Nella comunicazione e nel conflitto, a volte basta una frase innocua per scatenare una guerra che nessuno aveva programmato a volte basta una frase innocua per scatenare una guerra che nessuno aveva programmato.
Un messaggio interpretato male, un tono che non piace, una risposta partita troppo in fretta e, dieci minuti dopo, non ricordi nemmeno più da dove era cominciata la discussione.
Il punto interessante della comunicazione e del conflitto è proprio questo: spesso non reagiamo soltanto a ciò che l’altro dice, ma anche a quello che pensiamo volesse dire.
E lì può cominciare una catena sorprendentemente veloce.
Apri Facebook.
Una signora pubblica la fotografia della sua prima crostata:
“Non è perfetta, ma sono soddisfatta!”
Commento:
“Brava! Io avrei messo meno marmellata.”
Risposta:
“A noi piace così.”
Potrebbe finire qui.
Ma siamo su Facebook.
“Era solo un consiglio. Se non accetti le critiche, non pubblicare.”
“Veramente non ti ho chiesto consigli.”
Interviene un terzo:
“Mamma mia che acidità, ti ha solo parlato della marmellata.”
Un quarto:
“Il problema di questa società è che nessuno accetta più opinioni diverse.”
Sette minuti.
Eravamo partiti da una crostata. Adesso stiamo discutendo del declino della civiltà occidentale.
Questo è il punto: nella comunicazione e nel conflitto non conta soltanto ciò che viene detto. Conta anche il significato che attribuiamo alle parole dell’altro.
Ed è proprio nelle relazioni interpersonali che questo meccanismo diventa particolarmente interessante: una frase arriva, viene interpretata e la nostra risposta diventa a sua volta qualcosa che l’altro dovrà interpretare.
“Hai finito?”
Tu volevi sapere se aveva finito.
L’altro sente:
“Non ti fidi mai di me.”
E risponde:
“Smettila di starmi addosso.”
Adesso sei tu a sentirti attaccato.
“Ti ho fatto una domanda! Con te non si può mai parlare.”
Eccolo.
Il conflitto è partito.
Non perché qualcuno avesse deciso di litigare, ma perché entrambi hanno cominciato a rispondere anche a quello che pensavano ci fosse dietro le parole dell’altro.
Comunicazione e conflitto: ecco come parte la Catena del Conflitto
Il meccanismo può essere velocissimo:
tu dici qualcosa → io lo interpreto → reagisco → tu interpreti la mia reazione → reagisci → io reagisco alla tua.
Possiamo chiamarla Catena del Conflitto.
“Hai comprato il pane?”
“Ho lavorato tutto il giorno, potevi comprarlo tu.”
“Ti ho solo chiesto se hai comprato il pane!”
“Certo, adesso sono io quello che non fa mai niente.”
“Non ho detto questo.”
“Ma lo pensi.”
Cinque minuti dopo sono comparsi tua madre, suo padre e quella famosa domenica del 2001.
Il pane?
Dimenticato.
L’incomprensione iniziale ha ormai lasciato posto alle reazioni successive.
Se ti capita di sentirti trascinato dentro discussioni che non riesci più a fermare, puoi approfondire cosa succede nei conflitti relazionali.
Sui social la comunicazione e il conflitto danno il meglio di sé
I social sono probabilmente il più grande laboratorio gratuito di conflitti umani mai realizzato.
Scrivi:
“A me questo film non è piaciuto.”
Risposta:
“Forse perché non l’hai capito.”
“L’ho capito. Non mi è piaciuto.”
“Classica risposta di chi non sa argomentare.”
Tre commenti dopo non state più parlando del film.
State discutendo delle vostre capacità intellettuali.
Hai un’opinione? Ottimo. Adesso ti serve anche un avversario
A volte basta dire:
“Preferisco il mare.”
e qualcuno sembra sentire:
“Chi va in montagna conduce un’esistenza inutile.”
No.
Hai detto che ti piace il mare.
Ma quando una differenza viene percepita come un attacco, smettiamo facilmente di ascoltare per capire.
Ascoltiamo per rispondere.
E se entrambi fanno la stessa cosa, il conflitto ha trovato carburante.
WhatsApp: dove anche un punto può diventare una dichiarazione di guerra
Ricevi:
“Va bene.”
Con il punto.
Lo guardi.
Lo rileggi.
Perché il punto?
È arrabbiato.
Anzi no. È furioso.
Quel “va bene” significa chiaramente che non va bene assolutamente niente.
Rispondi:
“Se devi fare così, lascia perdere.”
L’altro:
“Fare cosa?”
Tu:
“Lo sai benissimo.”
Lui:
“No.”
Tu:
“Appunto.”
Due persone. Sei parole. Un conflitto completo.
E magari quel povero punto era soltanto un punto.
Con chi conosci bene abbiamo anche l’archivio storico
Con un partner, un familiare o un amico abbiamo anni di precedenti a disposizione.
“Lo conosco. So perché lo dice.”
“Lei fa sempre così.”
“Quando usa quel tono significa…”
A volte abbiamo ragione.
Altre volte il passato diventa un traduttore automatico: ascoltiamo la frase di oggi e le attribuiamo immediatamente il significato di ieri.
Comunicazione e conflitto sul lavoro: quando dieci minuti durano quindici anni
Pensa a due colleghi.
Non collaborano.
Si evitano, comunicano il minimo indispensabile e, appena devono fare qualcosa insieme, sembra che qualcuno abbia acceso la miccia.
Perché?
Quindici anni prima è successo qualcosa fuori dal lavoro.
Una frase interpretata male. Una risposta arrivata peggio. Nessun vero chiarimento.
Da allora:
“Vedi? Lo fa apposta.”
“Ecco, è sempre il solito.”
“Con lui non si può collaborare.”
Il paradosso è perfetto:
l’incomprensione può essere durata dieci minuti. Il conflitto quindici anni.
E adesso il problema non riguarda più soltanto loro: può coinvolgere colleghi, responsabili, organizzazione e clienti.
Quando una dinamica di questo tipo entra nell’organizzazione, diventa importante capire anche come affrontare i conflitti sul lavoro senza lasciare che una vecchia storia continui a condizionare il presente.
Prima di rispondere, sei sicuro di aver capito a cosa stai rispondendo?
“Stasera esci ancora?”
Una persona sente una domanda.
Un’altra sente:
“Non sei mai a casa.”
Un’altra ancora:
“Preferisci sempre gli altri a me.”
La frase è la stessa.
Il significato no.
Il passaggio più insidioso arriva quando non pensiamo:
“Forse sto interpretando.”
Pensiamo:
“Ho capito benissimo cosa voleva dire.”
Quando un’interpretazione diventa una certezza
Da quel momento non rispondi più soltanto alla frase.
Rispondi anche all’intenzione che hai attribuito all’altro.
E magari l’altro fa esattamente la stessa cosa con la tua risposta.
Così due persone possono finire a combattere contro due intenzioni che nessuno ha mai verificato.
Non significa mettere continuamente in dubbio quello che senti.
Significa ricordare una differenza semplice ma importante:
“Questo è ciò che ha detto. Questo è ciò che io ho capito.”
Non sempre sono la stessa cosa.
Ma tu sei davvero bravo a capire le persone?
Probabilmente pensi di sì.
Del resto, con alcune persone ti basta uno sguardo:
“Lo conosco. So già dove vuole andare a parare.”
Ma c’è una bella differenza tra avere un’impressione su qualcuno e saper leggere ciò che sta facendo.
Se una persona ti interrompe continuamente, cambia tono quando tocchi un certo argomento, evita una domanda, insiste sempre sullo stesso punto o modifica improvvisamente il proprio atteggiamento, sta facendo qualcosa di osservabile.
Ed è da lì che possiamo partire.
Non dalla sfera di cristallo.
Dal comportamento.
Perché capire le persone per non subirle non significa indovinare cosa hanno nella testa. Significa diventare più capaci di osservare comportamenti, reazioni e dinamiche comunicative e interpretarli senza fermarsi alla prima impressione.
Capire le persone non è magia: è imparare a osservare
Se incroci le braccia non significa automaticamente che mi odi.
Se guardi altrove non significa automaticamente che stai mentendo.
E se rispondi “fai come vuoi” non posso chiamare immediatamente la scientifica.
Un singolo gesto non è una prova.
È il comportamento inserito nel contesto che può darci informazioni interessanti.
Ed è qui che la comunicazione diventa una competenza che possiamo allenare.
Posso insegnarti a osservare come una persona comunica, come reagisce, che cosa cambia nel suo comportamento, quali segnali si ripetono e che cosa accade nella relazione quando tu modifichi il tuo modo di comunicare.
Da questi elementi possiamo costruire ipotesi più fondate su ciò che sta succedendo e sulle possibili intenzioni dell’altro.
Non leggiamo la mente.
Impariamo a raccogliere meglio gli indizi.
E poi impariamo a scegliere come comunicare
Capire meglio chi hai davanti serve soprattutto a non rispondere sempre in automatico.
È qui che posso insegnarti tecniche e strategie della comunicazione efficace, aiutandoti a capire quali utilizzare con quella persona e in quella situazione.
Perché una risposta che funziona con chi cerca continuamente lo scontro può essere completamente inutile con chi si chiude appena si sente criticato.
E una strategia utile con una persona che vuole imporsi può non essere quella giusta con qualcuno che sta semplicemente cercando di difendersi.
Prima impari a osservare. Poi a interpretare. Infine scegli come comunicare.
È questo l’allenamento.
Nella comunicazione e nel conflitto non esiste la frase magica
Questa è forse la parte meno comoda.
Sarebbe bellissimo avere tre frasi universali:
Frase 1 per marito.
Frase 2 per collega.
Frase 3 per suocero.
Fine dei conflitti umani.
Purtroppo, non funziona così.
La stessa risposta può funzionare con un amico e incendiare una persona che si sente facilmente attaccata.
Una comunicazione efficace dipende anche da chi hai davanti, dal momento e da ciò che sta succedendo tra voi.
Possiamo partire proprio dalle conversazioni che ti fanno perdere la bussola
Puoi portarmi un episodio concreto.
“Mi ha detto questo.”
“Io ho risposto così.”
“E da lì è successo il finimondo.”
Possiamo rivedere insieme dove la conversazione ha cambiato direzione e allenare modi diversi di leggere la situazione e rispondere.
Non per diventare diplomatico delle Nazioni Unite.
Per diventare più sicuro quando una conversazione comincia ad andare esattamente dove non volevi.
Se invece ti accorgi che la difficoltà principale è dire ciò che pensi, mettere limiti o farti rispettare senza attaccare, trovi un approfondimento specifico sulla comunicazione assertiva.
Il tuo obiettivo è liberarti di me il prima possibile
L’obiettivo è che, con il tempo, tu sappia riconoscere queste situazioni e gestirle senza avere bisogno di me.
Lo chiarisco fin dal primo colloquio conoscitivo, e spesso sorprende chi me lo sente dire:
il tuo obiettivo è liberarti di me il prima possibile.
Ciò che comprenderemo e alleneremo deve diventare progressivamente una tua capacità.
Non voglio essere la persona alla quale devi chiedere ogni volta:
“Patrizia, adesso cosa gli rispondo?”
Voglio che diventi tu sempre più capace di capire chi hai davanti, cosa sta succedendo e come vuoi muoverti.
Comunicazione e conflitto: le domande che arrivano quando ormai stai litigando
Perché una frase innocua può trasformarsi in un conflitto?
Perché non reagiamo soltanto alle parole: reagiamo anche al significato che attribuiamo loro. E la nostra risposta diventa subito un nuovo messaggio che l’altra persona interpreterà.
È così che può partire la Catena del Conflitto.
Perché una conversazione tranquilla finisce sempre nello stesso modo?
A volte perché conosciamo talmente bene l’altra persona da pensare di sapere già cosa intende.
“Lo conosco.”
“So perché l’ha detto.”
“So già dove vuole arrivare.”
E così può capitare di rispondere non alla frase che abbiamo appena sentito, ma a tutto quello che quella frase significa per noi.
Esiste una frase giusta per evitare un conflitto?
Magari.
Sarebbe comodissimo.
“Pronuncia questa frase tre volte e il cognato smetterà immediatamente di provocarti.”
Purtroppo, con le persone non possiamo inserire il pilota automatico.
La risposta più utile dipende anche da chi hai davanti, dalla situazione e da ciò che sta succedendo tra voi.
Quando comunicazione e conflitto diventano sempre lo stesso copione
Se inizi una conversazione pensando:
“Questa volta glielo spiego con calma.”
e dieci minuti dopo ti ritrovi a pensare:
“Ma come siamo arrivati fin qui?”
possiamo partire proprio da una di queste situazioni.
Ti aiuterò a riconoscere meglio le persone e le dinamiche che ti mettono in difficoltà, sperimentare possibilità diverse e diventare progressivamente più sicuro nel gestirle.
Non puoi controllare quello che diranno gli altri.
Puoi però diventare molto più capace di decidere che cosa fare tu con quello che ti dicono.
Prenota il tuo incontro conoscitivo gratuito
Il primo incontro conoscitivo è gratuito, dura circa 15–20 minuti e si svolge online.
È un primo momento per conoscerci. Potrai raccontarmi brevemente che cosa ti sta succedendo e che cosa vorresti riuscire a gestire diversamente.
Durante l’incontro avremo soprattutto l’opportunità di conoscerci: potrai capire come procedo, qual è il mio Metodo e in che modo potremmo affrontare la difficoltà che stai vivendo. È importante anche per capire se ti senti a tuo agio con me e se il mio modo di procedere è quello che stai cercando.
Parleremo anche degli aspetti pratici: ti spiegherò i costi e faremo una prima previsione dei tempi del percorso, sulla base delle informazioni che mi avrai dato.
Al termine avrai così gli elementi necessari per decidere se e come proseguire.
Puoi scrivermi su WhatsApp al 328 1971882.
Messaggio:
“Ciao Patrizia, ho letto il tuo articolo su comunicazione e conflitto. Mi capita di iniziare una conversazione con le migliori intenzioni e di ritrovarmi poi dentro uno scontro. Vorrei capire se puoi aiutarmi a gestire diversamente queste situazioni.”
Puoi anche scrivermi a info@patriziamarzola.it oppure utilizzare il modulo di contatto.
C’è una conversazione che finisce sempre in guerra anche quando parti in pace?
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Scegliere uno psicologo è una decisione importante. È giusto conoscere la persona alla quale stai pensando di affidarti e il suo modo di lavorare.
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Dott.ssa Patrizia Marzola, Psicologa e Neuropsicologa del Benessere®, iscritta all’Albo degli Psicologi dell’Emilia-Romagna n. 3524. Ricevo nel mio studio a Fidenza e tramite consulenze online.





