Problemi di autostima: comprenderli è il primo passo per superarli
Forse sei arrivato in questa pagina perché vorresti sentirti più sicuro di te.
Oppure perché fai fatica a farti rispettare, hai paura del giudizio degli altri, ti senti spesso in difetto o, dopo ogni errore, finisci per mettere in discussione il tuo valore.
Magari pensi che il problema sia la timidezza, il carattere, la comunicazione o la mancanza di sicurezza.
E se, invece, tutte queste difficoltà avessero un filo conduttore comune?
In alcuni casi, dietro ciò che stai vivendo, possono esserci problemi di autostima che non hai mai imparato a riconoscere.
Per questo motivo, spesso si cerca di cambiare il comportamento, di comunicare meglio o di acquisire più sicurezza, senza comprendere davvero che cosa stia mantenendo fragile il rapporto con sé stessi.
Ed è proprio da questa comprensione che può iniziare un cambiamento concreto.
Comprendere come si costruisce l’autostima cambia tutto
«Ho letto tanti libri sull’autostima… ma dentro di me non è cambiato nulla»
Se ti sei ritrovato a pensare questa frase, non partirei dai libri che hai letto.
Partirei da una domanda diversa.
Che cosa, oggi, continua a mantenere fragile il rapporto che hai con te stesso?
«Ho letto tanti libri sull’autostima. Ho seguito video, corsi e consigli. Ho capito tante cose… ma dentro di me non è cambiato nulla.»
Forse non è una questione di aver letto poco.
Forse il punto è un altro.
Sapere che cos’è l’autostima non significa aver compreso come si costruisce.
Capita spesso di trovare contenuti che spiegano la teoria, descrivono i sintomi o propongono strategie per aumentare la fiducia in se stessi.
Molto più raramente aiutano a comprendere perché l’autostima diventa fragile e da quali elementi dipende davvero.
Ed è proprio questa comprensione che fa la differenza.
Perché, se continui a intervenire solo sul risultato finale, senza comprendere il funzionamento che lo genera, rischi di ottenere miglioramenti temporanei che, dopo poco tempo, svaniscono.
L’autostima non è un interruttore che si accende o si spegne.
È una costruzione.
E, come ogni costruzione, poggia su basi che devono essere comprese prima ancora di essere rafforzate.
I problemi di autostima possono nascondersi dietro altre difficoltà
Se pensi ai problemi di autostima, probabilmente immagini una persona molto timida, insicura e incapace di prendere decisioni.
Ma quello che stai vivendo potrebbe essere molto diverso.
Puoi convivere per anni con una bassa autostima senza rendertene conto.
Perché l’autostima raramente si presenta dicendo: «Il problema è qui.»
Molto più spesso si nasconde dietro difficoltà che sembrano avere tutt’altra origine.
Magari pensi di avere un problema di comunicazione perché fai fatica a dire quello che pensi.
Oppure sei convinto di non riuscire a fare carriera perché ti manca qualche competenza.
Forse ti dici semplicemente di essere “troppo buono”.
Oppure attribuisci quello che stai vivendo al tuo carattere.
O, al contrario, ti consideri una persona forte, ma ti accorgi che basta una critica o un’osservazione per farti reagire con aggressività.
A prima vista sembrano situazioni molto diverse.
Eppure, potrebbero avere un filo conduttore comune: un rapporto fragile con il valore che attribuisci a te stesso.
Questo non significa che dietro ogni difficoltà ci sia necessariamente un problema di autostima.
Le cause possono essere diverse.
Ma comprendere se l’autostima sta contribuendo a mantenere quello che stai vivendo cambia completamente il modo di affrontarlo.
È lo stesso principio che guida il mio lavoro.
Il problema che vedi non sempre coincide con quello che lo genera.
Per questo, prima di cercare una soluzione, preferisco aiutarti a comprendere che cosa sta realmente succedendo.
Il problema che vedi potrebbe non essere quello che lo genera
Prova a osservare queste situazioni.
| Quello che pensi | Quello che, in alcuni casi, può contribuire a mantenerlo |
| Non riesco a farmi rispettare. | La paura di perdere l’approvazione degli altri rende difficile mettere dei limiti. |
| Non faccio carriera. | La paura di sbagliare o di esporsi porta a rinunciare a nuove opportunità. |
| Sono troppo aggressivo. | L’aggressività può diventare una modalità per proteggere un senso di vulnerabilità. |
| Non riesco a dire di no. | Il timore di deludere gli altri pesa più dei propri bisogni. |
| Mi sento sempre in colpa se non faccio una cosa. | Il bisogno di sentirsi una “brava persona” porta a mettere i bisogni degli altri prima dei propri. |
| Mi confronto continuamente con gli altri. | Il proprio valore viene misurato soprattutto attraverso i risultati e il confronto con gli altri. |
| Ho sempre bisogno che gli altri mi confermino che sto facendo bene. | La fiducia in sé stessi dipende prevalentemente dal giudizio degli altri. |
I problemi di autostima non si comprendono osservando solo il sintomo
Questa tabella non serve per fare una diagnosi.
Serve a mettere in evidenza un principio molto importante.
Due persone possono vivere la stessa difficoltà per motivi completamente diversi.
E la stessa difficoltà può assumere significati differenti da persona a persona.
Per questo motivo, prima di cercare tecniche o strategie, è fondamentale comprendere quale funzionamento sta mantenendo il problema.
È proprio da questa comprensione che può iniziare un cambiamento concreto.
L’autostima è come un piccolo animaletto: va nutrita ogni giorno
Quando una persona mi dice:
«Ho problemi di autostima.»
Le propongo quasi sempre la stessa immagine.
Immagina che la tua autostima sia un piccolo animaletto.
- Ogni giorno ha bisogno di essere nutrito.
- Ha bisogno di sentirsi al sicuro.
- Di ricevere attenzione.
- Di essere trattato con cura.
Ti dimenticheresti mai di dargli da mangiare per giorni?
Probabilmente no.
Eppure, con noi stessi, a volte facciamo proprio questo.
Ci critichiamo per ogni errore.
Ci confrontiamo continuamente con gli altri.
Ci diciamo che non siamo abbastanza.
Sminuiamo i nostri successi.
Pretendiamo la perfezione.
Ogni volta che lo facciamo, è come se togliessimo un po’ di nutrimento al nostro animaletto.
Da bambini, questo compito appartiene soprattutto ai genitori, agli insegnanti e agli altri adulti di riferimento.
Sono loro che, attraverso le parole, gli sguardi e il modo in cui reagiscono ai nostri errori, iniziano a costruire l’immagine che abbiamo di noi stessi.
Poi, crescendo, succede qualcosa di molto importante.
Quel piccolo animaletto rimane con noi.
Ma la persona che se ne prende cura diventiamo noi.
Ogni pensiero che facciamo su noi stessi, ogni errore che interpretiamo come una sconfitta, ogni volta che ci sentiamo “non abbastanza”, può renderlo più fragile.
Al contrario, quando impariamo a riconoscere i nostri progressi, ad accettare i limiti senza trasformarli in una condanna e a parlarci con maggiore rispetto, è come se tornassimo a nutrirlo.
Ecco perché i problemi di autostima non si risolvono semplicemente cercando di sentirsi più sicuri.
Il cambiamento inizia quando impariamo a prenderci cura del rapporto che abbiamo con noi stessi, un giorno alla volta.
I problemi di autostima: quali mattoncini hanno bisogno di essere rinforzati?
La metafora dei mattoncini è uno degli strumenti che utilizzo per aiutare le persone a comprendere che l’autostima non è qualcosa che si “ha” o “non si ha”, ma una costruzione fatta di elementi diversi, che possono essere osservati e rinforzati uno alla volta.
Quando una persona mi dice:
«Vorrei avere più autostima.»
le propongo spesso una metafora.
Immagina che la tua autostima sia uno scatolone pieno di mattoncini Lego.
Ogni mattoncino rappresenta un elemento importante: il valore che attribuisci a te stesso, il modo in cui ti parli, le convinzioni che hai costruito nel tempo, la fiducia nelle tue capacità, le esperienze che hai vissuto, le relazioni che frequenti e i comportamenti che ripeti ogni giorno.
Insieme, tutti questi mattoncini costruiscono la tua autostima.
La vera autostima non significa avere tutti i pezzi perfetti.
Significa avere una costruzione abbastanza solida da sostenerti anche quando incontri una difficoltà.
Quando lavoriamo sui problemi di autostima, non cerchiamo di rinforzare tutto indistintamente.
Prima osserviamo insieme lo scatolone.
Ci chiediamo:
Quali mattoncini sono già solidi?
Quali, invece, sono diventati più fragili e hanno bisogno di essere rinforzati?
Per questo non mi piace parlare semplicemente di “tanta” o “poca” autostima.
Esistono persone che hanno alcuni mattoncini molto forti e altri che, per la loro storia, le esperienze vissute o il modo in cui hanno imparato a guardarsi, hanno bisogno di essere ricostruiti.
È proprio da qui che inizia il cambiamento.
Non cercando di diventare perfetti.
Ma comprendendo quale pezzo della tua costruzione ha bisogno, oggi, di maggiore attenzione.
Il valore che attribuisci a te stesso
Quando commetti un errore, che cosa succede dentro di te?
Pensi:
“Ho sbagliato.”
oppure arrivi a dirti:
“Sono sbagliato.”
Sembra una differenza piccola.
In realtà cambia tutto.
Un errore riguarda un comportamento.
Il tuo valore riguarda la persona che sei.
Quando le due cose si confondono, ogni difficoltà rischia di trasformarsi in una conferma di non essere abbastanza.
Come ti parli ogni giorno influenza la tua autostima
Prova ad ascoltare il dialogo che hai con te stesso.
Quando commetti un errore, quali sono le parole che ti dici?
Se un amico vivesse la tua stessa situazione, gli parleresti con la stessa durezza con cui parli a te stesso?
Sai qual è una delle cose che noto più spesso nel mio lavoro?
Il giudice più severo della tua vita, molto probabilmente, sei proprio tu.
Non ti perdoni gli errori.
Ti rimproveri.
Ti dici che avresti dovuto fare meglio.
E, poco alla volta, inizi a convincerti che ogni errore dica qualcosa sul tuo valore come persona.
Se torniamo alla metafora del piccolo animaletto, prova a immaginare di parlargli ogni giorno con queste stesse parole.
Come pensi che si sentirebbe?
Probabilmente diventerebbe sempre più insicuro e spaventato.
Con l’autostima succede qualcosa di molto simile.
Il modo in cui ti parli può nutrirla e farla crescere, oppure indebolirla, un pensiero dopo l’altro.
Il modo in cui ti parli può nutrire la tua autostima e farla crescere, oppure indebolirla, un pensiero dopo l’altro. Se vuoi capire da dove nascono questi pensieri, puoi approfondire il ruolo delle convinzioni che bloccano il cambiamento.
Le convinzioni che hai imparato nel tempo
Molte convinzioni sembrano assolutamente normali.
Eppure, influenzano ogni scelta che facciamo.
Ad esempio:
- Devo piacere a tutti.
- Non posso sbagliare.
- Se qualcuno mi critica significa che valgo meno.
- Per essere amato devo dimostrare continuamente qualcosa.
Non sono semplici pensieri.
Sono gli occhiali attraverso cui interpreti quello che vivi.
Ed è difficile sentirsi sicuri di sé quando ogni esperienza viene letta attraverso convinzioni così rigide.
Se desideri approfondire il modo in cui queste convinzioni influenzano il rapporto con te stesso e scoprire come iniziare a modificarle, puoi leggere anche la guida su come alzare la propria autostima.
La fiducia nelle tue capacità
Prova a immaginare questa situazione.
Al lavoro si libera una posizione che ti piacerebbe ricoprire.
Sai che hai le competenze necessarie.
Eppure, una voce dentro di te continua a ripetere:
«Non ce la farò.»
«Ci sarà sicuramente qualcuno più bravo di me.»
«Meglio non provarci.»
Che cosa fai?
Molto probabilmente rinunci ancora prima di metterti alla prova.
Non perché non ne sei capace.
Ma perché non credi di esserlo.
Questa fiducia nelle proprie capacità si chiama autoefficacia.
Non significa pensare di riuscire sempre in tutto.
Significa dirsi:
«Forse oggi non ci riesco ancora, ma posso imparare.»
Ogni volta che affronti una situazione nuova, fai esperienza e scopri di poter crescere, questo mattoncino della tua autostima diventa un po’ più solido.
Ogni volta che rinunci senza nemmeno provarci, invece, quel mattoncino si indebolisce.
E, poco alla volta, inizi a convincerti che il problema non sia quella situazione, ma tu.
Il significato che dai alle esperienze
Prova a immaginare questa situazione.
Il tuo responsabile ti dice:
«Vorrei parlarti un momento.»
Per qualcuno è una frase normale.
Per qualcun altro, in pochi secondi, diventa:
“Ho fatto qualcosa di sbagliato.”
“Adesso mi criticherà.”
“Non sono stato abbastanza bravo.”
Poi scopri che voleva semplicemente affidarti un nuovo progetto.
Che cosa è successo?
L’evento è stato lo stesso.
È cambiato il significato che gli hai attribuito.
Succede anche quando ricevi una critica.
C’è chi pensa:
«Posso capire che cosa migliorare.»
E c’è chi conclude immediatamente:
«Se mi hanno criticato significa che non valgo abbastanza.»
La differenza non sta nella critica.
Sta nel modo in cui viene interpretata.
Ed è proprio per questo che, quando lavoriamo sui problemi di autostima, non ci fermiamo a osservare ciò che è accaduto.
Cerchiamo di comprendere il significato che tu hai dato a quell’esperienza.
Perché è lì che, molto spesso, nasce il rapporto che costruisci con te stesso.
L’autostima cambia il modo in cui vivi le relazioni
Prova a pensare alle persone con cui trascorri la maggior parte del tuo tempo.
- Come ti senti quando sei con loro?
- Ti senti libero di esprimere quello che pensi?
- Di sbagliare senza sentirti giudicato?
- Oppure hai la sensazione di dover dimostrare continuamente di essere all’altezza?
Magari basta una battuta per farti sentire in difetto.
Una critica ti rimane in testa per giorni.
Oppure finisci per chiederti se sei tu a sbagliare, anche quando dentro di te senti che qualcosa non va.
Se queste situazioni si ripetono nel tempo, possono lasciare un segno.
Non perché siano le altre persone a decidere quanto vali.
Ma perché, poco alla volta, rischi di iniziare a guardarti con i loro occhi.
Al contrario, una relazione nella quale ti senti rispettato, ascoltato e accolto ti aiuta a riconoscere anche le tue risorse, soprattutto nei momenti di difficoltà.
Per questo motivo, autostima e relazioni si influenzano continuamente: il modo in cui ti vedi cambia il modo in cui vivi i rapporti con gli altri, e le relazioni che vivi possono rafforzare oppure indebolire il rapporto che hai con te stesso.
Se vuoi approfondire questo legame, ti consiglio di leggere l’articolo dedicato all’ autostima e relazioni: perché sentirsi sicuri cambia il modo in cui gli altri ti trattano.
I comportamenti che ripeti ogni giorno
Prova a pensare all’ultima volta che avresti voluto dire quello che pensavi.
Magari durante una riunione.
Oppure davanti a un collega, al tuo partner o a un amico.
Avevi qualcosa da dire.
Ma hai pensato:
“È meglio lasciar perdere.”
“Tanto non riuscirò a spiegarmi.”
“È inutile, finirà male.”
Così sei rimasto in silenzio.
In quel momento hai provato un po’ di sollievo.
Hai evitato il confronto.
Ma prova a chiederti che cosa hai imparato da quella situazione.
Molto probabilmente il tuo cervello ha registrato un messaggio come questo:
“Se ho evitato, significa che non ero capace di affrontarlo.”
La volta successiva sarà ancora più difficile parlare.
E quella dopo ancora.
Nasce così un circolo vizioso.
Più eviti, meno ti senti capace.
E meno ti senti capace, più continuerai a evitare.
Per questo i problemi di autostima non cambiano soltanto modificando il modo di pensare.
Cambiano anche attraverso i piccoli comportamenti che scegli di mettere in pratica ogni giorno.
A volte, il primo passo non è fare qualcosa di perfetto.
È semplicemente smettere di evitare.
Se ti riconosci in queste situazioni, può esserti utile approfondire come sviluppare una comunicazione più assertiva e imparare a esprimere ciò che pensi senza paura del confronto.
Comprendere come funziona l’autostima cambia il modo di affrontare il problema
Dopo aver letto tutto questo, forse ti stai facendo una domanda.
“Da dove comincio?”
Se te lo stai chiedendo, voglio dirti una cosa importante.
È proprio da questa domanda che inizia il cambiamento.
Se te lo stai chiedendo, significa che stai iniziando a osservare la tua situazione con uno sguardo diverso.
Fino a quel momento eri concentrato sul problema.
Su quello che gli altri hanno detto.
Su quello che è successo.
Su quello che non sei riuscito a fare.
Adesso, invece, stai iniziando a porti una domanda diversa.
“Che cosa posso fare io?”
Ed è una domanda che cambia completamente la prospettiva.
Perché, senza accorgertene, stai passando da una posizione di impotenza a una posizione di potere.
Quando inizio un percorso con una persona, c’è una domanda che le faccio spesso.
“Qual è il tuo potere, oggi?”
Non il potere di controllare gli altri.
Non il potere di cambiare il passato.
Ma il potere di fare il passo successivo.
Di scegliere un comportamento diverso.
Di osservare i tuoi pensieri con maggiore consapevolezza.
Di prenderti cura di quel mattoncino della tua autostima che oggi è più fragile.
Forse, in questo momento, hai la sensazione di non avere abbastanza risorse.
In realtà succede una cosa curiosa.
Le nostre risorse personali non le notiamo quando tutto va bene.
Le scopriamo proprio quando la vita ci mette alla prova.
È nei momenti difficili che iniziamo ad accorgerci di avere capacità, forza e possibilità che fino a quel momento non avevamo mai visto.
Ecco perché non esiste un esercizio uguale per tutti.
Prima di cercare una soluzione, è importante comprendere quale mattoncino della tua costruzione oggi ha bisogno di essere rinforzato.
Perché è proprio da lì che può iniziare un cambiamento concreto.
Perché due persone con la stessa difficoltà possono avere bisogno di percorsi diversi
Immagina che due persone entrino nel mio studio e mi dicano la stessa identica frase.
“Quando sono in riunione non riesco a parlare.”
Se mi fermassi alle parole, potrei pensare che abbiano lo stesso problema.
Ma è davvero così?
La prima persona vorrebbe intervenire, ma ha paura del giudizio degli altri.
Ogni volta che alza la mano pensa:
“E se dicessi qualcosa di sbagliato?”
La seconda non teme tanto il giudizio.
È convinta di dover parlare solo quando è perfettamente preparata.
Così aspetta il momento giusto… che spesso non arriva mai.
La terza, invece, ha imparato nel corso della sua vita che esprimere la propria opinione significa esporsi a critiche, discussioni o conflitti.
Per questo preferisce rimanere in silenzio.
Alla fine, tutte e tre fanno la stessa cosa.
Non parlano.
Ma il motivo per cui lo fanno è completamente diverso.
Ed è proprio qui che nasce la domanda più importante.
Che cosa sta mantenendo questo comportamento?
Perché è la risposta a questa domanda che permette di scegliere la direzione del percorso.
Comprendere ciò che mantiene il problema cambia il modo di affrontarlo
È anche per questo che diffido delle soluzioni valide per tutti.
Le tecniche possono essere strumenti utili.
Ma acquistano davvero valore solo quando vengono utilizzate con la persona giusta, nel momento giusto e per il motivo giusto.
Nel mio lavoro non parto quasi mai chiedendomi:
“Come possiamo aumentare la tua autostima?”
Mi interessa molto di più capire:
“Che cosa, oggi, sta mantenendo fragile il rapporto che hai con te stesso?”
Perché quando iniziamo a comprenderlo, succede qualcosa di importante.
La tua attenzione non è più concentrata soltanto sul problema.
Inizia a spostarsi su ciò che puoi fare per affrontarlo.
È in quel momento che molte persone smettono di sentirsi impotenti.
E iniziano a riscoprire il proprio potere.
Non il potere di cambiare gli altri.
Non il potere di cancellare il passato.
Ma il potere di comprendere meglio se stesse e di iniziare un cambiamento possibile.
Ed è proprio da lì che, insieme, possiamo costruire un percorso davvero adatto alla tua storia.
Patrizia, come faccio a capire se ho bisogno di un aiuto per i problemi di autostima?
Ottima domanda.
E la risposta, secondo me, sta tutta in una parola.
Consapevolezza.
È una parola che utilizzo spesso perché rappresenta il momento in cui qualcosa comincia davvero a cambiare.
Che cosa significa?
Significa che inizi ad accorgerti di quello che ti succede.
Magari ti rendi conto che, ancora una volta, hai evitato di dire quello che pensavi.
Oppure che hai chiesto conferma agli altri prima di prendere una decisione.
O che, dopo un piccolo errore, hai passato tutta la giornata a rimproverarti.
La differenza è che questa volta non vivi semplicemente quelle situazioni.
Le riconosci.
E quando inizi a riconoscerle, succede qualcosa di importante.
Non ti limiti più a pensare:
“Sono fatto così.”
Inizi a chiederti:
“Perché continuo a comportarmi in questo modo?”
Ed è proprio questa la consapevolezza.
Per me è uno dei momenti più belli del percorso.
Perché è lì che smetti di subire quello che ti sta succedendo e inizi a guardarlo con occhi diversi.
È anche il momento in cui può diventare utile chiedere un aiuto.
Non perché ci sia qualcosa che non va in te.
Ma perché comprendere da soli ciò che mantiene fragile il rapporto con se stessi non è sempre facile.
Ed è proprio qui che posso aiutarti.
Non con una soluzione uguale per tutti.
Ma aiutandoti a comprendere il tuo modo di funzionare e a scoprire quali risorse puoi utilizzare per costruire un cambiamento concreto.
Come lavoro sui problemi di autostima
Se tu mi dicessi:
“Patrizia, secondo me ho poca autostima.”
Io ti risponderei:
“Può essere. Ma dimmi una cosa…”
“Che cosa succede, oggi, quando inizi a sentirti in difficoltà?”
È da questa domanda che inizia il mio lavoro.
Il mio obiettivo non è convincerti che vali di più.
E nemmeno insegnarti a pensare positivo.
Prima di tutto voglio aiutarti a comprendere che cosa sta succedendo.
A volte mi accorgo che la difficoltà nasce dal modo in cui una persona parla a se stessa ogni giorno.
Altre volte sono convinzioni costruite nel tempo che, senza rendersene conto, continuano a guidare il suo modo di pensare, di scegliere e di vivere le relazioni.
In altre situazioni entrano in gioco esperienze che hanno lasciato un segno, la paura del giudizio, il bisogno continuo di approvazione o la difficoltà a riconoscere il proprio valore.
Ogni persona è diversa.
Per questo non credo nei percorsi uguali per tutti.
Insieme iniziamo a mettere ordine.
Osserviamo quello che succede oggi, cerchiamo di capire perché continua a succedere e mettiamo a fuoco ciò che, in questo momento, sta mantenendo fragile il rapporto che hai con te stesso.
Da lì iniziamo a costruire il percorso.
Non un percorso uguale per tutti.
Il tuo.
Un percorso costruito sulla tua storia, sulle tue risorse e sul tuo modo di funzionare.
Io sarò al tuo fianco per accompagnarti in questo percorso, un passo alla volta.
Perché credo che i cambiamenti più importanti non nascano da gesti straordinari, ma da una comprensione che, giorno dopo giorno, diventa sempre più chiara.
Piccoli passi. Grandi cambiamenti. Una comprensione alla volta.
Cominciamo a comprendere insieme che cosa sta succedendo
Se, leggendo questa pagina, hai pensato:
“Mi sono riconosciuto.”
oppure
“Sembra che stia parlando di me.”
forse è il momento di fare un passo in più.
Non per trovare subito una soluzione.
Ma per iniziare a comprendere che cosa sta succedendo.
Nel primo colloquio ascolterò la tua situazione, ti farò alcune domande e inizieremo insieme a mettere a fuoco ciò che, oggi, sta mantenendo questa difficoltà.
Insieme cercheremo di comprendere se questa difficoltà è davvero legata all’autostima oppure se nasce da qualcos’altro.
Oppure che l’autostima è soltanto una parte di qualcosa di più ampio.
In ogni caso, usciremo dall’incontro con una comprensione più chiara della tua situazione.
Il primo colloquio dura circa 15-20 minuti, è gratuito e si svolge online.
Se poi sentirai che il mio modo di lavorare è quello giusto per te, potremo valutare insieme il percorso più adatto.
Se desideri, possiamo cominciare da qui.
📅 Prenota il tuo primo colloquio conoscitivo gratuito.
Oppure scegli il modo che preferisci per contattarmi.
Puoi inviarmi un messaggio, anche con poche righe.
Raccontami che cosa ti sta succedendo o quale situazione stai vivendo in questo momento.
Ti risponderò personalmente.
Puoi scrivere, ad esempio:
Buongiorno Patrizia, ho letto la pagina sui problemi di autostima e mi sono riconosciuto in alcune situazioni. Vorrei avere qualche informazione sul primo colloquio conoscitivo.
✉️ E-mail o modulo di contatto
Puoi scrivermi all’indirizzo info@patriziamarzola.it oppure, se preferisci, compilare il modulo che trovi qui sotto.
Raccontami, anche con poche parole, che cosa stai vivendo. Leggerò personalmente il tuo messaggio e ti risponderò nel più breve tempo possibile. Tutto ciò che mi scriverai sarà trattato con la massima riservatezza e nel pieno rispetto del segreto professionale.
Problemi di autostima: le domande che potresti porti
“Da tempo penso di avere poca autostima. Ma se il problema fosse un altro?”
È una possibilità.
Ed è proprio questo che cercheremo di comprendere insieme.
A volte l’autostima è davvero il problema principale.
Altre volte, invece, è la conseguenza di qualcos’altro: una relazione difficile, la paura del giudizio, un periodo particolarmente stressante o altri aspetti che oggi ti fanno sentire in difficoltà.
Per questo motivo non mi piace partire dalle etichette.
Preferisco partire da te e da quello che stai vivendo oggi.
“Ho letto libri sull’autostima, seguito consigli e visto tanti video. Perché non è cambiato nulla?”
Perché leggere un libro può aiutarti a capire meglio quello che stai vivendo.
Ma comprendere un concetto non significa, automaticamente, riuscire a cambiare il modo in cui ti guardi, ti giudichi o reagisci nelle situazioni di ogni giorno.
Durante il percorso non lavoriamo solo sulle idee.
Cerchiamo di comprendere insieme che cosa, nella tua situazione, continua a mantenere viva questa difficoltà.
“Se faccio i colloqui online, sono efficaci come quelli in presenza?”
Assolutamente sì.
Se sceglierai il percorso online, riceverai la stessa attenzione, lo stesso metodo di lavoro e lo stesso tempo dedicato all’ascolto che avresti nel mio studio.
L’unica differenza è che potrai parlare con me comodamente da casa, senza affrontare il viaggio fino a Fidenza.
“E se durante il primo colloquio capisco che il tuo metodo non è quello giusto per me?”
È proprio per questo che il primo colloquio conoscitivo esiste.
Serve innanzitutto a conoscerci.
Tu potrai raccontarmi la situazione che stai vivendo e conoscere il mio modo di lavorare.
Io, invece, cercherò di comprendere la tua difficoltà e di capire se posso esserti davvero d’aiuto.
Già durante questo primo incontro inizieremo a comprendere meglio la tua situazione e a capire se il mio modo di lavorare può essere quello più adatto a te.
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Dott.ssa Patrizia Marzola Psicologa a Fidenza, iscritta all’Albo dell’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna n° 3524 – P.Iva 02286890344 – Scheda Personale PATRIZIA MARZOLA
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