Con alcune persone riesci a essere spontaneo. Con altre pesi ogni parola.
Un messaggio senza risposta ti fa pensare di aver fatto qualcosa di sbagliato. Durante una riunione vieni interrotto e non sai se farti valere o lasciar perdere. In coppia vorresti dire ciò che provi, ma temi di peggiorare la situazione.
Le difficoltà relazionali possono presentarsi in modi molto diversi.
Per capirle, è poco utile chiedersi di chi sia la colpa: tua o dell’altro.
È più utile osservare che cosa accade nella relazione, che significato gli attribuisci, come reagisci e che cosa succede dopo.
Come si manifestano le difficoltà relazionali?
Una relazione può diventare difficile anche senza discussioni evidenti.
Potresti accorgerti che con alcune persone:
- eviti di dire ciò che pensi;
- ti senti spesso frainteso;
- fai fatica a fidarti;
- accetti cose che non vorresti accettare;
- reagisci intensamente a parole o comportamenti;
- ti allontani appena temi di essere rifiutato;
- continui a chiederti che cosa l’altro pensi di te.
Il punto non è riconoscersi in una lista. È osservare che cosa succede a te quando entri in determinate relazioni.
Magari sei sicuro di te con gli amici, ma davanti al tuo responsabile non riesci a dire di no. Oppure, sul lavoro affronti tranquillamente un disaccordo, mentre in coppia basta un silenzio dell’altro per metterti in allarme.
Queste differenze sono informazioni importanti: aiutano a capire dove e come nasce la difficoltà.
Avere difficoltà a relazionarsi non significa necessariamente litigare
A volte la difficoltà è molto più silenziosa.
Sei a cena con altre persone. Avresti qualcosa da raccontare, ma pensi: “Non interessa a nessuno”. Aspetti il momento giusto, poi lasci perdere.
Nessuno ha litigato con te. Però non sei riuscito a vivere quella relazione come avresti voluto.
Quando questa fatica diventa frequente, può essere utile capire che cosa ti blocca.
🔗 Approfondisci: Incapacità di relazionarsi con gli altri: come superare il blocco nelle relazioni
Da dove nascono le difficoltà relazionali?
Non esiste una causa unica delle difficoltà relazionali.
Possono entrare in gioco esperienze precedenti, aspettative, paura del giudizio, insicurezza, modalità comunicative, il contesto in cui ti trovi e, naturalmente, il comportamento reale dell’altra persona.
Per questo attribuire subito la difficoltà alla bassa autostima, all’infanzia o al carattere rischia di semplificare troppo.
Immagina due persone che non riescono a dire di no.
La prima teme di deludere chi ha davanti. La seconda ha imparato che, quando prova a mettere un limite, il partner reagisce aggredendola.
Il comportamento visibile è simile. Il funzionamento che lo mantiene può essere completamente diverso.
È proprio questo che bisogna comprendere prima di decidere che cosa cambiare.
Per capire una relazione difficile, osserva che cosa succede tra voi
Quando una relazione ti fa stare male, è facile partire dalla conclusione:
“Non gli importa di me.”
“Mi tratta così perché sono troppo debole.”
“Con le persone sbaglio sempre tutto.”
Ma tra ciò che accade e la conclusione a cui arrivi ci sono diversi passaggi.
Per capire che cosa succede a te, è più utile partire da situazioni concrete invece che da un’etichetta.
La Sequenza Relazionale: dal fatto alla reazione
In una relazione, ciò che accade raramente dipende da un solo comportamento.
Un gesto dell’altro acquista per noi un significato, influenza il modo in cui reagiamo e può modificare anche ciò che succederà dopo.
Chiamo questo processo Sequenza Relazionale.
Osservarla permette di andare oltre frasi come “è sempre colpa mia” oppure “il problema è lui” e iniziare a comprendere come si costruisce quella particolare dinamica.
Il comportamento dell’altro è sempre quello che sembra?
Distinguere ciò che accade da ciò che pensiamo significhi è uno dei passaggi più delicati nelle relazioni.
Un comportamento può essere realmente poco rispettoso. In altri casi, invece, possiamo attribuirgli un’intenzione che non conosciamo.
Capire la differenza richiede di osservare la situazione nel suo insieme, senza minimizzare ciò che l’altro fa ma anche senza arrivare troppo rapidamente a una conclusione.
Perché alcune difficoltà relazionali continuano a ripetersi?
Forse cambiano le persone, ma a un certo punto ti ritrovi nella stessa situazione.
Temi di essere escluso. Ti adatti troppo. Eviti un confronto. Oppure ti metti immediatamente sulla difensiva quando percepisci una critica.
Le esperienze precedenti possono influenzare ciò che ti aspetti dagli altri e il modo in cui reagisci. Questo non significa che il passato determini inevitabilmente le tue relazioni.
Significa che alcuni modi di proteggerti possono essere diventati così abituali da attivarsi rapidamente, anche quando la situazione attuale è diversa.
Riconoscere una ripetizione serve proprio a questo: non a trovare una colpa nel passato, ma a capire che cosa continua ad accadere nel presente.
Quando ti aspetti già la reazione dell’altro
Devi esprimere un’opinione e, prima ancora di parlare, immagini la risposta:
“Penserà che sono incompetente.”
A quel punto puoi tacere, giustificarti troppo oppure parlare con una tensione che normalmente non avresti.
La reazione dell’altro deve ancora arrivare, ma la tua previsione ha già iniziato a influenzare la relazione.
Quando questo meccanismo è legato al timore di essere valutato negativamente, puoi approfondire qui:
🔗 Paura del giudizio degli altri: perché ti condiziona e come superarla
Quando il modo in cui vedi te stesso entra nella relazione
Se parti dall’idea di valere meno dell’altro, potresti tollerare comportamenti che altrimenti metteresti in discussione.
Oppure potresti cercare continuamente conferme per sentirti sicuro della relazione.
L’autostima non spiega tutte le difficoltà relazionali, ma può modificare il modo in cui interpreti e affronti alcune situazioni.
🔗 Approfondisci: Autostima e relazioni: perché sentirsi sicuri cambia il modo in cui gli altri ti trattano
Le difficoltà relazionali cambiano a seconda della relazione?
Sì. Puoi sentirti perfettamente a tuo agio in un contesto e bloccarti completamente in un altro.
| Contesto | Una situazione che potresti vivere |
| Coppia | “Perché non mi ha risposto come al solito?” |
| Amicizia | “Sono sempre io a cercarlo.” |
| Famiglia | “Con lei finisco sempre per reagire nello stesso modo.” |
| Lavoro | “Mi interrompe continuamente: come devo comportarmi?” |
Queste differenze sono utili perché ci impediscono di concludere troppo velocemente: “Sono io che non so stare con le persone.”
Se la difficoltà emerge soprattutto sul lavoro, è utile osservare anche ruoli, gerarchie e dinamiche professionali.
Migliorare la comunicazione basta per superare le difficoltà relazionali?
Non sempre.
Puoi conoscere perfettamente la frase assertiva da utilizzare e non riuscire a pronunciarla quando hai davanti proprio quella persona.
Sai che dovresti dire “non sono d’accordo”, ma temi di essere giudicato, di provocare una discussione o di perdere la relazione.
La tecnica, da sola, non risolve ciò che ti impedisce di usarla.
Per questo conoscere una tecnica di comunicazione può non bastare, se prima non hai compreso che cosa rende difficile proprio quella relazione.
🔗 Comunicazione assertiva: come farsi rispettare senza essere aggressivi
Come si possono superare le difficoltà relazionali?
Se taci perché temi il giudizio, il lavoro sarà diverso da quello necessario quando reagisci immediatamente a una critica. Ed entrambi sono diversi da una situazione in cui stai realmente subendo comportamenti poco rispettosi.
Per cambiare davvero, prima è necessario comprendere che cosa mantiene quella specifica difficoltà nel tempo.
Partiamo da quello che succede a te
Dire “con le persone va sempre male” racconta come ti senti, ma non ci dice ancora che cosa rende difficili proprio quelle relazioni.
Due situazioni che sembrano uguali possono infatti avere ragioni molto diverse.
Per questo non cercheremo di cambiare il tuo carattere o di insegnarti una risposta buona per tutti.
Cercheremo di capire che cosa succede a te in quelle situazioni e da lì costruiremo il cambiamento che ti serve.
Il cambiamento si verifica nella vita reale
Comprendere un meccanismo è utile quando ti permette di comportarti diversamente fuori dallo studio.
Per questo il lavoro può comprendere esercizi, simulazioni e situazioni reali da osservare tra un incontro e l’altro.
L’obiettivo è costruire gradualmente maggiore autonomia: capire ciò che accade e avere strumenti per affrontarlo senza dipendere continuamente dal supporto dello psicologo.
Come dico spesso alle persone con cui lavoro:
“Il tuo obiettivo è liberarti di me il prima possibile.”
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Se leggendo queste situazioni ne hai riconosciuta qualcuna, puoi partire dalla mia guida gratuita sulle relazioni interpersonali.
L’ho pensata per aiutarti a osservare alcune situazioni quotidiane e comprendere meglio che cosa succede quando hai davanti persone arroganti o aggressive, senza trasformare ogni rapporto difficile in uno scontro.
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Avere difficoltà relazionali significa avere un disturbo?
No. Avere difficoltà relazionali non significa automaticamente avere un disturbo psicologico.
Una difficoltà può riguardare una relazione specifica, un determinato contesto oppure un modo di reagire che compare in più situazioni.
Per comprenderne il significato è necessario considerare la situazione della singola persona, la frequenza con cui si presenta e quanto interferisce con la sua vita.
Si possono avere difficoltà relazionali solo con alcune persone?
Sì. Puoi avere relazioni soddisfacenti con molte persone e incontrare difficoltà soprattutto con un partner, un familiare, un collega o determinate tipologie di persone.
Anche questa differenza è un’informazione: osservare con chi compare la difficoltà e in quali situazioni aiuta a comprenderne meglio il funzionamento.
Ti ritrovi spesso nelle stesse difficoltà con gli altri?
Riconoscerti in alcune delle situazioni descritte non significa avere necessariamente un problema psicologico o ricevere una diagnosi.
Può però indicare che c’è un modo di vivere alcune relazioni che vale la pena comprendere meglio, soprattutto se continua a ripetersi o ti porta a rinunciare a ciò che vorresti dire, fare o chiedere.
Il primo colloquio conoscitivo gratuito
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Ti permette di raccontarmi brevemente che cosa sta accadendo nelle tue relazioni e che cosa vorresti cambiare. Inizieremo a mettere a fuoco gli elementi più importanti della situazione e una prima direzione utile per comprenderla.
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Il colloquio non sostituisce una consulenza psicologica completa.
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Dott.ssa Patrizia Marzola, Psicologa e Neuropsicologa del Benessere®, iscrizione Albo Emilia-Romagna n. 3524. Riceve nel suo studio a Fidenza e tramite consulenze online.





