Biofeedback-Training per ridurre stress e ansia

Come funziona?

Il Biofeedback-Training per ridurre stress e ansia è uno strumento progettato per misurare e interpretare i marcatori di stress e, l’autoregolazione con feedback in tempo reale è uno strumento molto efficace per imparare le giuste capacità di gestione dello stress.

Biofeedback-Training per ridurre stress e ansia segue fasi specifiche sono:

  • Valutazione inziale delle tue risposte fisiologiche per rilevare il tuo stato di attivazione in situazioni stressanti;
  • Questo ci permette di monitorare i livelli di eccitazione del sistema nervoso autonomo;
  • Impostare un piano di trattamento basato sull’applicazione di diverse tecniche che ti aiuteranno a modulare i tuoi parametri fisiologici responsabili dello stress.

Il biofeedback applicato insieme a:

Biofeedback-Training per ridurre stress e ansia

parametri fisiologici misurati

Uno degli aspetti più importanti di fare monitoraggio fisiologico e biofeedback è l’abilità di usare l’apparecchiatura correttamente e comprendere cosa sta succedendo durante l’esecuzione di una sessione e la registrazione di dati fisiologici. Qui puoi vedere come è fatto lo strumento.

Segnali fisiologici misurati dal biofeedback

Un sensore fisiologico è un dispositivo elettronico progettato per acquisire uno specifico processo corporeo, ad esempio la frequenza cardiaca, la respirazione, la sudorazione o la temperatura delle dita, e convertirli in una misura che il software può comprendere. L’acquisizione e la conversione vengono eseguiti continuamente e producono una serie di punti dati. Per aiutare le persone a capire il significato dei dati, il software traccia una linea (segnale) che si muove su e giù mentre avanza attraverso il grafico, momento per momento.

Segnali fisiologici misurati per ridurre stress e ansia

Conduttanza cutanea

La conduttanza cutanea, o risposta galvanica della pelle (GSR) o risposta elettrodermica  (EDR) è la capacità della pelle di condurre elettricità. La pelle viene esposta ad una debole tensione elettrica, mentre il resto del corpo funge da resistore. Il biofeedback registra la quantità di elettricità condotta attraverso la pelle.

La conduttanza cutanea dipende dalla quantità di umidità dovuta all’azione delle ghiandole sudoripare che si trovano nel palmo delle mani e nelle piante dei piedi (e non solo).

Quindi, se il ramo simpatico del sistema nervoso autonomo è altamente attivato, l’attività delle ghiandole sudoripare aumenta di conseguenza incrementando, a loro volta, la conduttanza cutanea.

Così, con l’aumento dello stress, dell’ansia o di altri stimoli emozionali, aumenta anche la conduttanza cutanea.

La conduttanza cutanea è un riflesso dell’attivazione simpatica generalizzata e, allo stesso, tempo è particolarmente sensibile agli stimoli cognitivi ed emotivi, come pensieri e sensazioni stressanti.

Quindi, ottimizzare la risposta della conduttanza cutanea mediante strategie di rilassamento muscolare o di mindfulness aiuta a ridurre lo stress.

Il biofeedback termico per ridurre stress e ansia

La temperatura delle dita

Il biofeedback di temperatura è interessato alle variazioni periferiche di temperatura (es. da un dito della mano) perché riflettono direttamente l’aumento e le diminuzioni di attivazione del sistema nervoso simpatico.

La componente simpatica del sistema nervoso autonomo, responsabile dell’attivazione della risposta allo stress determina mani o piedi freddi. Quindi, per ridurre lo stress è necessario imparare a disinnescare la risposta simpatica, in modo da aumentare la temperatura periferica.

Pertanto, il training di biofeedback termico risulta efficace per ridurre lo stress in abbinamento a tecniche di rilassamento e di mindfulness.

La variabilità della frequenza cardiaca – HRV –

per ridurre stress e ansia

La variabilità della frequenza cardiaca è la differenza negli intervalli di tempo tra le pulsazioni. La frequenza cardiaca non è mai regolare. Se la frequenza cardiaca è in continuo cambiamento, significa che gli intervalli di tempo tra le pulsazioni aumentano o diminuiscono. L’ampiezza e la complessità di queste oscillazioni sono un indicatore dell’abilità di autoregolazione del nostro corpo. Cioè, lo stato di benessere di un individuo è direttamente proporzionale all’ampiezza e alla complessità delle oscillazioni della frequenza cardiaca.

Ci sono molti fattori fisiologici che influenzano i tempi dei battiti cardiaci, inclusa la respirazione, le variazioni della pressione sanguigna e l’interazione tra sistema nervoso simpatico e parasimpatico. HRV è un importante misura fisiologica, perché la perdita di variabilità può essere un indicatore di gravi problemi di salute cardiovascolare. L’obiettivo principale del biofeedback HRV, pertanto, è quello di esercitare il sistema cardiovascolare e cercare di massimizzare la variabilità della frequenza cardiaca attraverso la corretta respirazione.

Dunque, anche questo importante parametro fisiologico può essere influenzato dallo stress.

Biofeedback per ridurre stress e ansia

Una corretta respirazione

Oltre all’ovvia necessità del nostro corpo di assorbire ossigeno e rilasciare anidride carbonica, la respirazione svolge anche un ruolo chiave nelle risposte del nostro sistema nervoso allo stress.

La sovra-respirazione è la forma più diffusa di respirazione disfunzionale, cioè che compromette la respirazione. La sovra-respirazione è il risultato di una discrepanza comportamentale tra la frequenza e la profondità del respiro che causa un rilascio eccessivo di anidride carbonica, una diminuzione dei livelli di CO2 nel sangue e il verificarsi di una condizione chiamata ipocapnia, o mancanza di CO2.

La sovra-respirazione spesso insorge come reazione agli eventi stressanti della vita e/o alle emozioni difficili e viene mantenuta attraverso l’apprendimento e l’abitudine. La percezione degli eventi stressanti da parte del nostro cervello attiva la risposta di attacco-fuga, una risposta evolutiva di adattamento che ci ha permesso di sopravvivere come specie.

La risposta di attacco-fuga si può manifestare anche solo pensando a situazioni pericolose o stressanti.

Quindi, difronte ad un pericolo reale o percepito come tale la risposta attacco-fuga si attiva, e la pria cosa che si altera è proprio il respiro.

La sovra-respirazione causa un mutamento importante disequilibrio metabolico tra ossigeno e anidride carbonica.

In situazioni di forte stress, attacchi di ansia o di panico, si cerca di controllare la paura agendo sul respiro. Così, si ignora il corretto ciclo respiratorio: si inspira prima di portare a termine l’espirazione precedente, impedendo ai livelli di anidride carbonica di aumentare. Questi comportamenti, che possono diventare abituali, danno origine alla sovra-respirazione cronica.

Nel lungo termine uno stato cronico di sovra-respirazione può scatenare, mantenere o contribuire in qualche misura molti disturbi, come ad esempio:

  • sindrome delle apnee nel sonno
  • disturbo da panico
  • ipertensione
  • aritmia
  • emicranie e cefalee tensive
  • sindrome del colon irritabile
  • fatica cronica
  • asma
  • ansia da prestazione (in determinate situazioni: parlare in pubblico, sostenere un esame, condurre una riunione)
  • rabbia cronica
  • deficit di attenzione e difficoltà nell’apprendimento
  • disturbi associati a una disregolazione emotiva

Grazie al training di biofeedback si può apprendere come respirare in modo corretto e prevenire così molte difficoltà.

Ricerche scientifiche

Elfering, A., Grebner, S., Gerber, H., and Semmer, N.K. (2008). Workplace observation of work stressor, catecholamines and musculoskeletal pain among male employees. Scandinavian Journal of Work, Environment and Health, 34, 337-344.
Osservazione sul posto di lavoro di stress da lavoro, catecolamine e dolore muscoloscheletrico tra i dipendenti di sesso maschile.

Hallman, D.M., Olsson, E.M., von Chèele, B., Melin, L., and Lyskov, E. (2011). Effect of heart rate variability biofeedback in subject with stress-related chronic neck pain: a pilot study. Applied Psycolphysiology and Biofeedback, 36, 71-80
Effetto del biofeedback della variabilità della frequenza cardiaca in soggetti con dolore cronico al collo correlato allo stress: uno studio pilota

Leistad, R., Nilsen, K., Stovner, L., Westgaard, R., M., edt al. (2008). Similarities in stress physiology among patients with chronicpain and headache disorders: evidences for common pathophysiological mechanism? The Journal of Headache and Pain, 9, 165-175
Somiglianze nella fisiologia dello stress tra i pazienti con disturbi cronici di dolore e cefalea: evidenze per un meccanismo fisiopatologico comune?

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