontare la difficoltà che stai vivendo. È importante anche per capire se ti senti a tuo agio con me e se il mio modo di procedere è quello che stai cercando.
Parleremo anche degli aspetti pratici: ti spiegherò i costi e faremo una prima previsione dei tempi del percorso, sulla base delle informazioni che mi avrai dato.
Al termine avrai così gli elementi necessari per decidere se e come proseguire.
Puoi scrivermi su WhatsApp al 328 1971882.
Messaggio:
Ciao Patrizia, ho letto il tuo articolo sulla paura del conflitto e mi succede di evitare o rimandare conversazioni per paura che nasca una discussione. Vorrei capire se puoi aiutarmi a gestire diversamente questa situazione.
Puoi anche scrivermi a info@patriziamarzola.it oppure utilizzare il modulo di contatto.
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Dott.ssa Patrizia Marzola, Psicologa e Neuropsicologa del Benessere®, iscritta all’Albo degli Psicologi dell’Emilia-Romagna n. 3524. Ricevo nel mio studio a Fidenza e tramite consulenze online.




