genitorialità e competenze genitoriali

La genitorialità

La genitorialità . I cambiamenti che portano la nascita dei figli

La genitorialità e competenze genitoriali

La genitorialità è il risultato di un processo evoluzionistico.

Sia la natura che la società, per ragioni adattive spingono i genitori a prendersi cura dei figli, in funzione della replicazione dei geni e dei valori della specie umana.

Main M. (1999) in “Attachment Therory” spiega che il prendersi cura di un figlio rappresenta una serie di complesse attività finalizzate a promuovere e sostenere lo sviluppo psicofisico del bambino.

Per una sana crescita ci deve essere un buon adattamento tra stadio di crescita e ambiente, tra esigenze del bambino e opportunità offerte dall’ambiente sociale (Eccles e al. 1993).

Pertanto per il sano sviluppo psicofisico sono necessarie tutta una serie di capacità e di abilità fisiche e psichiche da parte dei genitori. (Rutter e Rutter, 1992; Schaffer, 1996) che consentano loro di svolgere tutta una serie id compiti necessari pecche ciò si realizzi: nutrire, proteggere, dare affetto, conforto e sostegno, educare, insegnare, promuovere l’autonomia, e molti altri. Quello che Bowlby ha definito i sistemi di Attaccamento e di Accudimento.

Tutti questi rappresentano nel loro insieme le competenze genitoriali. Quindi la genitorialità o parenting è tutto ciò che implica l’essere madre o padre.

Ovviamente l’arrivo del figlio comporta un adattamento.
Che sia primogenito o secondogenito. Il nuovo nato porta con sé tutta una serie di emozioni legate alla gioia e alla soddisfazione ma, rappresentano per i genitori una nuova sfida, una fase di transizione che attraversa anche momenti critici.
Ad esempio lo stress legato alle necessità del neonato, lo stare svegli di notte, insomma comporta per i genitori tutta una serie di naturali adattamenti ai cambiamenti.

Cosa comporta per i genitori l’arrivo del neonato?
L’arrivo del figlio mette i genitori nella condizione di doversi confrontare con le richieste di cura del bambino, con le tensioni emotive che ne derivano, con le limitazioni in altre opportunità di vita e con le tensioni che si possono creare nella relazione coniugale .

Non è sempre facile fare rinunce. E i genitori lo sanno benissimo. Si devono fare necessariamente delle scelte, e queste scelte possono creare ulteriori tensioni. Ci sono anche rinunce, limitazioni alla libertà o all’autonomia. Queste scelte sono naturali, fanno parte integrante del profondo e meraviglioso cambiamento che la nascita di un figlio comporta.

Rinegoziare i ruoli genitoriali e di coppia.
Come ad esempio la distribuzione dei compiti. Chi fa che cosa. E questo può essere un alto fattore di stress. Che, in quelle coppie dove, il rapporto era già conflittuale, il nuovo nato può incrementare le tensioni.

Ho seguito diverse coppie che hanno vissuto nell’illusione di migliorare il rapporto di coppia con l’arrivo del figlio. Ma non sempre è così. Si, a volte accade, ma succede anche il contrario. Ci sono moltissimi fattori che interagiscono, quindi non si possono creare copioni standard per ogni nucleo famigliare.

Ma probabilmente, se prima dell’arrivo del figlio la qualità della relazione di coppia è più distesa, ci saranno maggiori probabilità che le nuove tensioni portate dall’arrivo del neonato, si esauriscono non appena ci si è adattati al cambiamento.
E sicuramente la presenza di sostegno sociale, come i nonni, che possono aiutare i genitori è un grandissimo aiuto per la coppia.
Ovviamente, come la disponibilità di una rete sociale e di risorse economiche. Ma queste sono ovvietà.

Mi piace molto la frase “nessuno nasce sapendo fare il genitore”. Vero.
Ma ci sono gruppi d’incontro studiati appositamente per preparare i genitori ai cambiamenti ed alle richieste del bambino. Se è vero che fare i genitori è il mestiere più difficile del mondo, è anche vero che è possibile, oggi, arrivare alla paternità e maternità in modo più consapevole e preparato.

Ogni fase evolutiva del bambino comporta specifiche abilità nei genitori legate a garantire il continuo sviluppo del bambino.

Dalla assoluta dipendenza dai genitori dei primi anni di vita alla sua conquista di autonomia procedendo con le fasi di sviluppo.

Vi rimando a questo articolo per approfondire la teoria dell’attaccamento di Bowlby (1969, 1991)

Alcune situazioni costituiscono dei fattori di rischio per la genitorialità, i quanto possono determinare condizioni di vera e propria disfunzione, caratterizzate da cure parentali inadeguate, le quali a loro volta, si ripercuotono in maniera negativa sul benessere del bambino (Belsky, 1984b, 1999a).

Vediamo in breve le macro-categorie

Famiglie multi problematiche
Abuso di alcol, abuso di droghe, antisocialità, presenza di malattia mentale del genitore, la mono genitorialità, la maternità in adolescenza, la conflittualità e la violenza coniugale, lo svantaggio economico, la mancanza di supporto sociale, la presenza di disabilità o comportamenti problematici del figlio, possono avere un impatto negativo sul benessere psicofisico di genitore e figlio, e sulla capacità del genitore di adattarsi all’arrivo del figlio e di rendersi cura di lui in maniera adeguata. Possono così venirsi a trovare diverse situazioni davvero gravi, che hanno un impatto devastante sui figli.

Abuso e la trascuratezza
L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce l’abuso di un minore come “Ogni forma di maltrattamento fisico e/o emotivo, abuso sessuale, trascuratezza o trattamento negligente o commerciale o altro tipo di sfruttamento, che procura un danno reale o potenziale alla salute, alla sopravvivenza, allo sviluppo o alla dignità di un bambino nel contesto di una relazione di responsabilità, fiducia o potere”.

Vengono distinti 4 forme di abuso ( Greco e Maniglio 2008c)

  1. Abuso fisico, che si riferisce al procurare o tentare di procurare lesioni corporali in maniera non accidentale;
  2. Abuso sessuale, che include tutte le attività di sfruttamento o di gratificazione sessuale commesse da un adulto e che coinvolgono bambini, anche in assenza di contatto o tentato contatto sessuale;
  3. Trascuratezza, che comprende sia il fallimento nel fornire l cure essenziali e sia la scarsa supervisione
  4. Abuso emotivo, che concerne quelle forme non fisiche di trattamento ostile e di molestia emotiva
    Fglicidio

I dati mostrano che la grande maggioranza dei bambini che muoiono per omicidio viene uccisa dai ploro genitori (Hatters, Friedman et al. 2005). I dati mostrano che il figlicidio può esser compiuto sia dalle madri che dai padri.

Il genitore “non risolto, inerme, spaventato”

Secondo Greco e Maniglio sono quei genitori che, sulla base delle loro caratteristiche di personalità, nonché dei loro schemi relazionali, mettono in atto modalità di interazione con i figli incoerenti, disorganizzate, abnormi, caratterizzate da asserzione di potere, aggressività e scarsa disponibilità nei confronti dei figli, favorendo cicli interpersonali basati su paura, imprevedibilità, ostilità e controllo.

Per un approfondimento di queste tematiche rimando al libro di Oronzo Greco e Roberto Maniglio “Genitorialità” Ed. FrancoAngeli.

In questo articolo ho voluto sintetizzare nel modo più semplice possibile la complessità del tema della genitorialità. In modo ad aiutare a capire che il processo di valutazione delle competenze genitoriali, è molo complesso ed è fondato su studi e ricerche scientifiche, ed è proprio grazie a questi studi che è possibile lavorare anche sulla prevenzione di situazioni di disagio. E permettono anche agli operatori del settore di intervenire nel modo adeguato per la salvaguardia e la tutela del bambino.


Attaccamento e Accudimento

Attaccamento e Accudimento

Attaccamento e Accudimento nelle competenze genitoriali

Stili di attaccamento e di accudimento e della loro relazione con lo sviluppo psico-sociale del bambino.

Attaccamento
Secondo Bowlby (1969, 1991) la funzione del sistema comportamentale dell’attaccamento è di cercare protezione attraverso il raggiungimento o il mantenimento della prossimità con la figura di attaccamento, di solito un genitore.
È necessario che questo sistema si attivi nel momento in cui il bambino si sente in pericolo o in condizione di forte disagio. In queste circostanze il bambino manifesterà il suo bisogno di prossimità o sarà lui stesso ad avvicinarsi alla sua figura di riferimento.
Esempi di comportamenti di attaccamento sono tutti quelli volti alla ricerca di attenzione: pianti, urla, parlare, ricerca del contatto visivo.
Il sistema di attaccamento ha dunque l’importante funzione secondaria di abbassare lo stress nel bambino.

In funzione della qualità delle loro esperienze di attaccamento con le relative figure di attaccamento primarie, i bambini posso sviluppare
MOI (Modelli Operativi Interni) di attaccamento:

  • Sicuro
  • Insicuro-evitante
  • Insicuro-ambivalente
  • Disorganizzato

Attaccamento sicuro
Il bambino vede il suo caregiver primario come: sensibile, affidabile, disponibile e solidale. Questi bambini posti in situazioni di stress cercano attivamente il contatto, la vicinanza e sostegno. E in condizioni sicure, si sentono liberi di esplorare.

Attaccamento Insicuro-evitante
Il bambino vede il suo caregiver primario come rifiutanti e non solidali. Quindi, per evitare di vivere di nuovo il rifiuto quando sopraggiungono situazioni di stress evitano di rivolgersi al caregiver. I bambini si sono adattati: evitano di provare emozioni negative, evitando i contatti con caregiver negligenti e rifiutanti. Questi bambini che sviluppano un attaccamento insicuro-evitante non hanno facile accesso alle proprie emozioni, perché non hanno imparato a gestirle, quindi piuttosto che soffrire evitano di provarle. Riuscite a immaginare da adulti quando problemi legati alla loro capacità di stabilire rapporti interpersonali

Attaccamento Insicuro-ambivalente
Vedono i genitori come caregiver imprevedibili rispetto ai loro segnali di attaccamento (Cassidy e Berlin,1994). Non sanno se possono davvero contare su di loro in caso di bisogno. Quindi come loro risposta di adattamento a questa imprevedibilità non si stacca mai dalle figure di attaccamento. Possono esprimere anche rabbia o aggressività nei loro confronti. Di conseguenza il loro comportamento di esplorazione viene penalizzato.

Attaccamento Disorganizzato
I bambini con tale attaccamento si considerano vulnerabili e senza speranza in situazioni che inducono ansia. Hanno una rappresentazione mentale delle proprie figure di riferimento come persone che non forniscono loro, la giusta sicurezza in caso appunto di ansia, paura, stress. (Lyons-Ruth e Jacobvitz, 2008). L’attaccamento disorganizzato è presente in bambini che sono stati trascurati o maltrattati dai loro caregiver, che hanno perso un genitore, o che sono stati spesso minacciati di essere abbandonati dalle stesse figure di attaccamento.

Il bambino non si sente al sicuro con la figura di attaccamento perché sono proprio i caregiver a causare ansia, stress e paura. Le esperienze di attaccamento traumatiche non vengono fissate nella normale memoria episodica, ma in un particolare tipo di memoria detto “sistema mentale segregato” (Bowlby, 1982) al quale non si può accedere in maniera cosciente.

Questi bambini assumeranno un sistema di difesa basato sul controllo degli altri. Controllare gli altri fa placare l’ansia, finché saranno in grado di controllare i loro caregiver, questi non potranno nuocere loro. Ma questa strategia può crollare e questo porterà il bambino a perdere il controllo attraverso un’esplosione emotiva.

Accudimento
Secondo Bowlby (1982) l’obiettivo del sistema di accudimento o caregiving è tenere la prole non autosufficiente vicina sé e al sicuro. La funzione del sistema di accudimento è di offrire protezione, provvedere alla riduzione dello stress e alle cure del bambino (George e Solomon 2008).
Esempi di comportamenti di accudimento sono: soddisfare esigenze della prole (fame, sete, dolore, stress, pulirlo, averne cura …), avvicinarsi al bambino, prenderlo per mano, tirarlo a sé, toccarlo, tenerlo in braccio, parlargli e infondergli calma e sollievo.

In una sana relazione genitore-figlio, il comportamento di accudimento è unidirezionale, dal genitore al figlio. Certo a volte anche i bimbi mostrano queste attenzione ad esempio fare il tè se il genitore non sta bene, o fare i regalini per la festa della mamma e del papà, ma in genere in un rapporto sano tra genitore e figlio, l’accudimento non diventa mai un sistema stabile. In questo articolo tratto le problematiche di uno stile di attaccamento non sano.
Mentre, prendersi cura dei fratelli più piccoli o degli animali domestici è parte integrante dello sviluppo normale del bambino. Anzi ne rinforza l’autostima, l’autonoma e il senso di responsabilità. Questo poi lo vedremo meglio in altro articolo.
È ovvio che non possiamo pretendere di responsabilizzare un bimbo di 6 anni a prendersi completamente in carico la cura di un animale domestico, ci sono compiti adattai per ogni specifica età.

L’attivazione del sistema di accudimento e il relativo comportamento che ne risulta dipendono anche dalle esperienze personali di accudimento vissute da bambino in qualità di “accuditi” e la propria storia di attaccamento corrispondono a delle precise rappresentazioni mentali di sé come “accudente”, compresa la sensibilità di rilevare correttamente i segnali di attaccamento del bambino e la capacità di dimostrare un adeguato comportamento di accudimento (George e Solomon, 2008).

Così, ad esempio, se da bambino il genitore si è sentito sempre rispondere in modo adeguato alle sue richieste metterà in atto gli stessi comportamenti a sua volta da genitore.
Ma se il genitore da piccolo ha vissuto uno stile di attaccamento insicuro e non stabile da adulto potrà reagire in due modi: o ripetere quello stesso schema oppure distaccarsi completamente da esso. Questo processo dipende da una serie di complessi fattori che hanno contribuito allo sviluppo adulto.

Quando si disattivano questi sistemi comportamentali?
Il sistema di attaccamento del bambino si disattiverà al contatto fisico o psicologico con la figura di riferimento, se il comportamento del caregiver sarà adeguato a soddisfare i bisogni espressi dal bambino.
Una disattivazione dei sistemi di attaccamento e accudimento è accompagnata da sensazioni positive. Come quando, la figura di attaccamento prova piacere e soddisfazione, quando riesce a dare protezione al proprio bambino. Allo stesso modo, il bambino prova soddisfazione e felicità quando riceve le cure adeguate e di conseguenza il suo sistema di attaccamento si disattiva.

Ci sono però situazioni in cui le figure di attaccamento prova rabbia, stress, ansia o disperazione quando vengono separate dai loro figli o quando la loro capacità d prendersi cura del bambino è in pericolo o viene impedita. In maniera reciproca, il bambino prova le stesse sensazioni se i bisogni espressi non vengono adeguatamente soddisfatti.

L’importanza del legame di attaccamento
Bowlby (1969) è stato il primo ricercatore a definire l’attaccamento tra i bambini e le figure che si prendono cura di loro (caregiver).

In relazione al concetto etologico di un “sistema comportamentale” di attaccamento, che è filogeneticamente antico e ha un valore di sopravvivenza per il neonato e per la specie. In quest’ottica, l’attaccamento descrive un legame emotivo persistente tra un bambino e i suo caregiver, che serve a proteggere il piccolo.

La funzione del sistema di attaccamento è di mantenere o stabilire una vicinanza tra un bambino e la sua figura di attaccamento, in particolare quando il piccolo è sotto stress o in condizioni di pericolo. Paura e stress si riducono nel bambino al contatto con il proprio caregiver.

Il fattore più importante nello sviluppo della qualità dell’attaccamento del bambino nei confronti della sua figura di riferimento è l’esperienza di relazione che il bambino ha con il suo caregiver. ( Bakermans-Kranenburg, Van Ijzendoorn e Jeuffer, 2003).

Il comportamento di accudimento del caregiver è l’equivalente del comportamento di attaccamento del bambino (Bowlby, 1969).

I comportamenti di accudimenti sono:

  • Mantenimento o la creazione di prossimità come reazione ai bisogni del bambino (pianto, richiamo ecc..), o perché l’adulto percepisce un pericolo;
  • Recupero fisico
  • Richiamo
  • Ricerca del contatto visivo
  • Fornire confort e sostegno
  • Limitare la paura e lo stress nel bambino attraverso il sorriso, la consolazione o il contatto fisico (cm e l’accarezzare o il prenderlo in braccio)
  • Possiamo dunque distinguere un attaccamento sicuro e uno insicuro.

Un ATTACCAMENTO SICURO è caratterizzato dalla fiducia del bambino nella disponibilità e nella pronta, sensibile e adeguata reazione di quella persona per i vari bisogni del bambino. Il bambino esprime apertamente il suo stato di stress e i suoi bisogni e può essere calmato e confortato dalla sua figura di riferimento.

Nell ‘ATTACCAMENTO INSICURO il bambino non ha fiducia nella disponibilità, nella sensibilità e nella capacità di reazione adeguata da parte del caregiver.

Il bambino, inoltre, non manifesta più gli stati di stress, o se lo fa e il caregiver dovesse riconoscere lo stato di stress del bambino, non riuscirà a calmarlo e potrebbe anche, con la sua presenza, peggiorare la percezione di stress nel bambino.

Attaccamento e accudimento nella relazione uomo animale
Abbiamo visto come funziona l’attaccamento e l’accudimento negli esseri umani, ora vediamo quali similitudini ci sono nella relazione uomo-animale.

Le prove sperimentali indicano che gli esseri umani stabiliscono delle relazioni di attaccamento e accudimento anche con gli animali. L’uomo è capace e altamente motivato ad instaurare delle relazioni con gli animali.

Le relazioni sociali tra loro sono possibili perché uomo e animali condividono i meccanismi sociali di base.

In letteratura sono stati descritti i legami emotivi tra alcune persone e i loro animali domestici, e che nella maggior parte dei casi, gli animali domestici vengono percepiti come membri della famiglia. E che, alla morte del compagno animale, gli esseri umani entrano a tutti gli effetti in un lutto emotivo e psicologico.

È possibile considerare le relazioni uomo-animale come relazioni di attaccamento? Si.
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Il criterio della base sicura è la condizione cardine dell’attaccamento, i risultati delle ricerche dimostrano che i proprietari di cani sviluppano con i loro animali delle relazioni di simili- attaccamento. Esistono in particolare per cani e gatti che, in genarle soddisfano almeno alcuni dei 4 criteri qui sotto riportati.

I criteri di una figura di attaccamento secondo la Ainsworth (1991):

  1. BASE SICURA: La figura di attaccamento è una fonte affidabile di conforto e rassicurazione che consente al bambino di dedicarsi all’esplorazione dell’ambiente circostante;
  2. OASI DI SALVEZZA: La figura di attaccamento viene avvicinata in caso di stress emotivo per raggiungere la vicinanza fisica e per ottenere una sensazione di sicurezza;
  3. MANTENIMENTO DELLA PROSSIMITA’: la vicinanza fisica ad una figura di attaccamento e associata ad emozioni positive;
  4. DOLORE DELLA SEPARAZIONE: le separazioni dalla figura di attaccamento sono associate ad emozioni negative.
    Vediamo qualche esempio pratico.

Questi comportamenti li vedo tanto nei miei cani quanto nei miei gatti.

Quando i miei animali si sentono sicuri, si sentono liberi di esplorare l’ambiente, ma mantengono sempre il contato visivo con me, gironzolano, ma si voltano sempre indietro per vedere se io rimango nel loro campo visivo (BASE SICURA).

Se si spaventano, se si fanno male, se si sentono in pericolo corrono subito vicino a me, i gatti ad esempio si rifugiano tra i miei piedi. Se si trovano in una situazione a loro poco chiara, si avvicinano o mi guardano, e basta loro un mio sorriso una parola di conforto, sentono il mio tono emotivo sicuro, ed ecco che si calmano, questi sono esempi di OASI DI SALVEZZA, MANTENIMENTO DELLA PROSSIMITA’. Quando adiamo a spasso i miei cani sempre stanno vicino a me, tanto che potrei evitare di portarli al guinzaglio.
Così come quando esco di casa per andare al lavoro le loro espressioni parlano chiaro: “Quando torni?” e quando rientro le loro feste mi dicono chiaramente “Che bello che sei tornata!”.

Chiunque di voi abbia un animale da compagnia sono certa che possa affermare che gli animali sentono e riconoscono i vostri stati di stress o di emozioni negative, vi vengono vicini, e con la loro vicinanza e il loro comportamento vi sollevano subito il morale. Anche quando siamo stress, oppure di umore pessimo, oppure siamo vivendo un periodo poco felice, o addirittura siamo depressi ecco che i nostri amici animali vengono in nostro soccorso. Anche in questo caso le ricerche sperimentali lo accertano. (vedi sotto note bibliografiche).

Bibliografia per approfondire
Katcher, Friedmann, Goodmann e Goodman (1983);
Albert e Bulcroft (1988). Pets. Families and the life course. Journal of Marriage and the Family-
Doherty e Feeney (2004). The composition of attachment networks throughout the adult years. Personal Relationships.
Mc Nicholas e Collins (2006). Animals as social supporters. Insights for understanding animal-assisted therapy. In A. Fine (Ed), A handbook on animal-assisted therapy. San Diego, C.A. : Elsevier.
Stallones, J. (1994). Pet loss and mental health. Anthozös
Kurdek, L. (2008). Pet dogs as attachment figures. Journal of Social and Personal Relationships.
Ainsworth M.D.S. (1985). Patterns of attachment. Clinical Psychologist.
Ainsworth M.D.S. (1991) Attachment and other affectional bonds across the life cycle. In C. Parkes, J. Stvenson-Hinde, e P. Marris (Eds), Attachment across the life cycle. New York: Routledge
Rost, D.H.; e Hartmann, A. (1994). Children and their pets. Anthozös
Covert, Whiren, Keith e Nelson (1985). Pets, early adolescents and families. Marriage and family Review
Melson e Schwarz (1994). Pet as social support for familes of young children. Paper presentato al meeting annual di Delta Sociery, New York.
Mallon (1994). Some of our best therapists are dogs. Child and Youth Care Forum.
Julius, Beetz e Niebergall (2010). Breaking the trasmission of insicure attachment relationships. Special session presented at the 12th international Conference on Human-Animal Interactions (IAHAIO), Stockholm, Sweden
Henri Julius, Andrea Beetz, Kurt Kotrschal. Dennis Turner, Kerstin Unäs-Moberh. L’attaccamento agli animali. Ed. Hogrefe


competenze genitoriali

Competenze Genitoriali

Le basi della valutazione delle competenze genitoriali

Essere genitori competenze genitoriali. Le ricerche scientifiche nella valutazione della genitorilità

La psicologia clinica, la psicologia giuridica insieme alla psicologia dello sviluppo hanno studiato le modalità attraverso le quali i genitori svolgono e assolvono il loro ruolo genitoriale, favorendo lo sviluppo psicosociale dei figli.

Concetto di parenting
I criteri presenti in letteratura riguardano parametri individuali e relazionali relativi al concetto di parenting (Competenze Genitoriali) riguardano lo studio delle abilità cognitive, emotive e relazionai alla base dei compiti e delle funzioni genitoriali.

Bornstein (1995) classifica il parenting come una competenza articolata su 4 livelli:

  1. Nurturant caregiving: accoglimento e comprensione delle esigenze primarie dei figli (fisiche e alimentari);
  2. Material caregiving: le modalità con cui i genitori preparano, organizzano e strutturano il mondo fisico del bambino;
  3. Social Caregiving include tutti i comportamenti che i genitori attuano per coinvolgere emotivamente i bambini in scambi interpersonali;
  4. Didactic caregiving sono le strategie che i genitori utilizzano per stimolare i figli a comprendere i proprio ambiente.

Funzioni genitoriali

Visentini (2006) individua 8 funzioni genitoriali

  1. Protettiva: presenza del genitore con il bambino. Presenza nella stessa casa; presenza che il bambino possa osservare e vedere; presenza che faciliti l’interazione con l’ambiente; presenza che interagisca con il bambino; presenza per la protezione fisica e la sicurezza.
  2. Affettiva: comprensione delle necessità e dello stato d’animo del bambino.
  3. Regolativa genitoriale: iperattivata con risposte intrusive che non danno il tempo al bambino di segnalare i suoi bisogni o stati emotivi; ipoattivata quando vi è scarsità o mancanza di risposte; inappropriata quando i tempi non sono in sincronia con quelli del bambino;
  4. Normativa: capacità del genitore di creare un sistema di regole flessibile che consentano al bambino e all’adolescente di fare esperienza e di creare le premesse per l’autonomia;
  5. Predittiva: capacità del genitore di predire la tappa evolutiva successiva, in modo da poter cambiare modalità relazionale con il crescere del bambino, e adeguarsi alle nuove competente da lui acquisite;
  6. Significante: attribuzione di significato che il genitore dà alle richieste del bambino, in modo tale che anche lui impari a decodificare i suoi bisogni;
  7. Rappresentativa e comunicativa: capacità del genitore di saper comunicare con il bambino, cioè scambi di messaggi chiari e congrui al suo sviluppo;
  8. Triadica: capacità del genitore di far entrare il bambino nella relazione genitoriale.

Stili educativi

Parto con il descrivere il modello classico di Diana Baumrind. Un altro modo di considerare le Competenze Genitoriali .
Secondo gli studi da lei condotti i genitori si differenziano per 4 aspetti:

  1. La manifestazione del calore verso i figli
  2. Le strategie per disciplinare i figli
  3. La comunicazione con i figli
  4. Le aspettative rispetto al livello id maturità dei figli

Da questi aspetti identifica 3 stili genitoriali:

  1. Stile genitoriale autoritario: il genitore stabilisce regole che non possono essere messe in discussione. Un genitore autoritario si mostra come una persona fredda e raramente affettuosa. Applica una rigida disciplina. Raramente sollecitano l’opinione del bambino. Il bambino tende ad essere sgarbato e socialmente incompetente, difficilmente riescono a intrattenere relazioni stabili e affettuose, spesso sono isolati dai compagni per i loro atteggiamenti aggressivi e antisociali, non prendono iniziative, non sono curiosi né spontanei, sono però obbedienti e rispettano l’adulto in quanto hanno paura delle punizioni.
  2. Stile genitoriale permissivo: i genitori hanno poche richieste per i loro figli. Accettanti e non punitivi, non pongono limiti o controlli, sono poco severi. Questi genitori, pur considerati una risorsa per il bambino, non favoriscono però in lui la capacità di autoregolarsi.
  3. Stile genitoriale autorevole: i genitori cercano di guidare le attività e i comportamenti del figlio, incoraggiando la comunicazione, nei confronti dei figli pongono richieste adeguate, motivate e spiegate, come strumento per far migliorare il bambino, non utilizzano le punizioni ma il ragionamento, sostengono le qualità e le potenzialità dei propri figli incoraggiandone le scelte. Non cercano in loro la perfezione ma accettano limiti e difficoltà.

L’accettazione: una componente universale delle competenze genitoriali

La dimensione comportamentale del calore è il fattore cruciale perché il figlio si possa sentirsi accettato, e l’accettazione è un valore universale. [ Rohner, khleque e Cournoyer 2005]. Secondo la Parental Acceptance-Rejection Theory di Rohner sottolinea l’importanza di far sperimentare al bambino, si dall’infanzia, sensioni di sicurezza e fiducia, che rappresentano una base sicura cui far rifermento per affrontare le diverse fasi di sviluppo.

Al genitore questo richiede caratteristiche di accessibilità, sensibilità e responsività. Un genitore accessibile, fisicamente ed emotivamente, potrà essere in grado di percepire e valutare i segnali di pericolo e di disagio, e rispondere a tali bisogni in maniera amorevole, pronta, costante e adeguata. Ciò produrrà nel bambino un sentimento di sicurezza e un migliore adattamento al mondo sociale.

Ma il bambino deve sentire questo calore. Le ricerche hanno dimostrato, come ad esempio i figli di madri depresse, hanno spesso figli problematici, forse in funzione del senso di inefficacia e della chiusura in se stessi che si accompagna alla depressione.

È stato dimostrato che la mancanza di accettazione e il rifiuto dei genitori hanno un impatto diretto sullo sviluppo. La mancanza di calore genitoriale è associata a una bassa autostima, a una bassa competenza sociale e a elevati problemi psicologici e comportamentali [Rohner 2005].

Una recente ricerca [Putnich e al. 2015] condotta su nove pauesi diversi, compresa l’Italia, ha evidenziato che, al calore percepito nella tarda fanciullezza (8-10 anni) si associano minori condotte aggressive, minori sintomi di ritiro sociale o di depressione, una migliore prestazione scolastica e maggiori comportamenti prosociali a distanza di tre anni.

Bibliografia

Per approfondire i temi trattati e per capire meglio le basi su cui poggia la valutazione delle competenze genitoriali.

Baumrind D. (1971) “Current patterns of parental authority” Developmental Psychology Monographs, 4, pp. 1-103;

Di Norcia A., Di Giunta L. Essere Genitori efficaci. Ed Il Mulino;

Greco O., Maniglio R. Genitorialità. Ed FrancoAngeli;

Putnik e al. (2015). Perceived mother and father acceptance-rejection predict four unique aspects of child adjustment across nine countries, in “Journal of Child Psychology end Psychiatry”, 56, n 8, pp 923-932;

Rohner R. (1998) “Father love and child developmnt<”, Current Directions in Psychological Scienze, 7, pp. 157-161;