Come farsi amico un nemico non significa trasformare una persona ostile in un amico. Significa capire che cosa sta accadendo realmente tra voi e quale relazione puoi provare a costruire senza rinunciare a te stesso.
Conosci già il copione.
Entri in ufficio e quel collega non ti saluta. Esprimi un’opinione e lui la contesta. Gli chiedi un’informazione e ti risponde come se volessi metterlo in difficoltà.
Oppure devi prendere una decisione con un familiare, ma ogni proposta riapre vecchie accuse.
A volte l’altra persona ti ha davvero criticato, escluso o ostacolato. Altre volte la storia tra voi, la diffidenza o la paura di essere nuovamente ferito ti portano ad aspettarti un attacco prima ancora che accada.
Non puoi evitare quella relazione: forse lavorate nello stesso ufficio, fate parte della stessa famiglia oppure dovete continuare a prendere decisioni insieme. Ma ogni volta che vi incontrate è come salire su un ring: tu ti prepari a difenderti, interpreti ogni parola come una possibile provocazione e l’altro reagisce alla tua tensione. Anche una semplice richiesta può trasformarsi nell’inizio dell’ennesimo scontro.
Come farsi amico un nemico, allora, non significa diventare amici. Significa scendere dal ring e capire se esiste un terreno diverso sul quale incontrarsi: magari non per volersi bene o fidarsi, ma almeno per parlare, collaborare o prendere una decisione senza ricominciare ogni volta la stessa battaglia.
Come farsi amico un nemico quando la relazione riparte sempre da “io contro te”
Osservi il tono, il volto e ogni parola. Una frase che, detta da qualcun altro, sembrerebbe neutra, pronunciata da lei suona immediatamente come una provocazione.
Questo non significa che il problema sia immaginario: quella persona può averti criticato, ostacolato o trattato male davvero. Ma la storia della relazione entra nella stanza prima di voi.
È una dinamica che ho osservato anche in un contesto aziendale. Come sempre, racconto la situazione modificando i dettagli che potrebbero rendere riconoscibili le persone coinvolte.
In questo caso, i problemi sul lavoro non dipendevano dalla mansione, ma dal rapporto tra due colleghi che dovevano continuare a collaborare ed erano ormai convinti di non potersi sopportare.
Quando uno parlava dell’altro, raccontava quanto fosse difficile lavorare con lui. L’altro faceva esattamente lo stesso. Entrambi si sentivano fraintesi, isolati e ostacolati, ma nessuno era disposto a fare il primo passo.
Fare un passo verso l’altro poteva essere vissuto come il rischio di venire nuovamente respinti. Continuavano quindi a stare male, ma dentro una posizione conosciuta, che sembrava più sicura di un tentativo di confronto.
Non sarebbe bastato metterli semplicemente uno davanti all’altro e invitarli a parlare. Ciascuno avrebbe probabilmente portato nel confronto tutte le accuse già accumulate.
Prima era necessario comprendere che cosa ognuno si aspettava dall’altro e come quell’aspettativa condizionasse ogni nuovo scambio.
Chiamo questo funzionamento Il Filtro del Nemico.
La sequenza può essere questa:
ti aspetti un attacco → interpreti lo scambio attraverso ciò che è già successo → reagisci anche alla minaccia che prevedi → l’altro risponde alla tua posizione → la relazione conferma che siete nemici.
Il filtro non significa che l’ostilità sia immaginaria, né che tu sia responsabile del comportamento dell’altro. Serve a distinguere ciò che la persona sta facendo realmente da quello che la storia tra voi ti porta ad aspettarti e anticipare.
Per modificare questo funzionamento non basta imparare una frase corretta. Possiamo rivedere una riunione, una conversazione o un messaggio e individuare il momento nel quale il presente si mescola a ciò che temi possa accadere.
Ti aiuterò a riconoscere come cambiano le tue interpretazioni, le emozioni e il tuo modo di comunicare. Potrai poi sperimentare posizioni diverse e osservarne gli effetti nella relazione.
Non per fidarti dell’altro a ogni costo, ma per evitare che sia il passato a decidere in anticipo ogni tua risposta.
Come farsi amico un nemico senza cercare di convincere l’altro
Quando una relazione diventa ostile, è facile cadere in una trappola: continuare a cercare di convincere l’altro che hai ragione e che sia lui a sbagliare.
Ogni conversazione si trasforma così in un processo. Porti prove, ricordi episodi passati e cerchi di dimostrare le sue contraddizioni. L’altro si difende, contrattacca oppure presenta la propria versione. Alla fine nessuno si sente compreso e la battaglia ricomincia.
Cercare le parole giuste non basta se lo scopo nascosto rimane quello di ottenere dall’altro un’ammissione di colpa. Anche una frase formalmente corretta può essere pronunciata con un tono, un’espressione o un atteggiamento che comunica ancora ostilità.
La comunicazione assertiva non serve a controllare la reazione dell’altra persona. Ti aiuta a esprimere ciò che pensi, proteggere i tuoi confini e mantenere chiaro ciò che vuoi ottenere, anche quando l’altro non riconosce le proprie responsabilità.
Dalla battaglia all’obiettivo concreto della relazione
Definire un obiettivo non significa mettere da parte ciò che provi e comportarti come se nulla fosse successo.
Puoi sapere che con un collega devi collaborare, ma sentirti ancora umiliato per come ti ha trattato. Puoi dover prendere una decisione familiare portando con te anni di rabbia. Puoi avere bisogno di accordarti con un ex partner mentre ogni confronto riapre accuse e risentimenti.
Quando queste emozioni prendono spazio, perdi facilmente di vista la domanda centrale:
“Che cosa vorrei riuscire a rendere possibile in questa relazione?”
- Essere rispettato?
- Collaborare?
- Sentirti incluso?
- Prendere una decisione?
- Oppure limitare i contatti senza alimentare altri conflitti?
Possiamo comprendere che cosa si riattiva emotivamente davanti a quella persona e perché diventa così difficile mantenere la direzione. Potrai poi allenare un modo di comunicare coerente con il tuo obiettivo, senza negare la rabbia e senza lasciare che sia la rabbia a decidere ogni volta che cosa accadrà tra voi.
Come farsi amico un nemico: quale relazione è davvero possibile?
Prima di cercare di cambiare una relazione, bisogna capire che cosa sta accadendo realmente.
L’altra persona può comportarsi in modo apertamente ostile. L’ostilità può essere diventata reciproca. Oppure diffidenza, insicurezza ed esperienze precedenti possono portarti a percepire un pericolo maggiore di quello presente nella situazione.
Spesso questi elementi si sovrappongono. Qualcuno può averti escluso davvero, ma la paura di essere nuovamente rifiutato può spingerti a chiuderti ancora di più. Gli altri incontrano la tua distanza, si avvicinano meno e tu trovi una nuova conferma della loro ostilità.
Per comprendere quale relazione sia possibile, dobbiamo osservare tre aspetti:
- che cosa fa concretamente l’altra persona;
- come le tue caratteristiche e la storia della relazione influenzano ciò che percepisci;
- quale obiettivo vuoi realisticamente raggiungere.
Non puoi capire quale relazione sia possibile finché non distingui l’ostilità che incontri da quella che la paura, la diffidenza o la storia della relazione ti portano ad aspettarti.
Come farsi amico un nemico: da dove partire nel prossimo confronto
Prima di incontrare nuovamente quella persona, non chiederti soltanto che cosa potresti dirle. Prova a chiarire quattro punti:
- Quale comportamento concreto ti ha fatto sentire attaccato?
Parti da ciò che è realmente accaduto, non da un giudizio generale sulla persona. - Che cosa temi possa succedere di nuovo?
Distinguere il fatto dalla minaccia che prevedi ti aiuta a non reagire in anticipo. - Che cosa vuoi ottenere da quel confronto?
Vuoi ricevere un’informazione, prendere una decisione, stabilire un limite oppure ridurre il conflitto? - Qual è il risultato minimo che considereresti utile?
Non sempre puoi ottenere comprensione o fiducia. A volte il risultato possibile è un accordo circoscritto o una comunicazione corretta.
Entrare nello scambio con questi punti più chiari non garantisce che l’altro collabori. Ti permette però di osservare la sua risposta senza lasciare che sia la storia precedente a decidere in anticipo come finirà anche questo incontro.
Quando la diffidenza fa sembrare ostile anche ciò che non è chiaro
In un’altra situazione aziendale ho incontrato una lavoratrice competente, affidabile e leale, che da molti anni lavorava nella stessa azienda. Con l’arrivo di colleghe più giovani ed espansive, aveva iniziato a sentirsi trasparente.
Le nuove colleghe parlavano facilmente, scherzavano e si inserivano nelle conversazioni. Lei, più riservata e diffidente, interpretava quella spontaneità come la prova di non avere spazio. Si isolava, partecipava meno e osservava le altre con crescente sospetto.
La sua distanza rendeva più difficile avvicinarla e questo sembrava confermare ciò che temeva: “Non mi considerano.”
Non possiamo concludere che il problema dipendesse soltanto dalla sua interpretazione. Era però importante comprendere quanto l’insicurezza e la bassa autostima potessero aumentare la percezione del rifiuto.
In un percorso possiamo distinguere i comportamenti realmente escludenti dalle conclusioni anticipate, riconoscere come la chiusura influenza gli altri e sperimentare possibilità di contatto più adatte al proprio carattere, senza doversi trasformare in una persona estroversa.
Quando esiste uno spazio minimo di collaborazione
Una relazione può cambiare quando l’altro riesce almeno in alcune occasioni a confrontarsi sui fatti, rispettare un confine o mantenere un accordo.
Non è necessario recuperare subito la fiducia. Può essere sufficiente riuscire a coordinarsi su un obiettivo circoscritto: completare un progetto, prendere una decisione o gestire una responsabilità condivisa.
Anche il tuo obiettivo deve però essere realistico. Puoi cercare una collaborazione corretta, ma non obbligare l’altro a offrirti vicinanza, approvazione o comprensione.
Migliorare le tue abilità comunicative e sociali non significa recitare una parte o diventare più espansivo. Significa imparare a entrare nello scambio in modo coerente con il tuo carattere, comunicare più chiaramente le tue intenzioni e osservare come reagiscono gli altri.
Quando servono confini, distanza o protezione
Non sempre la difficoltà dipende da un’interpretazione negativa o da una comunicazione poco efficace.
Se l’altra persona viola ripetutamente i tuoi confini, utilizza ogni apertura per svalutarti oppure aumenta minacce e aggressività, insistere sulla collaborazione può esporti ancora di più.
In questi casi, l’obiettivo deve cambiare. Rendere la relazione gestibile può significare ridurre i contatti, comunicare soltanto su ciò che è indispensabile, definire con chiarezza ciò che non accetti o chiedere un sostegno adeguato.
Se sono presenti forme di violenza psicologica, minacce, abuso o comportamenti persecutori, la priorità non è migliorare la relazione a ogni costo: è proteggerti.
Che cosa può diventare una relazione ostile?
| Situazione che osservi | Obiettivo realistico | Direzione possibile |
| Esiste un problema concreto e l’altro accetta un confronto sui fatti | Collaborazione limitata | Concentrarsi su compiti, decisioni o responsabilità condivise |
| Non c’è fiducia, ma vengono rispettati accordi e confini | Neutralità funzionale | Comunicare quanto serve senza cercare una vicinanza personale |
| L’ostilità continua, ma il rapporto non può essere interrotto | Relazione regolata | Ridurre i contatti e rendere la comunicazione chiara ed essenziale |
| Diffidenza e insicurezza amplificano la percezione del rifiuto | Verifica della relazione | Distinguere i fatti dalle interpretazioni e sperimentare modalità diverse di contatto |
| Ogni apertura viene usata per attaccare o superare i limiti | Protezione | Rafforzare i confini, chiedere sostegno e valutare una maggiore distanza |
| Sono presenti minacce, abuso o comportamenti persecutori | Sicurezza | Non cercare la collaborazione a ogni costo e rivolgersi a un aiuto adeguato |
Quando non vuoi più combattere, ma nella relazione torni sempre nella stessa posizione
Ti prometti che questa volta non reagirai allo stesso modo. Poi incontri quella persona e bastano uno sguardo, una battuta o una risposta fredda per riportarti nella posizione abituale.
Puoi iniziare a spiegarti troppo, chiuderti, diventare sospettoso oppure cercare nuovamente di dimostrare che hai ragione. Dopo il confronto continui a ripensarci e ti domandi perché, pur avendo capito il problema, non sei riuscito a comportarti diversamente.
Comprendere il meccanismo è necessario, ma il cambiamento avviene quando riesci a riconoscerlo mentre la relazione sta accadendo.
Dopo avere chiarito che cosa si attiva dentro di te e quale obiettivo vuoi proteggere, possiamo individuare possibilità comunicative adatte alla situazione e al tuo modo di essere. Potrai sperimentarle nella vita quotidiana e verificare che cosa cambia realmente.
Se il tentativo apre uno spazio, capiremo come consolidarlo. Se invece conferma che l’altro non rispetta accordi e confini, potrai smettere di insistere su una relazione impossibile e proteggerti con maggiore consapevolezza.
L’obiettivo è che, con il tempo, tu sappia riconoscere queste situazioni e gestirle senza avere bisogno di me. Lo chiarisco fin dal primo colloquio conoscitivo, e spesso sorprende chi me lo sente dire: il tuo obiettivo è liberarti di me il prima possibile.
Continui a vivere questa relazione come una battaglia?
Se ogni incontro con quella persona ti riporta nello stesso conflitto, chiedere aiuto non significa stabilire chi abbia ragione e chi torto.
Riconoscerti in queste situazioni non equivale a una diagnosi e non significa necessariamente avere un problema psicologico. Può indicare che la relazione è diventata così rigida da non permetterti più di vedere con chiarezza che cosa puoi cambiare, che cosa devi accettare e da che cosa hai bisogno di proteggerti.
Possiamo capire quale di questi aspetti riguarda la situazione che stai vivendo e se posso aiutarti a gestirla diversamente.
Il primo colloquio conoscitivo gratuito
Il primo incontro conoscitivo è gratuito, dura circa 15–20 minuti e si svolge online.
È un primo momento per conoscerci. Potrai raccontarmi brevemente che cosa ti sta succedendo e che cosa vorresti riuscire a gestire diversamente.
Durante l’incontro avremo soprattutto l’opportunità di conoscerci: potrai capire come procedo, qual è il mio Metodo e in che modo potremmo affrontare la difficoltà che stai vivendo. È importante anche per capire se ti senti a tuo agio con me e se il mio modo di procedere è quello che stai cercando.
Parleremo anche degli aspetti pratici: ti spiegherò i costi e faremo una prima previsione dei tempi del percorso, sulla base delle informazioni che mi avrai dato.
Al termine avrai così gli elementi necessari per decidere se e come proseguire.
Puoi scrivermi su WhatsApp al 328 1971882.
Messaggio:
Ciao Patrizia, ho letto il tuo articolo su come farsi amico un nemico. Con una persona mi sembra di vivere ogni scambio come una battaglia. Vorrei capire se puoi aiutarmi a gestire diversamente questa relazione.
Puoi anche scrivermi a info@patriziamarzola.it oppure utilizzare il modulo di contatto.
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Scegliere uno psicologo è una decisione importante. È giusto conoscere la persona alla quale stai pensando di affidarti e il suo modo di lavorare.
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Dott.ssa Patrizia Marzola
Psicologa e Neuropsicologa del Benessere®
Iscrizione Albo Emilia-Romagna n. 3524.
Riceve nel suo studio a Fidenza e tramite consulenze online




