Ti chiedono un favore che non vuoi fare e dici sì. Durante una discussione avresti qualcosa da dire, ma taci per evitare problemi. Oppure trattieni così a lungo ciò che pensi che, quando finalmente parli, esce con più durezza di quanto avresti voluto.
È proprio in questi momenti che diventa difficile difendere il tuo spazio senza attaccare quello dell’altro.
La comunicazione assertiva non consiste nel trovare sempre la frase perfetta. Significa riuscire a esprimere ciò che pensi, vuoi o non vuoi con chiarezza, senza rinunciare al tuo spazio e senza invadere quello dell’altro.
Per me, l’assertività è soprattutto libertà di scelta: poter decidere quale comportamento comunicativo utilizzare in base al tuo obiettivo, in quel preciso momento e in quella precisa relazione.
Che cos’è la comunicazione assertiva e cosa significa essere assertivi
Essere assertivi significa riuscire a dire ciò che pensi senza dover scegliere tra stare zitto e litigare.
Il tuo partner fa qualcosa che ti infastidisce? Puoi dirglielo senza accusarlo.
Un collega ti chiede per l’ennesima volta un favore che non vuoi fare? Puoi dire di no senza sentirti obbligato a inventare una scusa.
Non sei d’accordo con qualcuno? Puoi esprimere la tua opinione senza dover dimostrare che hai ragione tu.
Questa è la comunicazione assertiva: riuscire a esprimere ciò che pensi, vuoi o non vuoi con chiarezza, rispettando te stesso e la persona che hai davanti.
Essere assertivi non significa imporsi sugli altri
A volte sento dire: “Io dico sempre quello che penso. Se agli altri dà fastidio, è un problema loro.”
Ma dire sempre quello che pensi senza interessarti dell’effetto che le tue parole hanno sull’altro non significa essere assertivo.
Se per esprimere la tua opinione umili, svaluti o ferisci l’altra persona, non stai semplicemente difendendo la tua libertà di parlare: stai entrando nel suo spazio senza rispettarlo.
Essere assertivi significa invece poter dire “non sono d’accordo con te” senza dover aggiungere “perché tu non capisci niente”.
La mia libertà di esprimermi finisce dove inizia il tuo diritto a essere rispettato.
Posso quindi dire ciò che penso, anche con fermezza, e tu puoi pensarla diversamente da me. Non devo stare zitto per rispettarti, ma non devo nemmeno attaccarti per essere libero di parlare.
Comunicazione passiva, aggressiva e assertiva: cosa cambia davvero
Un collega ti chiede ancora una volta di fare qualcosa che spetterebbe a lui. Dentro di te pensi: “Ma perché devo farlo sempre io?”
E adesso cosa fai?
Dici di sì per evitare discussioni, anche se sei arrabbiato? Gli rispondi male perché non ne puoi più? Oppure riesci a dirgli semplicemente che questa volta non te ne occuperai?
È la stessa situazione, ma puoi viverla in tre modi completamente diversi.
È qui che entra quello che chiamo Lo Spazio Assertivo:
- nello stile passivo, cedi il tuo spazio;
- nello stile aggressivo, invadi quello dell’altro;
- nello stile assertivo, proteggi il tuo spazio rispettando quello dell’altro.
Vorresti dire no, ma alla fine dici sì. Qualcosa ti dà fastidio, ma lasci correre. Non sei d’accordo, però pensi: “Meglio stare zitto, altrimenti discutiamo.”
Ogni tanto scegliere di non affrontare una questione può essere una scelta consapevole. Il problema nasce quando sei quasi sempre tu a fare un passo indietro per paura di ciò che potrebbe succedere se dicessi davvero quello che pensi.
In quel momento non stai scegliendo liberamente di evitare il confronto: stai rinunciando al tuo spazio per mantenere la relazione.
Se ti accorgi che è soprattutto il timore dello scontro a portarti continuamente a fare un passo indietro, puoi approfondire cosa accade nella paura del conflitto.
Quando invadi lo spazio dell’altro: lo stile aggressivo
Poi può succedere l’opposto.
Sei stanco di lasciar correre e pensi: “Adesso basta, glielo dico.” Ma invece di dire cosa non ti sta bene, parti all’attacco: “Sei sempre il solito. Pensi solo a te stesso.”
A quel punto il problema non è che hai espresso ciò che pensi. È come lo hai fatto.
Non stai più difendendo il tuo spazio: stai entrando in quello dell’altro con accuse, giudizi o svalutazioni. E molto probabilmente l’altra persona, invece di ascoltare quello che volevi dirle, inizierà a difendersi.
Quando proteggi il tuo spazio: lo stile assertivo
C’è però una terza possibilità.
Puoi dire: “Questa cosa non mi sta bene”. Puoi dire no. Puoi spiegare che sei arrabbiato o che non sei d’accordo, senza dover attaccare l’altro per farti ascoltare.
Non devi scegliere tra stare zitto e litigare.
Ed è proprio qui che torna Lo Spazio Assertivo: tu mantieni il tuo spazio e permetti all’altra persona di mantenere il suo.
Non rinunci a te per salvare la relazione e non attacchi l’altro per salvare te.
Lo Spazio Assertivo: le differenze tra stile passivo, aggressivo e assertivo
| Stile passivo | Stile aggressivo | Stile assertivo | |
| Il proprio spazio | Lo cede | Lo impone | Lo protegge |
| Rapporto con l’altro | Evita lo scontro | Cerca di prevalere | Cerca chiarezza |
| Modo di esprimersi | Trattiene | Attacca | Esprime |
| Possibile effetto | Frustrazione | Difesa e conflitto | Confronto più chiaro |
Esempi di comunicazione assertiva nelle situazioni quotidiane
Ci sono persone che insistono finché dici sì. Persone che alzano la voce per avere l’ultima parola. E altre che sanno esattamente quale tasto premere per farti reagire.
È proprio nelle relazioni di tutti i giorni che essere assertivi diventa più difficile: quando davanti non hai una situazione ideale, ma una persona che insiste, attacca, provoca o cerca di portarti dove vuole lei.
Dire di no a chi continua a insistere
Hai già detto che non puoi, ma l’altro continua: “Dai, cosa ti costa?”, “Lo fai sempre”, “Solo questa volta.”
E magari alla fine cedi. Non perché hai cambiato idea, ma perché sei stanco di insistere sul tuo stesso no.
Essere assertivi significa anche riconoscere che non devi ottenere l’approvazione dell’altro per poter mettere un limite.
L’altra persona può non essere contenta del tuo no. Questo non significa che tu debba trasformarlo in un sì.
Se dire no diventa particolarmente difficile proprio quando temi di deludere l’altro o compromettere la relazione, puoi approfondire cosa accade nella pagina dedicata alla difficoltà a dire no.
Dire ciò che pensi quando l’altro vuole avere sempre ragione
Stai parlando con qualcuno che ti interrompe, alza la voce o ribatte a ogni cosa che dici.
A un certo punto puoi pensare: “Va bene, lascio perdere”. Oppure perdere la pazienza e iniziare ad attaccare anche tu.
Ma c’è una terza possibilità: non entrare nella gara per stabilire chi vince.
Puoi mantenere la tua posizione anche se l’altro continua a pensarla diversamente. Essere assertivi non significa riuscire ad avere l’ultima parola.
Non cadere nella provocazione
Qualcuno fa quella battuta che sa benissimo che ti dà fastidio. Ti punzecchia. Ti svaluta. Poi, quando reagisci, magari ti dice: “Ma stavo scherzando, non si può più dire niente?”
È facile cadere nella trappola e iniziare a discutere proprio nel modo in cui l’altro ti ha portato a fare.
Essere assertivi significa anche non lasciare che sia la provocazione dell’altro a decidere come devi comportarti tu.
Ed è qui che torna la libertà di scelta di cui parlavamo all’inizio: non reagire automaticamente, ma scegliere il comportamento più utile in quella situazione, con quella persona e rispetto al tuo obiettivo.
Perché a volte sai cosa vorresti dire, ma non riesci a dirlo
Quante volte, dopo una discussione, hai pensato: “Ecco, avrei dovuto dirgli questo”?
A mente fredda sai perfettamente cosa avresti voluto dire. Ma quando hai quella persona davanti cambia tutto.
Temi che si arrabbi. Che ci rimanga male. Che ti giudichi. Oppure sai già che inizierà una discussione e pensi: “Lasciamo perdere, non ne vale la pena.”
Così taci, cedi oppure dici le cose in un modo diverso da come avresti voluto.
Ecco perché non basta conoscere le parole giuste per essere assertivi. Bisogna capire cosa succede a te proprio nel momento in cui dovresti usarle.
Se a fermarti è soprattutto il timore di ciò che gli altri potrebbero pensare di te, puoi approfondire questo meccanismo nella pagina dedicata alla Paura del giudizio.
Se invece tendi a evitare discussioni e confronti anche quando avresti qualcosa di importante da dire, puoi approfondire la paura del confronto.
La comunicazione assertiva si può imparare?
Sì. Essere assertivi non è una questione di carattere.
Se oggi fai fatica a dire di no, eviti i confronti oppure perdi la pazienza dopo aver sopportato troppo, non significa che sarai sempre così.
Ma non basta imparare qualche frase assertiva e provare a ripeterla al momento giusto.
La domanda utile è un’altra: in quali situazioni perdi la libertà di scegliere come comportarti?
Perché magari riesci perfettamente a dire ciò che pensi con un collega, ma non con il tuo partner. Oppure sai farti rispettare in famiglia, ma davanti al tuo capo diventa molto più difficile.
Ed è proprio da queste situazioni che possiamo partire per lavorare insieme.
Come lavoreremo insieme per rendere la tua comunicazione più assertiva
Con me non imparerai un elenco di frasi da ripetere a memoria.
Partiremo dalle situazioni in cui oggi fai più fatica: quella persona alla quale finisci sempre per dire sì, il collega che riesce a farti perdere la pazienza, il familiare davanti al quale torni a stare zitto anche quando avresti molto da dire.
Osserveremo cosa succede a te in quei momenti e perché finisci per cedere, attaccare o comportarti diversamente da come avresti voluto.
Poi lavoreremo perché tu possa avere una possibilità in più: scegliere come comportarti in base al tuo obiettivo, invece di reagire automaticamente.
È questo l’allenamento che mi interessa: non diventare “sempre assertivo”, ma diventare più libero di scegliere cosa fare con quella persona, in quella situazione e in quel momento.
Il mio obiettivo è che ciò che impari diventi progressivamente tuo e utilizzabile senza di me.
Ricordati che: “Il tuo obiettivo è liberarti di me il prima possibile.”
Comunicare in modo assertivo significa sempre ottenere ciò che vuoi?
No. E questo è un punto importante.
Puoi dire no nel modo più rispettoso possibile e l’altra persona può offendersi comunque.
Puoi spiegare perfettamente ciò che pensi e scoprire che l’altro non è d’accordo.
Puoi mettere un limite e sentirti rispondere: “Sei cambiato”, “Sei diventato egoista” oppure “Una volta non eri così.”
Essere assertivi non significa controllare la reazione dell’altro.
Significa poter scegliere come comportarti senza essere costretto a cedere, attaccare o cambiare posizione soltanto per ottenere la sua approvazione.
Essere assertivi aiuta anche con una persona aggressiva o manipolatoria?
Sì, assolutamente. Anzi, è proprio con una persona aggressiva o manipolatoria che imparare a essere assertivo può diventare particolarmente importante.
Se davanti hai qualcuno che ti provoca, ti svaluta, insiste finché cedi o riesce ogni volta a trascinarti in discussioni che non volevi avere, il rischio è che sia il suo comportamento a decidere anche il tuo.
Magari finisci per stare zitto, cedere oppure reagire con la stessa aggressività e, solo dopo, pensi: “Non volevo comportarmi così.”
Se ti capita soprattutto con chi tende a dominare, svalutare o metterti continuamente in difetto, puoi approfondire queste dinamiche nella pagina dedicata alle persone arroganti e prepotenti.
L’assertività ti aiuta a fare qualcosa di diverso: capire meglio cosa sta accadendo, avere chiaro qual è il tuo obiettivo con quella persona e scegliere come vuoi comunicare.
Il nostro obiettivo sarà proprio questo: allenarti, partendo dalle situazioni che vivi realmente, a riconoscere ciò che accade e a scegliere il comportamento comunicativo più utile rispetto al tuo obiettivo.
Non per cambiare l’altra persona, ma per diventare più libero di scegliere come comportarti tu.
Vuoi capire come essere più assertivo nelle tue relazioni?
Se ti accorgi che in alcune relazioni fai fatica a dire di no, mettere un limite, esprimere ciò che pensi o affrontare un confronto, possiamo partire proprio dalle situazioni concrete in cui perdi il tuo spazio.
Il primo colloquio conoscitivo gratuito dura circa 15–20 minuti online.
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Dott.ssa Patrizia Marzola, Psicologa e Neuropsicologa del Benessere®, iscrizione Albo Emilia-Romagna n. 3524. Riceve nel suo studio a Fidenza e tramite consulenze online.





