Prima parte: Come farsi amico un nemico: ovvero come sopravvivere alla giungla delle relazioni interpersonali

Ecco l’esempio, immaginiamo A – TIZIO: il responsabile aggressivo; B-CAIO: il sottoposto

TIZIO:CAIO, so che sei molto impegnato, in qualità di responsabile non hai mai un attimo di respiro. Ma solo tu puoi aiutarmi a prendere una decisione. Tu cosa ne pensi rispetto a ….. secondo te cosa è meglio fare? Ti ringrazio moltissimo per la tua gentile disponibilità”

Come farsi amico un nemico: il dialogo

La comunicazione non verbale tra i due avviene in questo modo:

TIZIO si approccia ad CAIO con un sorriso, non si mette di fronte, ma di fianco, le spalle un poco ricurve, come in un atteggiamento di sottomissione. Mentre pronuncia il nome di CAIO fa un ampio sorriso (il sorriso ammorbidisce lo sguardo e rende il tono della voce morbido);

CAIO all’avvicinarsi di TIZIO: guarderà con sospetto, cercherà di fuggire guardando altrove, o girando il corpo. È diffidente, pertanto è sulla difensiva il suo pensiero è: mi devo difendere, cosa vuole da me? Dopo aver sentito il suo nome, si tranquillizza, sente dal tono emotivo della voce di TIZIO che non ha niente da temere. Le sue parole gli piacciono. Non pensa affatto che TIZIO stia dissimulando un’emozione di avversione, di antipatia nei suoi confronti. Quando sente pronunciare il suo ruolo, si alza dritto, spalle in alto e petto in fuori, si gira e guarda TIZIO.

Ecco fatto relazione agganciata. Da ora in avanti TIZIO ha ottenuto una collaborazione professionale senza che gli debba venire il mal di pancia ogni volta che è costretto a vedere questa persona.

Qual è l’atteggiamento mentale che consente di dissimulare un’antipatia?

  1. Tieni a mente il tuo obiettivo
  2. È solo un’interazione non devi costruire una relazione di amicizia
  3. Non lo stai prendendo in giro, non ti stai prendendo gioco di lui
  4. Stai solo usando in modo consapevole il linguaggio del corpo e mettendo in pratica la comunicazione efficace

So, che molti di voi penseranno che abbiamo preso in giro il povero CAIO, ma non è così. Fa parte delle abilità sociali il saper gestire un conflitto, il saper creare interazioni e relazioni rispettando le regole del contesto in cui sta avvenendo la relazione.

Provate a pensare se tutti i personaggi che partecipano ai talk show in tv o i politici mettessero in pratica queste semplici regole. Potremmo assistere a dibattiti e confronti costruttivi e non distruttivi. Ma sappiamo tutti che quel mondo ha creato i suoi copioni, guardiamo i politici litigare perché così possiamo dire quanto siano inefficaci. Guardiamo i personaggi in tv delle varie trasmissioni alzare la voce e fare scene isteriche perché sono talmente ridicoli che fanno ridere.

Io parlo della vita vera. Quella dove in certi contesti può diventare davvero difficile sopravvivere. Basti pensare ai disturbi legati allo stress lavoro correlato, al mobbing, al burn out, e a tutti conflitti sul lavoro. Problemi di assenteismo, lo sbilanciamento della meritocrazia.

Io, nel mio lavoro ne ho viste tante. Guarda il caso aziendale azienda e conflitti tra dipendenti.

Leggi la prima parte