Problemi di coppia: la coppia e il sesso

Che bella la sensazione dell’aspettativa. Il primo appuntamento porta con sé moltissime emozioni. L’ansia di solito compare perché c’è la paura del giudizio. Come sempre il giudice più severo è serpe dentro noi stessi. Ci carichiamo di aspettative, vorremmo che la serata andasse benissimo, scorresse liscia senza intoppi. Temiamo gaffe o brutte figure. Abbiamo il terrore dei silenzi. Così ci chiediamo: come andrà? Sarò simpatica/o? Piacerò?

E il dopo cena? Cosa succederà? Se mi chiedesse di fare sesso? Cosa faccio?

Naturalmente si hanno molte aspettative rispetto al cosa fare dopo. Ma ansiamo con ordine.

Come gestire il primo appuntamento

La comunicazione. Una forte paura è stare in silenzio. Pensare che si potrebbero non avere argomenti di conversazione, il timore di risultare noiosi. In molti è presenze la convinzione di non essere interessanti e pertanto di non avere nulla da raccontare e quindi annoiare a morte.
Tranquilli la comunicazione efficace ci salva anche in questo caso. È naturale avere questi timori, in fin dei conti stiamo per uscire con una persona che non si conosce. E i un po’ il timore di fare domande scontate o banali, o di trasformare la serata in un interrogatorio.
E anche se ci ripetiamo infinitivale “Devo essere me stesso” abbiamo sempre quella vocina antipatica dentro di noi, che in silenzio ci dice “ma se poi non piaci”. Così quella stessa vocina ci porta a dare a noi stessi delle istruzioni. Scriviamo ella nostra test il manuale del primo appuntamento: allora non devo ridere troppo, non devo parlare troppo, on evo essere invadente, non devo parlare di lavoro, non devo essere troppo espansivo ….. Così senza rendercene conto stiamo dicendo a noi stessi: annullati, diventa un’altra persona.
Così appena arriva il momento del fatidico incontro siamo tesi come corde di violino, imbalsamati dalle nostre rigide regole.

Stop! Allora facciamo ordine.

Consapevolezza comunicativa: come parlo?
Il fatto di osservare il nostro di comunicare e di imparare a vedere l’effetto sul nostro interlocutore ci permette sempre di poter mettere a posto la situazione.
Vi faccio un esempio: sto frequentando un corso di aggiornamento. C’è una mia compagnia di corso che ha un modo di comunicare che suscita immediatamente antipatia. È logorroica, emette sempre sentenze su tutti, è presuntuosa, ed interrompe sempre chiunque parla. Ad un certo punto lei fa una domanda al nostro docente e chiede: “Ma perché le persone non si rendono conto di come parlano e dell’effetto che hanno sugli altri? Io non capisco perché non si rendono conto di essere antipatici. Io ci sto sempre attenta.”
La classe è scoppiata in una sonora risata! Ovviamente lei non ha capito il perché.

Vi ho raccontato questo aneddoto per aiutarvi a capire che sono proprio quelle persone che non mettono in discussione l’effetto del proprio modo di comunicare che s’inceppano nelle loro relazioni interpersonali.
Ricordatevi sempre che ognuno di noi ha le sue caratteristiche di personalità e mette in atto di conseguenza il suo atteggiamento comunicativo.
Perciò se voi avete fatto caso all’effetto che del vostro stile comunicativo ha sui vostri interlocutori siete a posto.

Ad esempio: se vi accorgete che quando siete coinvolti molto nell’argomento avete la tendenza a parlare sempre solo voi, e tenete interminabili sermoni, e ve ne accorgete solo SE guardate il linguaggio del corpo del vostro ascoltatore. Tenderà a cambiare posizione con il corpo, avrà movimenti di sofferenza mostrati con il movimento delle mani, sposterà lo sguardo, farà solo dei cenni con la bocca del tipo “mmm”. Insomma vi sta dicendo “Basta, smetti di parlare”.

Se voi osservate avete la preziosa informazione: mi rendo conto che l’altro è infastidito. Allora vi fermate. Fate un bel sorriso, e provate a dire: ”Si mi rendo conto di essere partito in quarta! Ma cambiamo argomento. Tu ….”

Quindi essere consapevoli significa ascoltare ed osservare se stessi e gli altri. Nell’esempio sopra vi ho mostrato come ripristinare un dialogo equo. Fate parlare l’altro di aspetti che lo interessano. Spostate l’attenzione da Voi all’Altro.

Quindi torniamo al primo appuntamento. Che siate a cena o all’aperitivo: la consapevolezza comunicativa vi permette di operare il giusto mix tra: sono liberamente me stesso e aggiusto il tiro, se mi accorgo che l’altro mi invia segnali di sofferenza.
Essere sé stessi paga sempre. Se vi accorgete di non poter essere voi stessi perché l’altro vi fa sentire a disagio, potrebbe essere la prova del fatto che l’altra persona non è fatta per voi.

In un rapporto di coppia se non possiamo sentirci liberi di esser noi stessi con il nostro partner, vale veramente la pena investire su quella persona?
Io seguo persone meravigliose che si sono ostinate a stare per forza con quel partner, anche di fronte ad evidenti svalutazioni della propria persona (es. non vali niente; non mi stressare con le tue paranoie; i ho bisogno di spazio …). Insomma quando il partner svilisce ogni aspetto togliendo l’autostima, aumentando la convinzione errata di essere sbagliati e di non valere nulla, è il momento di chiedere a noi stessi se è davvero la persona giusta per noi.

Stop! No. Non permettiamo agli altri di annullare noi stessi.

Torniamo al primo appuntamento

Dopo aver parlato della consapevolezza comunicativa, ecco qualche dritta su come trovare argomenti di conversazione, nel caso vi sentiate così agitati e nervosi da non riuscire a pensare a nulla.
Io li chiamo punti di riferimento. Ogni volta che entro in un luogo mi guardo attorno: osservo le persone, le pareti, gli oggetti, l’arredamento. Tutto può diventare argomento di conversazione. A esempio un quadro può far venire alla mente un aneddoto divertente che vi è successo.
Insomma le armi per la buona riuscita del primo appuntamento sono le vostre abilità di osservazione e di ascolto.

E dopo? Cosa aspettarci dal dopo cena del primo appuntamento?
Ogni volta che si parla di relazioni di coppia, di sesso o di amore ognuno ha la sua idea in merito.
Ci sono diversi luoghi comuni:
• “E’ giusto fare sesso al primo appuntamento?”
• “Non bisogna telefonare subito ma aspettare qualche giorno altrimenti sembri troppo interessato”.

Poi vengono i dubbi, se lui non chiama subito, lei pensa che non sia interessato, se lui chiama subito, è troppo asfissiante. Se ci si concede subito non si è seri, se non ci si concede si è frigidi. Ma insomma in mezzo a tutte queste contraddizioni qual è la cosa giusta fare?

Cosa guida le nostre azioni?
Ciò che guida le nostre azioni sono i nostri valori, le credenze, le aspettative rispetto ad una determinata situazione, che però spesso vengono cancellati dall’emozione forte del momento che si sta vivendo. Come ognuno avrà provato, quando stiamo vivendo un attimo intenso a livello emotivo la razionalità viene messa in un angolo remoto del nostro cervello, e le azioni prendono il sopravvento sui buoni propositi e sui principi di ciascuno.

Per essere onesti e sinceri con noi stessi al massimo possiamo chiederci:
“Rispetto ai miei valori e alle mie credenze, dopo aver vissuto la mia intensa emozione come reagisco? Quali sono i miei pensieri al riguardo?“
Per evitare le solite paranoie mentali del dopo serata come possiamo aiutarci?

Siamo onesti e sinceri con noi stessi, smettiamo di colpevolizzarci e cerchiamo di mantenere un buon ricordo della bella emozione vissuta al primo appuntamento. E poi parliamo di quanto avvenuto in modo schietto e sincero, senza colpevolizzare né rammarico o rimpianto.

Ciò che determina il senso di colpa del giorno dopo, nasce dal fatto che ci scontriamo con i nostri valori, credenze ed educazione, ecco perché il parlarne con l’altra persona di quanto è avvenuto può aiutare, placa il senso di colpa verso noi stessi, e fa tacere quei dubbi che ci fanno stare male, dubbi che sono legati forse anche alle intenzioni dell’altro/a.
Decidere se lasciarsi o meno andare dipende molto da come vi sentite in quel momento, dalle emozioni che avete provato con quel persona durante il tempo passato insieme. Non ci sono azioni o sbagliate a priori. Tutto è arbitrario, perché dipende solo esclusivamente da sé.

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