Capire le persone per non subirle non significa diventare improvvisamente capaci di leggere nella mente degli altri. Magari. Ci risparmieremmo parecchie discussioni.
Significa imparare a osservare meglio comportamenti, reazioni e cambiamenti per raccogliere informazioni utili prima di decidere che cosa sta succedendo e, soprattutto, come comportarti.
Pensa a una situazione molto comune.
Scrivi a una persona: “Ti va se ne parliamo?”
Visualizzato.
Nessuna risposta.
Passano dieci minuti e il tuo cervello, che evidentemente non aveva altri impegni, ha già prodotto un’intera serie televisiva:
È arrabbiato. Ho detto qualcosa di sbagliato. Mi sta ignorando apposta. Avrei dovuto scrivergli diversamente.
Poi arriva il messaggio:
“Scusa, ero al supermercato. Dimmi.”
Ecco il punto: avevi un’informazione — non aveva risposto — ma nel frattempo avevi costruito una storia.
Imparare a distinguere le due cose cambia molto il modo in cui viviamo la comunicazione e le relazioni interpersonali.
I comportamenti ci danno informazioni. Ma raramente un singolo comportamento ci racconta tutta la storia.
Un collega entra in ufficio e non ti saluta.
“Ce l’ha con me.”
Possibile.
Oppure non ti ha visto, ha dormito tre ore, sta pensando alla telefonata appena ricevuta o, semplicemente, quella mattina non ha ancora voglia di avere rapporti con il genere umano.
La faccenda diventa più interessante se quel collega saluta tutti tranne te, smette di parlare quando arrivi e cambia completamente atteggiamento quando entra il responsabile.
Adesso non hai una prova delle sue intenzioni.
Hai però più informazioni.
Ed è questa una delle capacità che possiamo allenare: imparare a osservare senza precipitarsi immediatamente verso una conclusione.
Non leggiamo la mente. Impariamo a raccogliere meglio gli indizi.
Anche tono della voce, espressioni e cambiamenti nel comportamento possono fornirci informazioni. Nella pagina dedicata alla comunicazione non verbale approfondisco questo aspetto.
Il problema nasce quando trasformi un’ipotesi in una certezza
Tutti interpretiamo quello che fanno gli altri. È inevitabile.
Il problema arriva quando, senza accorgercene, facciamo un salto piuttosto acrobatico:
vedo qualcosa → decido cosa significa → reagisco alla mia conclusione.
A volte la storia nella nostra testa corre più veloce dei fatti
Un collega ti interrompe tre volte durante una riunione.
Il fatto è: ti ha interrotto tre volte.
Poi può partire il resto:
Non mi rispetta.
Vuole farmi fare brutta figura.
Mi considera incapace.
E magari, cinque minuti dopo, sei già arrabbiato, ti sei chiuso oppure stai cercando disperatamente di dimostrare quanto vali.
Attenzione: potresti persino avere ragione.
Il punto è che stai reagendo a un’ipotesi come se fosse già stata dimostrata.
Quando questo meccanismo si ripete in molti rapporti, può diventare una delle tante forme attraverso cui si manifestano le difficoltà relazionali.
Immagina una situazione completamente diversa.
Sei a cena con alcuni amici. Una persona ti risponde in modo un po’ secco.
Pensi: “Ecco, le sto antipatico.”
Da quel momento diventi freddo anche tu.
Lei prova a coinvolgerti:
— Tutto bene?
— Sì, perché?
— Niente, ti vedo strano.
— Io? Assolutamente no.
A questo punto l’atmosfera è diventata talmente rilassata che manca soltanto qualcuno che chieda il conto.
Lei si irrigidisce. Tu la guardi e pensi:
“Visto? Lo sapevo che aveva qualcosa contro di me.”
E invece?
Forse sì. Forse no.
Ma una cosa la sappiamo: nel frattempo anche la tua reazione è entrata nella scena e l’ha modificata.
Per capire davvero che cosa accade tra due persone dobbiamo imparare a osservare non soltanto l’altro, ma anche la dinamica che si crea tra noi.
Cosa vale davvero la pena osservare per capire una persona
Qui potremmo cadere nella tentazione di trasformarci tutti in piccoli investigatori: tono della voce, sopracciglio destro, posizione delle mani, tempo di risposta ai messaggi.
Non serve.
Quello che insegno è un modo molto più concreto di osservare come una persona comunica e reagisce nella relazione.
C’è però un elemento particolarmente importante: la frequenza.
Una persona ti risponde male una volta? È successo qualcosa.
Ti risponde nello stesso modo ogni volta che non sei d’accordo con lei? Adesso abbiamo qualcosa di più interessante da osservare.
Un episodio può essere casuale.
Quando invece un comportamento ritorna, compare in determinate situazioni o cambia in presenza di certe persone, inizia a darci informazioni sulla dinamica.
Ed è proprio qui che, nelle situazioni reali che mi porti, posso aiutarti a vedere particolari che da dentro la relazione sono molto più difficili da riconoscere.
Non perché io abbia una sfera di cristallo.
Perché osservare è una competenza. E come tutte le competenze, si può allenare.
Il Metodo OSSERVO: capire prima di reagire
Nel mio modo di lavorare sintetizzo questo principio nel Metodo OSSERVO:
OSSERVO → IPOTIZZO → SCELGO → VERIFICO → OSSERVO DI NUOVO
Non è un metodo per scoprire “che cosa pensa davvero” qualcuno.
Serve a evitare un errore molto più comune: decidere troppo presto di averlo già capito.
Osservo ciò che accade.
Costruisco un’ipotesi, non una sentenza.
Scelgo come comunicare tenendo conto della persona, della situazione e soprattutto del mio obiettivo.
Poi succede una cosa fondamentale: guardo come reagisce l’altro.
Perché anche quella reazione mi dà nuove informazioni.
Ed è proprio questo passaggio che possiamo allenare insieme partendo dalle tue situazioni reali: non una collezione di frasi preconfezionate, ma la capacità di capire meglio quando, come e con chi utilizzare una determinata modalità di comunicazione.
Naturalmente, sulla carta siamo tutti bravissimi. Il difficile arriva quando quella persona è davanti a te e ti fa arrabbiare, ti mette in soggezione, ti provoca oppure senti salire l’ansia e improvvisamente tutte le belle risposte che avevi pensato sembrano essersi date appuntamento altrove.
Per questo imparare ad applicare il Metodo OSSERVO significa allenare due competenze insieme: le tecniche e le strategie della comunicazione efficace, ma anche la capacità di gestire le emozioni che possono impedirti di usarle proprio quando ne avresti più bisogno.
La stessa risposta non funziona con tutte le persone
Questo è un punto sul quale insisto molto.
Non esiste la frase magica.
Peccato, perché potremmo stamparla su un bigliettino, tenerla nel portafoglio e vivere tutti molto più tranquilli.
Una risposta che funziona con chi cerca continuamente lo scontro può essere completamente inutile con una persona che si chiude appena percepisce una critica.
E spiegarsi meglio può essere utile con chi non ha compreso, ma molto meno con chi ha compreso benissimo e continua semplicemente a insistere.
Per questo, quando una persona cerca sistematicamente di imporsi o svalutarti, nella pagina sulle persone arroganti e prepotenti approfondisco quella specifica dinamica.
Se invece l’interazione diventa apertamente aggressiva, puoi approfondire come comportarsi con le persone aggressive e arroganti.
Comunicare efficacemente non significa imparare una risposta buona per tutti.
Significa imparare a capire meglio chi hai davanti e scegliere che cosa fare in funzione della situazione e del tuo obiettivo.
È questo il passaggio che approfondisco anche nella pagina dedicata alla comunicazione efficace e alle abilità sociali.
Capire le persone nella vita quotidiana: perché la stessa scena può raccontare cose diverse
Proviamo a guardare tre situazioni normalissime.
Al lavoro: il collega che ti interrompe sempre
Hai iniziato a parlare.
Lui ti interrompe.
Riprendi.
Ti interrompe di nuovo.
Alla terza volta potresti avere una gran voglia di lanciargli la spillatrice. Non è la strategia comunicativa che consiglio.
La domanda interessante è un’altra: che cosa sta succedendo davvero in quella relazione?
Per capirlo non basta etichettarlo come “maleducato”.
È proprio su scene come questa che possiamo imparare a raccogliere informazioni e poi scegliere una risposta adatta a quella persona e a quel contesto.
In coppia: il famoso “fai come vuoi”
— “Allora sabato vado”.
— “Fai come vuoi”.
Tecnicamente ti ha appena lasciato piena libertà.
Eppure tu sai benissimo che in quelle quattro parole potrebbero esserci almeno tre ore di discussione.
Il punto non è indovinare il capitolo.
È imparare a osservare come quella persona comunica il disaccordo e che cosa succede abitualmente tra voi quando uno dei due prende una decisione che all’altro non piace.
In famiglia: il “no” che misteriosamente diventa l’inizio della trattativa
— Domenica vieni?
— No, questa domenica non riesco.
— Ma dai.
— Davvero, ho già un impegno.
— Ma cosa ti costa?
— È che…
Ed eccoci lì: avevi detto no e cinque minuti dopo stai presentando una memoria difensiva in dodici punti.
Qui c’è qualcosa di interessante da capire.
Non soltanto nell’insistenza dell’altro, ma in ciò che accade tra voi quando tu provi a mettere un limite.
Se ti accorgi che il tuo “no” si trasforma spesso in una lunga spiegazione, ho approfondito questo meccanismo nella pagina sulla difficoltà a dire no.
Per capire chi hai davanti osserva anche cosa succede a te
A volte l’indizio più interessante non è soltanto quello che fa l’altra persona.
È quello che inizi a fare tu quando sei con lei.
Con una persona ti accorgi che dai spiegazioni infinite.
Con un’altra diventi improvvisamente silenzioso.
Con un’altra ancora senti il bisogno di difenderti anche quando, cinque minuti prima, ti eri promesso solennemente: “Questa volta non ci casco.”
E poi ci caschi.
Questo non dimostra automaticamente che l’altro stia facendo qualcosa di preciso.
Ma ci dà una domanda molto interessante da cui partire:
che cosa accade tra me e questa persona che mi porta così spesso a reagire proprio in questo modo?
Quando rivediamo insieme situazioni concrete, è anche questo che possiamo imparare a riconoscere.
A volte non è l’altra persona a essere difficile da capire
C’è poi una cosa curiosa: non siamo ugualmente bravi a capire le persone in tutte le situazioni.
Magari con un amico riesci a vedere con una certa lucidità quello che sta succedendo.
Poi ti trovi davanti al tuo responsabile, a una persona che consideri molto sicura di sé, a qualcuno di cui temi il giudizio o semplicemente a quella persona che riesce misteriosamente a farti sentire alto circa dodici centimetri.
E cambia tutto.
Inizi a dubitare di quello che hai detto, controlli maggiormente le tue reazioni, interpreti uno sguardo come una critica o dai per scontato che l’altro sia più sicuro, più capace o più “forte” di te.
In questi casi ansia, timidezza, autostima e paura del giudizio possono interferire anche con il modo in cui interpreti ciò che fa l’altra persona.
Se ti accorgi che succede soprattutto quando temi di essere valutato o di fare una brutta figura, puoi approfondire cosa accade quando entra in gioco la paura del giudizio.
Questo non significa che quello che percepisci sia sbagliato o che “sia tutto nella tua testa”.
Significa che per capire meglio chi hai davanti dobbiamo tenere conto anche di ciò che quella persona attiva in te.
Perché, qualche volta, per capire meglio gli altri dobbiamo imparare a riconoscere anche le lenti attraverso cui li stiamo guardando.
“Non subirle” non significa diventare più duro, diffidente o bravo a vincere le discussioni.
Significa soprattutto non essere costretto a rispondere sempre in automatico.
Perché magari conosci già perfettamente il copione.
L’altro insiste → tu spieghi.
L’altro alza il tono → tu ti chiudi.
L’altro ti critica → tu ti difendi.
L’altro si offende → tu fai marcia indietro.
Cambiano le persone, ma qualche volta la nostra risposta sembra avere il pilota automatico.
Imparare a osservare meglio ciò che accade permette di inserire un passaggio nuovo tra ciò che fa l’altro e ciò che fai tu.
Ed è lì che possiamo iniziare a costruire una scelta.
Come posso aiutarti a capire meglio ciò che accade nelle tue relazioni
Possiamo partire da quella telefonata con tua madre, dalla conversazione con il partner, dal collega che riesce regolarmente a farti perdere il filo o da quella persona davanti alla quale ti senti sempre costretto a giustificarti.
Partiamo dalle scene vere
Puoi portarmi un episodio e possiamo rivederlo insieme quasi come se riavvolgessimo un film.
Ti aiuterò a riconoscere ciò che è successo, quali passaggi possono esserti sfuggiti e dove la tua interpretazione ha iniziato a guidare la risposta.
Non per stabilire chi ha ragione.
Per capire meglio il funzionamento della situazione.
Poi proviamo cosa succede se cambi qualcosa
Quando la dinamica diventa più chiara, possiamo sperimentare possibilità diverse anche attraverso esercizi e simulazioni.
Una frase detta da me non ti serve a molto.
Mi interessa che tu impari progressivamente a capire quale risposta scegliere, con chi e perché.
E poi osserviamo che cosa cambia.
Questa è la parte di allenamento: comprendere, provare, osservare la reazione e diventare progressivamente più capace di farlo da solo.
L’obiettivo è che tu non abbia più bisogno di me
Questo per me è importante.
L’obiettivo è che, con il tempo, tu sappia riconoscere queste situazioni e gestirle senza avere bisogno di me.
Lo chiarisco fin dal primo colloquio conoscitivo, e spesso sorprende chi me lo sente dire:
il tuo obiettivo è liberarti di me il prima possibile.
Domande frequenti su come capire le persone
È possibile capire le intenzioni di una persona dal linguaggio non verbale?
Il linguaggio non verbale può darci informazioni, ma non esiste il gesto magico che rivela con certezza cosa pensa una persona.
Braccia incrociate non significa automaticamente “chiusura” e guardare altrove non significa automaticamente “sta mentendo”.
I segnali acquistano significato dentro un contesto e insieme ad altre informazioni.
Perché con alcune persone riesco a farmi capire e con altre no?
Perché non comunichiamo nel vuoto.
Ciò che dici incontra il modo in cui l’altra persona ascolta, interpreta e reagisce. E naturalmente accade anche il contrario.
Per questo migliorare la comunicazione nelle relazioni non significa soltanto “imparare a parlare meglio”: significa anche diventare più capaci di capire che cosa sta accadendo mentre comunichiamo.
Vuoi capire meglio cosa succede nelle tue relazioni?
Se c’è una persona con cui finisci continuamente nello stesso punto — ti spieghi troppo, cedi, reagisci male oppure esci da una conversazione pensando “Aspetta… ma come siamo arrivati fin qui?” — puoi raccontarmi brevemente che cosa succede.
Il primo incontro conoscitivo è gratuito, dura circa 15–20 minuti e si svolge online.
È un primo momento per conoscerci. Potrai raccontarmi brevemente che cosa ti sta succedendo e che cosa vorresti riuscire a gestire diversamente.
Avrai l’opportunità di capire come procedo, qual è il mio Metodo e in che modo potremmo affrontare la difficoltà che stai vivendo. È importante anche per capire se ti senti a tuo agio con me e se il mio modo di procedere è quello che stai cercando.
Parleremo anche degli aspetti pratici: ti spiegherò i costi e, quando le informazioni disponibili lo permettono, potrò darti una prima indicazione orientativa sui tempi.
Al termine avrai gli elementi necessari per decidere se e come proseguire.
Puoi scrivermi su WhatsApp al 328 1971882.
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“Ciao Patrizia, ho letto il tuo articolo su come capire le persone per non subirle e mi succede di trovarmi in situazioni in cui non riesco a capire bene come comportarmi. Vorrei capire se puoi aiutarmi a gestirle diversamente.”
Puoi anche scrivermi a info@patriziamarzola.it oppure utilizzare il modulo di contatto.
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Dott.ssa Patrizia Marzola, Psicologa e Neuropsicologa del Benessere®, iscritta all’Albo degli Psicologi dell’Emilia-Romagna n. 3524. Ricevo nel mio studio a Fidenza e tramite consulenze online.








