Le forme della dipendenza affettiva: le figure della relazione dipendente

1. La forma passivo-dipendente

Abbiamo visto cosa significa la dipendenza affettiva e i suoi effetti devastanti sul dipendente.

Qui cerco di aiutare a capire i vari tipi di dipendenza affettiva, cioè le varie forme che si possono manifestare.
Nella dipendenza affettiva “l’altro” viene ricercato come una persona in grado di dare rassicurazione, rappresenta l’unica ragione di vita, sena l’altro, ci si sente soli, impotenti, in preda all’angoscia. Pertanto nel dipendente è sempre presente il terrore della perdita della figura amata.

È la separazione reale o immaginata che tiene in scatto il dipendente affettivo.  La relazione che si costruisce con il partner diventa così priva di reciprocità: il dipendente affettivo accetterà qualunque umiliazione pur di non perdere la sua figura amata. Si mette completamente al suo servizio, fino a rinunciare a sé, ai suoi bisogni ai suoi diritti e valori.

Ma come in ogni forma di dipendenza, anche il dipendente affettivo diventa vittima della ricerca ossessiva della sua “droga” e tutti i suoi comportanti compulsivi per mantenere la vicinanza in realtà finiranno per allontanare la sua figura “amata”. Che stanco di queste continue ricerche di conferme finirà con il trattarlo con sempre minor rispetto. Così il dipendete aumenterà i suoi tentativi di ricerca, mai appagato dalla sua dose ne vorrà sempre di più, ottenendo sempre meno appagamento.

Proprio come in ogni forma di dipendenza, che sia alcol, droga, sesso, gioco o internet.

Tipi di dipendenza affettiva. Qual è il partner ideale del dipendente affettivo?

Un partner “normale” viene schivato dal dipendente affettivo perché vissuto come noioso, poco interessante. Ma soprattutto il dipendente  sente che non può fidarsi di lui, sarà sempre sospettoso, non si fida, aumenterà le sue richieste di conferme, e le forme di controllo, che ovviamente allontaneranno il partner “sano”.

È per questo motivo che i dipendenti affettivi sono attratti da relazioni difficili. Si legano a personalità narcisiste, che all’inizio della relazione si sentiranno appagati dal dipendente proprio perché alimentano il loro Sé grandioso, ma poi si stancheranno, di fronte alle continue richieste del partner dipendete se ne allontana. Ed è proprio qui che scatta il comportamento di sottomissione del dipendete: sopportare qualunque violazione dei suoi diritti può di non perdere la sua figura amata. La sua perdita sarebbe troppo insopportabile, quindi accetterà ogni bugia, ogni tradimento, e purtroppo anche in molti casi la violenza.
Ora vediamo i diversi tipi di dipendenza affettiva.

2. La Codipendenza

Il dipendente affettivo si lega ad una persona che ha bisogno di aiuto. La forma di relazione codipendente è mediata dalla condizione di bisogno, dove il partner dipendente investirà tutto sé stesso per aiutare.

In questa relazione entrambi i partner sono dipendenti:

uno ha dipendenza come gioco o droga che gli causano moltissimi problemi sia con la giustizia, che economici, come la perdita del lavoro; il partner dipendente affettivo si pone come suo salvatore. Gli darà sostegno economico, sarà sempre pronto a riaccoglierlo ogni volta che cade nella sua dipendenza.

Sono relazioni che durano all’infinito, perché queste due forme di dipendenza si auto alimentano.

Karpan (1968) lo chiama “triangolo drammatico” dove i partner  si alternano ciclicamente nei ruoli di vittima, salvatore e persecutore.

Facciamo un esempio. Una relazione di codipedenza dove uno dei due è tossicodipendente.

Quest’ultimo farà molte promesse di non ricadere più nella dipendenza. Per un po’ le cose andranno bene. Ma poi il demone della droga ritorna, iniziano così le bugie, che come sappiamo hanno le gambe corte, quindi ben presto viene scoperto. Ci sarà l’ammissione della ricaduta, e darà la colpa al partner dipendente affettivo, dicendo che sono stati proprio i suoi eccessivi comportamenti di controllo che lo hanno spinto a ricominciare.

Per un po’ si allontana, ma poi andrà a pregare il perdono. Ovviamente questo perdono sarà concesso.

3. La forma aggressivo-dipendente

C’è la volontà precisa di far del male al partner. Diventa crudele, cattivo, sadico. È lui stesso a procurare direttamente sofferenza e umiliazione ai suoi partner. È una forma di persecuzione, che non lascia via di scampo.

Il meccanismo di funzionamento di questa relazione è che il dipendente-aggressivo, trova qualcuno a cui far subire, ciò che un tempo, ha subito lui stesso.

L’aggressivo-dipendente svaluta l’altro, perché lo ritiene sbagliato, e svaluta sé stesso perché si ritiene incapace e immeritevole di avere un partner migliore, quindi una relazione di coppia più soddisfacente.

E le forme di aggressione sono auto ed etero dirette in vari modi.  Ad esempio si svaluta attraverso le parole, una sorta di continue accuse sull’inutilità e incapacità del partner di raggiungere un qualsiasi obiettivo, che relega il partner in una condizione di impotenza. Ma nonostante ciò è incapace di lasciare questo partner così “inutile”.  Fino a toccare picchi anche di violenza fisica.

4. La contro – dipendenza

In questo caso la persona contro-dipendente affettivo evita accuratamente ogni forma di legame. In questo modo ha risolto a modo suo la paura dell’abbandono e del rifiuto.

Anche in questo caso ne sono responsabili i legami di attaccamento stabiliti durante l’infanzia con le figure di attaccamento. In questa sezione ne spiego le dinamiche.

Il contro dipendente è stato attivamente rifiutato da bambino e non considerato nei suoi bisogni naturali, ha imparato a sue spese che deve essere indipendente dal suo caregiver (la sua figura di attaccamento che avrebbe dovuto prendersi cura di lui), perché si è sempre scontrato con il suo rifiuto. Questo bambino rifiutato ha interiorizzato un’idea di sé come bambino sbagliato, visto che la solo sua presenza provoca tanata disapprovazione. Nasce e si stabilisce in lui un profondo sentimento di vergogna.

Ed è proprio a causa di questo profondo sentimento che il contro – dipendente appare come una persona fredda, cinica, distante, incapace di empatia, può risultare ostile di fronte ad una richiesta di attenzione o affetto. Un evitante dei rapporti più intimi. È insensibile ad ogni emozione, non riesce a provarne.

Può avere brevi relazioni ma appena sente che possono implicarlo in un rapporto più profondo, scappa. Non sente le proprie emozioni, non prova tristezza, non riesce a piangere, ma non prova nemmeno una vera gioia. Insomma ogni emozioni di qualunque grado e livello non viene minimante presa in considerazione. È la sua difesa contro il dolore.

Lavorando con le persone contro-dipendenti il passo più importante e più faticoso è quello di far riprendere loro il contatto con le emozioni. Ho visto grandi risultati con la pet therapy. Per pet therapy, ovvero interventi assistiti con gli animali, è la qualità della relazioni che si stabilisce con l’animale a creare un primo contatto emotivo.

Il contro-dipendente ha bisogno di imparare ad accettare e a far entrare nella propria vita le emozioni, ha bisogno di sentirsi al sicuro, di sentire che vivere un’emozione non porta alla perdita del controllo di sé. Ha bisogno di potersi fidare di sé stesso e degli altri.

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