Sei a una cena e hai la sensazione che gli altri parlino tra loro senza coinvolgerti.
Arrivi a una festa, saluti alcune persone che conosci, ma nessuno sembra cercare davvero la tua compagnia.
Al lavoro proponi un’idea e il tuo capo passa oltre senza commentarla. Oppure, entri nella stanza e due colleghi abbassano la voce proprio mentre ti avvicini.
Situazioni diverse, stesso pensiero:
“Non piaccio a nessuno.”
A volte qualcuno può davvero averti escluso, non averti scelto o averti trattato con distanza.
Altre volte, invece, tra quello che è successo e quello che hai concluso su di te ci sono alcuni passaggi che possono sfuggirti.
Ed è proprio da lì che voglio partire: da quello che succede davvero tra te e gli altri.
Non piaccio a nessuno: quando inizi a leggerlo in ciò che fanno gli altri
Quando inizi a pensare di non piacere, può cambiare anche il modo in cui osservi le persone.
Noti chi non ti saluta come ti aspettavi, una risposta più fredda del solito, il collega che non ti coinvolge in una conversazione o l’amico che questa volta non ti cerca.
Sono segnali che possono avere un significato. Ma quale?
Una risposta breve può indicare distanza, ma anche fretta, stanchezza o semplicemente un momento in cui l’altra persona ha altro per la testa.
Il problema non è stabilire che la tua interpretazione sia sbagliata.
È accorgerti che, a volte, passi molto velocemente da ciò che l’altro fa a ciò che pensi che quel comportamento significhi.
Ed è qui che cambia la domanda:
non soltanto “perché non piaccio agli altri?”, ma “che cosa sto realmente osservando negli altri?”
Questo è uno dei passaggi fondamentali per comprendere meglio la comunicazione e le relazioni interpersonali
Perché non piaccio alle persone? Prima guarda che cosa è successo davvero
Quando ti chiedi “perché non piaccio alle persone?”, può sembrarti che la risposta sia già davanti a te: non mi cercano, non mi coinvolgono, qualcuno si allontana.
Ma prima di arrivare a una conclusione su di te c’è una domanda più importante:
che cosa è successo davvero?
Perché una cosa è ciò che una persona fa. Un’altra è il significato che attribuisci al suo comportamento. Un’altra ancora è ciò che, partendo da quell’episodio, inizi a pensare di te.
Essere esclusi e sentirsi esclusi non sono sempre la stessa cosa
Se alcuni amici organizzano una cena e decidono di non invitarti, l’esclusione è un fatto.
E può fare male. Non ho bisogno di convincerti che tu abbia interpretato male: non ti hanno invitato.
Ma immagina una situazione diversa.
Arrivi a una festa. Due persone che conosci stanno parlando tra loro. Ti salutano e poi riprendono il discorso.
Dentro di te scatta:
“Non vogliono stare con me.”
Può essere. Ma non lo sai ancora.
Quello che sai è che ti hanno salutato e hanno continuato una conversazione che avevano già iniziato.
È proprio questa la differenza tra osservare ciò che accade e dare subito una spiegazione a ciò che accade.
Quando un episodio diventa una conclusione su di te
Il passaggio successivo è ancora più facile da non vedere.
Quello che è successo non diventa soltanto una spiegazione del comportamento dell’altro. Può trasformarsi in una conclusione su chi sei tu.
Un messaggio senza risposta non significa più soltanto “forse non vuole parlare con me”, ma:
“Non sono interessante.”
Ed è così che episodi diversi possono iniziare a raccontarti apparentemente sempre la stessa storia:
“Non piaccio a nessuno.”
Da quello che accade a quello che concludi su di te
| Quello che accade realmente | Come puoi interpretarlo | Cosa puoi concludere su di te | Cosa puoi fare dopo |
| Non risponde al messaggio | Non vuole parlare con me | Non sono interessante | Smetti di cercarlo |
| Non vieni invitato a un’uscita | Non mi vogliono nel gruppo | Sono sempre quello escluso | Ti allontani dal gruppo |
| Una conversazione finisce presto | Si annoia con me | Non so interessare le persone | La volta successiva parli meno |
| Una persona diventa più distante | Ho fatto qualcosa di sbagliato | Prima o poi tutti si stancano di me | Diventi più insicuro o controllante |
Attenzione: le interpretazioni della seconda colonna possono anche essere corrette.
Il punto non è convincerti del contrario.
È imparare a distinguere quello che sai, quello che stai interpretando e quello che, partendo da quell’episodio, stai concludendo su di te.
E c’è ancora un passaggio.
Perché quando inizi a credere davvero a quella conclusione, può cambiare anche il modo in cui stai con gli altri.
Quando pensi “non piaccio a nessuno”, cambia anche il tuo modo di stare con gli altri
Il pensiero “non piaccio” non rimane soltanto nella tua testa.
Se temi di essere poco interessante, escluso o giudicato, senza accorgertene puoi iniziare a comportarti proprio in funzione di quella paura.
E questo cambia il modo in cui entri nelle relazioni.
Ti controlli così tanto che finisci per mostrarti meno
Sei con un gruppo di persone e vorresti intervenire nella conversazione.
Ti viene in mente qualcosa da dire, ma prima ci pensi:
“Sarà una stupidaggine? Interessa a qualcuno? E se poi nessuno mi risponde?”
Aspetti qualche secondo. La conversazione va avanti e alla fine non dici niente.
Se succede spesso, gli altri possono conoscerti come una persona molto riservata o pensare che tu preferisca rimanere in disparte. Così possono coinvolgerti meno.
E proprio quella minore attenzione può diventare per te una nuova conferma:
“Vedi? Non piaccio.”
Cerchi di piacere e finisci per adattarti troppo
Oppure fai esattamente il contrario: cerchi continuamente di andare incontro agli altri.
Ti propongono un posto che non ti piace? “Per me va bene.”
Non sei d’accordo con quello che stanno dicendo? Lasci perdere.
Qualcuno ti chiede qualcosa che non avresti voglia di fare? Dici sì.
A forza di cercare di essere la persona che pensi possa piacere agli altri, però, rischi di mostrare sempre meno chi sei davvero: cosa pensi, cosa vuoi, cosa ti interessa.
E può succedere qualcosa di paradossale: fai di tutto per essere accettato e, nello stesso tempo, ti senti sempre meno visto dagli altri.
È qui che può crearsi quello che chiamo Il Circolo del “Non Piaccio”.
Funziona così:
Succede qualcosa → gli dai un significato → trai una conclusione su di te → ti comporti in base a quella conclusione → anche la relazione può cambiare → ciò che accade dopo sembra confermare quello che pensavi.
Per esempio:
“Temo di non interessarli → intervengo sempre meno → gli altri mi coinvolgono meno → penso: ecco, non gli interessa stare con me.”
Il punto non è attribuirti la responsabilità di quello che fanno gli altri.
È vedere qualcosa che, quando sei dentro la situazione, può essere molto difficile riconoscere:
anche il modo in cui entri in una relazione può diventare parte di ciò che accade tra voi.
Per questo la domanda non è soltanto:
“È vero che non piaccio?”
Ma:
“Che cosa sta realmente succedendo tra me e gli altri?”
Se pensi di non piacere agli altri, sai davvero osservare cosa accade tra voi?
Capire le persone non significa leggere nella loro mente.
Significa imparare a osservare come si comportano, cosa dicono, cosa cambia e cosa tende a ripetersi nella relazione.
Perché non sempre scoprirai che ti eri sbagliato.
A volte una persona sta davvero prendendo le distanze. Un gruppo può realmente lasciarti poco spazio. Qualcuno può non essere interessato a costruire un rapporto con te.
Ma anche questo è diverso dal concludere:
“Allora non piaccio a nessuno.”
È uno dei punti centrali dei problemi relazionali: imparare a guardare che cosa accade tra le persone, invece di cercare immediatamente qualcosa che non va in te.
L’obiettivo non è convincerti che tutti debbano apprezzarti.
È aiutarti a comprendere meglio gli altri e le relazioni che costruisci con loro.
Se pensi di non piacere a nessuno, su cosa possiamo lavorare insieme
Nel mio lavoro non parto da una spiegazione già pronta e nemmeno dall’idea che tu debba semplicemente “avere più autostima”.
Partiamo da quello che ti succede oggi con le persone.
Per capire meglio gli altri, riconoscere ciò che accade nelle tue relazioni e allenare, quando serve, modi diversi di affrontarle.
Partiamo dalle situazioni che vivi oggi
- Il collega con cui non riesci a entrare in sintonia.
- Un’amicizia nella quale sei sempre tu a cercare l’altro.
- Il gruppo in cui finisci per sentirti ai margini.
- Una conoscenza che sembrava partire bene e poi cambia.
Portami quello che ti succede.
È da situazioni concrete come queste che possiamo capire che cosa sta accadendo, come si comportano gli altri, come reagisci tu e quali dinamiche tendono a ripetersi.
Impariamo a distinguere quello che sai da quello che stai concludendo
Quando sei dentro una situazione che ti coinvolge, non è sempre facile separare ciò che hai osservato da ciò che temi, immagini o hai iniziato a credere.
Nel lavoro insieme ti aiuto a farlo sulle situazioni che vivi realmente, per comprendere meglio sia il comportamento degli altri sia il significato che tu gli stai attribuendo.
Non per insegnarti a dubitare di ciò che senti.
Ma perché tu possa diventare progressivamente più bravo a chiederti:
“Questo lo so oppure lo sto concludendo?”
Se a bloccarti è soprattutto ciò che temi che gli altri possano pensare di te, puoi approfondire anche la paura del giudizio.
Alleniamo le abilità sociali che possono servirti nelle relazioni
Capire cosa succede è importante. Ma poi bisogna riuscire a fare qualcosa di diverso.
Per questo, quando serve, lavoriamo anche sulle abilità sociali: entrare in una conversazione, prendere iniziativa, esprimere ciò che pensi, comunicare meglio e imparare a leggere con maggiore attenzione le risposte degli altri.
Non lavoriamo su situazioni astratte o su frasi da imparare a memoria.
Partiamo da ciò che succede a te e alleniamo modi diversi di affrontarlo, perché quello che impari possa diventare progressivamente tuo.
Se la difficoltà riguarda soprattutto il modo di esprimere ciò che pensi o proteggere il tuo spazio nelle relazioni, puoi approfondire la comunicazione assertiva.
Il mio obiettivo è che tu possa liberarti di me il prima possibile.
Non piacere a una persona significa avere qualcosa che non va?
No. E soprattutto sono due cose diverse.
Puoi non piacere a una persona. Puoi non essere scelto. Una relazione può non funzionare.
Nelle relazioni entrano compatibilità, interessi, aspettative, modi di comunicare e momenti diversi della vita.
Quello che merita attenzione è il passaggio successivo:
“Questa persona non mi ha scelto” → “C’è qualcosa che non va in me”.
Il primo può essere un fatto doloroso.
Il secondo è una conclusione sul tuo valore.
Se continui a chiederti perché non piaci agli altri, possiamo partire da ciò che succede davvero
Se continui a chiederti perché gli altri non ti cercano, perché alcune relazioni si interrompono o perché finisci spesso per sentirti messo da parte, possiamo partire proprio da una delle situazioni che stai vivendo oggi.
Non per stabilire in quindici minuti “che cosa non va in te”, ma per conoscerci, ascoltare brevemente ciò che sta succedendo e capire se posso aiutarti ad approfondirlo.
Il primo colloquio conoscitivo gratuito
Il primo colloquio dura circa 15–20 minuti e si svolge online.
Ti permette di conoscermi e di raccontarmi brevemente ciò che stai vivendo e che cosa vorresti cambiare.
Potrai raccontarmi brevemente la situazione e potremo capire se e come posso esserti utile in un eventuale lavoro successivo.
Non sostituisce una consulenza psicologica completa.
Puoi contattarmi al 328 19 71 882, scrivere a info@patriziamarzola.it oppure utilizzare il modulo di contatto presente nella pagina.
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«Ciao Patrizia, ho letto il tuo articolo “Non piaccio a nessuno” e vorrei prenotare il primo colloquio conoscitivo gratuito per parlarne con te.»
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Dott.ssa Patrizia Marzola, Psicologa e Neuropsicologa del Benessere®, iscrizione Albo Emilia-Romagna n. 3524. Riceve nel suo studio a Fidenza e tramite consulenze online.




