Atteggiamenti per le nostre relazioni interpersonali: siamo consapevoli del nostro obiettivo?

Gli atteggiamenti per le nostre relazioni interpersonali dipendono da: il nostro obiettivo comunicativo in quella specifica interazione; dalle emozioni che proviamo; da quanto siamo consapevoli dell’effetto che il nostro modo di parlare ha sull’altra persona.

La consapevolezza comunicativa, cioè aver ben chiaro nella nostra testa, quanto il nostro modo di porci verso l’interlocutore, lo influenzerà nel giudizio su di noi. Possiamo migliorare il nostro modo di comunicare se diventiamo più attenti alle reazioni degli altri al nostro modo di porci.

Esempio 1: Se ci presentano Tizio, e noi non gli diamo la mano, o la porgiamo in modo un po’ moscio, non lo guardiamo, non facciamo nemmeno un cenno di sorriso, non credo che Tizio avrà una buona impressione di noi. La comunicazione non verbale o linguaggio del corpo di noi, dice moltissimo.

Esempio 2: Siamo in gruppo di lavoro. Il coordinatore deprezza a livello personale i membri del suo staff. Attacca con critiche distruttive. Svaluta le loro competenze. È chiaro che a questo coordinatore manchi la capacità di motivare il team sul lavoro.

È chiaro che se il nostro obiettivo è risultare simpatici dobbiamo prestare molto attenzione al nostro modo di porci. Ci tengo a sottolineare che non è possibile piacere a tutti, quindi, non facciamo confusione, altrimenti potremmo cadere in un tunnel dove la luce dell’autostima non arriva. Visto che una sana autostima è ciò che ci permette di piacere agli altri, perché prima di tutto, piacciamo a noi stessi, ed è ciò che ci accettare come una realtà dei rapporti sociali, che potremmo risultare antipatici a qualcuno, ma non per questo non sentirci bene con noi stessi.

Atteggiamenti per le nostre relazioni interpersonali: quale atteggiamento scegliere?

Premetto che, non esiste in nessuno di noi l’adozione di un solo atteggiamenti per le nostre relazioni interpersonali, perché tutti noi, in base alle diverse circostanze, può essere in un modo, o in altro.
Ciò che fa la differenza è la frequenza con la quale si manifesta quel dato modo di fare.

Ad esempio: Se Gino, ogni vota che parla di qualunque persone lo deprezza, sottolineando che il più figo al mondo è lui, allora possiamo descrivere Gino come una persona Aggressiva, perché è il suo naturale modo di fare.  Un suggerimento per capire come comportarsi con le persone aggressive e arroganti.

Ma è anche vero che spesso le relazioni interpersonali sono una vera giungla e questo rende molto difficile riuscire a mantenere la calma e il controllo sulle nostre emozioni. Penso che a chiunque sia capitato di perdere le staffe, di fare una sfuriata e di pentirsi subito dopo, ma oramai la frittata è fatta! Per calmarci e riprendere il controllo può aiutare focalizzarsi sulla soluzione, ma solo dopo aver lasciato sgonfiare la rabbia.

A me non piace arrabbiarmi, e difficilmente perdo la pazienza, ma quando la perdo l’emozione negativa che provo, la trasformo in un’opportunità per imparare una nuova strategia!

Cosa significa atteggiamento

Dal Dizionario Lingua Italiana (Zingarelli) “ Modo di disporsi o di presentarsi, come riflesso di un determinato stato d’animo o come forma deliberatamente assunta di comportamento. Modo di atteggiare il corpo o parte di esso. Contegno, comportamento”.

Dal Dizionario di Psicologia (W. Arnold; H. J. Eysenck; R. Meili). O Attitudine –  orientamento della percezione e una disponibilità di reazione in rapporto ad un determinato oggetto o classi di oggetti. Sono tendenze relativamente durevoli Sono orientati secondo certi valori o affetti.

Quali sono gli atteggiamenti o stili comunicativi?

Come ho sottolineato prima, la scelta del nostro comportamento comunicativo dipende da tante cose: contesto, emozione, significato della relazione, obiettivo.  Secondo il nostro scopo, adottiamo un “certo modo di parlare” che fa reagire gli altri di conseguenza.

  • Fuga o Evitante: significa non affrontare l’interlocutore e/o la situazione. Lo vediamo ad esempio, quando durante un conflitto non si reagisce. I comportamenti sono: uscire dalla stanza; stare zitti; cambiare discorso; usare l’ironia.
  • Si Aggredisce quando si attacca. I comportamenti sono: alzare la voce, accusare gli altri, usare un tono emotivo duro. Il linguaggio del corpo è completamente rigido.
    Questa tipologia è propria di quelle persone che amano schiacciare gli altri. Tendono ad aumentare il volume vocale, usano di frequente il tono sarcastico, a loro piace umiliare gli altri. A volte, questo stile è usato per nascondere la timidezza. L’aggressività è uno strumento di difesa, che si trasforma in una caricatura della persona forte e decisa. Questo stile ha l’obiettivo di sottomettere l’altro, impedendogli di controbattere, utilizzando un ritmo incalzante, che non lascia spazi di silenzio. La comunicazione non verbale è molto accentuata, quasi esagerata.
  • Il Passivo è quando si subisce senza dire nulla. I comportamenti sono: assecondare le idee degli altri, non prendere posizione.
    È un soggetto che comunica senza utilizzare al meglio gli strumenti comunicativi. Il canale vocale non è valorizzato. Tende ad avere volume basso, il tono emotivo definisce un soggetto timido e sottomesso, che preferisce subire, piuttosto che ribellarsi, evitare scontri diretti, l’unica arma di difesa in suo possesso è “lamentarsi”. La comunicazione non verbale è statica. Lo sguardo basso, non si sofferma sul viso dell’interlocutore. La gestualità non è coerente con l’obiettivo del suo messaggio. Ne risulta un’immagine falsata, poco veritiera. Questo stile sottovaluta le effettive capacità della persona. Tende a rivelare bassa autostima. Si fa condizionare da un eccesso di timidezza.
  • L’atteggiamento è assertivo quando la persona sceglie come comportarsi in base a principi e valori di rispetto. “Io ti rispetto se tu rispetti me”. Dunque, espressivo o assertivo  è lo stile della persona che ama il contatto con gli altri. Utilizza al meglio lo strumento voce, rispetta gli altri adottando un comportamento verbale, non prevaricante. È sicuro e deciso, ammette quando sbaglia, accetta la critica, e a sua volta sa criticare in modo costruttivo. Ha uno sguardo aperto, portato all’ascolto attivo sa mettere a proprio agio l’interlocutore. Accoglie l’altro nel pieno rispetto dei diritti di entrambi. Ottima gestione della comunicazione non verbale. La postura è eretta, ma priva di rigidità, è morbido anche nella gestione dei movimenti comunicativi. Condisce il messaggio verbale in un insieme armonioso di gesti e di sguardi che evidenziano il suo interesse verso chi ascolta.

Per riassumere gli atteggiamenti 

 ATTEGGIAMENTO

 

ASSERTIVO

Fa valere i suoi diritti e rispetta quelli degli altri.
Raggiunge i propri obiettivi senza offendere gli altri.
Ha una buona immagine di sé, fiducia in se stesso.
Decide per se stessa.
Si esprime in modo chiaro e autonomo.
ATTEGGIAMENTO

 

PASSIVO

Permette che vengano violati i suoi diritti e che gli altri ne traggano vantaggio.
Non raggiunge i propri obiettivi.
Si sente frustrata, infelice, ansiosa, inibita e depressa.
Consente che gli altri scelgano per lei.
ATTEGGIAMENTO

 

AGGRESSIVO

E

MANIPOLATIVO

 Viola i diritti altrui per trarne vantaggio.
Raggiunge i suoi obiettivi a spese degli altri.
È belligerante e sulla difensiva: umilia e deprezza gli altri.
È esplosivo e irato.
Si intromette nelle scelte altrui.

Come rispondere agli atteggiamenti

  IL SUO PENSIERO COME RISPONDERE
IL DIFFIDENTE Non mi fido di nessuno. Le decisioni le prendo da solo. Non puoi influenzarmi. DEVI FORNIRE PROVE ALLE TUE ARGOMENTAZIONI. Il tuo obiettivo è rassicurarlo, fornendo garanzie alle sue scelte.
L’AGGRESSIVO Non mi fido delle mie scelte. Ma nessuno deve saperlo. RINFORZA IL SUO RUOLO. Il suo pensiero è «Io sono importante».

 

È una persona con bassa autostima.

L’EVITANTE Non mi prendo responsabilità. Lasciami stare. ELIMINA LE SUE PAURE. Il suo pensiero è «Ciò che penso io non è importante». Evita il confronto e lo scontro. Teme di non saperlo gestire.

 

È una persona con bassa autostima.

L’ASSERTIVO Parlami con franchezza e arriva al punto. Fammi vedere il mio vantaggio. LINGUAGGIO CHIARO, SEMPLICE E DIRETTO. Vuole fatti, non parole.

Atteggiamenti per le nostre relazioni interpersonali: quali conseguenze?

Ho sottolineato all’inizio che la scelta del nostro stile o atteggiamento comunicativo dipende dal nostri specifico obiettivo e da quanto siamo consapevoli del nostro modo di comunicare.

Ma se dovessimo dire quale usare di più o di meno per creare buone relazioni interpersonali si potrebbe dire che il profilo tipo può essere individuato nell’adottare il meno possibile l’atteggiamento di fuga, un pizzico di aggressività quando ci vuole, va bene, come valvola di sicurezza per dar sfogo alla propria indignazione di fronte a certe situazioni.
L’atteggiamento manipolatorio può essere molto utile in alcune circostanze. Ma attenzione all’atteggiamento manipolatorio usato nell’ambiente di lavoro nel quale vi muovete: in alcune circostanze, una dose di abile manipolazione cosciente ed occasionale può essere molto utile, ma non è l’ideale se il tuo obiettivo è costruire sane e positive relazioni interpersonali.

L’atteggiamento assertivo è il più comodo ed il più efficace per promuovere buoni rapporti con tutti coloro che vi circondano perché permette di migliorare i rapporti con gli altri.


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