Sei a tavola con alcune persone. La conversazione procede e ti viene in mente qualcosa da raccontare.
Stai per iniziare, ma ti fermi: “E se dicessi una stupidata? E se non facesse ridere? E se mi guardassero come per dire: ma questa cosa che c’entra?”
Mentre cerchi la frase giusta, qualcun altro prende la parola. Il momento passa e tu rimani in silenzio.
Più tardi ripensi alla scena e sai perfettamente che cosa avresti potuto dire. Ma ormai hai già concluso: “Sono troppo timido. Con gli altri non ci so stare.”
Per capire come superare la timidezza, dobbiamo partire proprio da quei pochi secondi.
Come superare la timidezza quando proprio sul momento ti blocchi
Prima di una cena, una riunione o un incontro puoi prometterti:
“Questa volta parlerò di più.”
Allora ti prepari come se dovessi sostenere un’interrogazione. Ripassi mentalmente gli argomenti di cui potresti parlare, leggi qualcosa per sentirti più preparato e immagini le domande che potrebbero farti.
Pensi che, se arriverai con le parole giuste, non rischierai di dire una stupidata e nessuno potrà considerarti noioso o ignorante.
Puoi trascorrere ore a prepararti. Poi arrivi e quella sicurezza scompare.
Qualcuno ti fa una domanda e, invece di seguire la conversazione, cerchi la risposta che non ti farà sembrare impacciato o fuori luogo. Più vuoi dire la cosa giusta, più le parole sembrano bloccarsi.
Rispondi brevemente. L’altro cambia argomento. Subito dopo pensi:
“Ecco, non so mai che cosa dire.”
Eppure, le parole non ti mancano sempre. Con una persona che conosci bene, magari sei ironico, curioso e spontaneo. Il problema, quindi, potrebbe non essere quanto sei preparato o quanto hai da raccontare.
È da questa differenza che possiamo partire: che cosa cambia quando ti senti libero e che cosa accade, invece, pochi istanti prima che tu cominci a bloccarti?
Possiamo rivedere una situazione reale e osservare dove si sposta la tua attenzione, che cosa temi possa accadere e quale significato attribuisci alla reazione dell’altro.
Non per analizzare ogni parola, ma per rendere visibile un passaggio che, mentre lo vivi, avviene così velocemente da sembrarti semplicemente timidezza.
Quando “sono timido” diventa “non posso farlo”
La timidezza può descrivere ciò che provi in una situazione. Diventa più limitante quando comincia a definire ciò che pensi di essere e di poter fare.
Non dici più:
“Con queste persone ho bisogno di un po’ di tempo.”
Pensi:
“Sono timido, quindi non riuscirò a parlare.”
A quel punto entri nella relazione aspettandoti già di bloccarti. Se devi presentarti, temi di non sapere come continuare. Se racconti qualcosa, osservi il viso degli altri per capire se li stai annoiando. Se nessuno reagisce immediatamente, pensi di aver detto una stupidata.
La timidezza diventa uno schermo tra te e gli altri. Sei presente e vorresti partecipare, ma continui a guardare la relazione da dietro quella distanza.
La paura del giudizio può rendere lo schermo ancora più spesso. Non temi soltanto di sbagliare una frase: temi tutto ciò che gli altri potrebbero concludere su di te.
Posso aiutarti a riconoscere le convinzioni che si attivano in questi momenti e a separarle da ciò che è realmente accaduto. Non ti dirò semplicemente di pensare positivo: rivedremo insieme le situazioni che hai vissuto, per mostrarti quei passaggi che, mentre sei dentro la relazione, possono sfuggirti.
L’altro si è davvero annoiato oppure ha soltanto distolto lo sguardo? Hai detto qualcosa di stupido oppure hai interpretato un breve silenzio come una bocciatura?
Quando vivi la timidezza da dentro, questi passaggi sembrano un’unica certezza:
“Mi sono bloccato perché con le persone non sono capace.”
Ti aiuterò a distinguere ciò che è successo, ciò che hai immaginato che l’altro pensasse e la conclusione che hai tratto su te stesso. Imparerai progressivamente a farlo anche nelle nuove situazioni, senza lasciare che una reazione o un silenzio diventino subito la prova che non sei capace.
Essere timido in un momento non significa non saper stare con le persone.
Il Doppio Sguardo: perché più ti controlli, meno riesci a essere spontaneo
Immagina di dover camminare guardando continuamente i tuoi piedi: controlli ogni passo per paura di inciampare, ma proprio per questo perdi di vista la strada.
Nelle relazioni può accadere qualcosa di simile. Mentre cerchi di evitare una parola sbagliata o un gesto fuori posto, smetti poco alla volta di seguire davvero la persona che hai davanti.
È qui che entra in azione quello che chiamo Il Doppio Sguardo.
Sei davanti a una persona e provi ad ascoltarla. Intanto, però, un’altra parte della tua attenzione controlla te:
“Sto parlando troppo piano?”
“Dove metto le mani?”
“Mi si vede che sono agitato?”
“Quello che sto dicendo è interessante?”
Con un primo sguardo cerchi di seguire la persona che hai davanti. Con il secondo osservi te stesso come se fossi contemporaneamente dentro e fuori dalla conversazione.
Più il secondo sguardo prende spazio, meno attenzione rimane per ascoltare, cogliere ciò che accade e rispondere con naturalezza.
Non ti manca necessariamente qualcosa da dire. Sei troppo occupato a controllare come lo stai dicendo.
Il controllo che dovrebbe aiutarti finisce per bloccarti
Ti controlli perché vuoi evitare una brutta figura. È una forma di protezione: se trovi la frase giusta, controlli la voce e osservi le reazioni dell’altro, pensi di poter impedire che si faccia un’idea negativa di te.
Ma nel frattempo una conversazione smette di essere un incontro e diventa un esame.
Mentre prepari la risposta perfetta, l’altro continua a parlare. Perdi il momento in cui avresti potuto intervenire, rispondi in modo meno naturale e senti aumentare la distanza.
Il Doppio Sguardo funziona così:
| Quando sei nella relazione | Quando prevale il Doppio Sguardo |
| Ascolti ciò che l’altro dice | Controlli come sta uscendo la tua voce |
| Segui il discorso | Prepari mentalmente la frase perfetta |
| Rispondi a ciò che accade | Immagini l’impressione che stai dando |
| Lasci emergere una risposta | Correggi continuamente te stesso |
A quel punto il silenzio o l’impaccio sembrano confermare proprio ciò che temevi:
“Vedi? Sono timido e non so stare con gli altri.”
Questa è la scoperta centrale: il controllo che usi per proteggerti dal giudizio può contribuire a creare il blocco che poi attribuisci alla timidezza.
Possiamo rivedere insieme una tua conversazione e riconoscere che cosa occupa il secondo sguardo. Per qualcuno è la voce, per qualcun altro il rossore, le mani, il silenzio o il timore di non essere interessante.
Non si tratta di consegnarti una tecnica valida per ogni situazione, ma di aiutarti a vedere un funzionamento che, proprio perché lo vivi dall’interno, può essere difficile riconoscere da solo.
Superare la timidezza non significa diventare estroverso
Forse hai guardato una persona espansiva e hai pensato:
“Per stare bene con gli altri dovrei diventare così.”
Ma quello potrebbe non essere il tuo obiettivo.
Non devi trasformarti nella persona che intrattiene tutta la tavolata, parla con chiunque o ama stare al centro dell’attenzione. Puoi essere riservato, selettivo e aver bisogno di tempo per prendere confidenza.
Magari vorresti semplicemente riuscire a raccontare qualcosa senza ritirarti al primo dubbio. Oppure iniziare una conversazione con una persona che ti interessa, intervenire durante una riunione o partecipare a un’uscita senza passare tutto il tempo a controllarti.
Questi sono obiettivi diversi dal diventare estroverso.
Superare la timidezza significa riuscire a partecipare alle situazioni che desideri vivere, secondo il tuo modo di essere.
Se il disagio compare soltanto in determinati ambienti, possiamo anche capire se entra in gioco la timidezza oppure il sentirsi fuori posto con le persone. Non devi imparare a stare bene ovunque: devi poter scegliere dove vuoi esserci senza lasciare che il “non sono capace” scelga sempre al posto tuo.
Come superare la timidezza partendo dalle situazioni che vivi davvero
Dire a una persona timida “devi buttarti” serve a poco. Potresti anche costringerti a partecipare a una cena e trascorrere tutta la serata controllando ogni parola, in attesa del momento di tornare a casa.
Per questo partiamo da ciò che succede davvero a te.
Un collega, per esempio, ti chiede che cosa hai fatto nel fine settimana. Avresti qualcosa da raccontare, ma rispondi soltanto:
“Niente di particolare.”
Forse temi di non essere interessante. Oppure pensi che quella domanda non nasca da una semplice curiosità, ma dal desiderio di indagare nella tua vita privata.
Rimani sulla difensiva e chiudi lo scambio. Il collega smette di fare domande e tu consideri la sua distanza una conferma:
“Con le persone non riesco proprio a parlare.”
Possiamo ripartire da quei pochi secondi: ricostruire che cosa hai pensato, dove hai cominciato a controllarti e che cosa ti ha fatto scegliere la risposta più breve.
Poi individuiamo la possibilità che ti è mancata e la alleniamo concretamente: continuare lo scambio, fare una domanda, raccontare qualcosa di te o entrare in una conversazione già iniziata.
Le abilità sociali e la comunicazione efficace non servono a costruire una personalità artificiale. Ti aiutano ad avere più possibilità quando desideri entrare in relazione.
Potrai sperimentarle nella quotidianità e osservare che cosa accade davvero, senza valutare ogni esperienza soltanto attraverso la paura.
Come superare la timidezza senza lasciare che decida al posto tuo
La timidezza non deve necessariamente sparire perché tu possa sentirti più libero.
Puoi continuare ad avere bisogno di tempo, preferire piccoli gruppi o non amare essere al centro dell’attenzione. Il cambiamento comincia quando riesci a riconoscere il Doppio Sguardo prima che scelga per te:
“Mi sto osservando così tanto che non riesco più a stare con la persona che ho davanti.”
Non si tratta di diventare più socievole, ma di riuscire a fare ciò che desideri anche quando non ti senti subito sicuro.
Psicologia e Comunicazione si incontrano proprio qui: comprendere ciò che accade dentro di te e trasformare quella comprensione in qualcosa che puoi fare diversamente nella vita reale.
Nella pagina dedicata alla comunicazione e alle relazioni interpersonali puoi approfondire il legame tra ciò che succede dentro di te e ciò che accade tra te e gli altri.
L’obiettivo è che, con il tempo, tu sappia riconoscere queste situazioni e gestirle senza avere bisogno di me. Lo chiarisco fin dal primo colloquio conoscitivo, e spesso sorprende chi me lo sente dire: il tuo obiettivo è liberarti di me il prima possibile.
Ti controlli così tanto da non riuscire più a essere spontaneo?
Il primo incontro conoscitivo è gratuito, dura circa 15–20 minuti e si svolge online.
È un primo momento per conoscerci. Potrai raccontarmi brevemente che cosa ti sta succedendo e che cosa vorresti riuscire a gestire diversamente.
Durante l’incontro avremo soprattutto l’opportunità di conoscerci: potrai capire come procedo, qual è il mio Metodo e in che modo potremmo affrontare la difficoltà che stai vivendo. È importante anche per capire se ti senti a tuo agio con me e se il mio modo di procedere è quello che stai cercando.
Parleremo anche degli aspetti pratici: ti spiegherò i costi e faremo una prima previsione dei tempi del percorso, sulla base delle informazioni che mi avrai dato.
Al termine avrai così gli elementi necessari per decidere se e come proseguire.
Puoi scrivermi su WhatsApp al 328 1971882.
Messaggio:
Ciao Patrizia, ho letto il tuo articolo su come superare la timidezza. Quando sono con gli altri mi controllo così tanto che perdo spontaneità e mi blocco. Vorrei capire se puoi aiutarmi a gestire diversamente questa situazione.
Puoi anche scrivermi a info@patriziamarzola.it oppure utilizzare il modulo di contatto.
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Dott.ssa Patrizia Marzola
Psicologa e Neuropsicologa del Benessere®
Iscrizione Albo Emilia-Romagna n. 3524.
Riceve nel suo studio a Fidenza e tramite consulenze online




