azienda e conflitti tra dipendenti

Caso 3: azienda e conflitti tra dipendenti

Quando l'ambiente di lavoro si trasforma in un campo di battaglia perchè i problemi aziendali sono causati da forti conflitti interpersonali tra i dipendenti

I problemi che si sono manifestati, sono:
Grave Assenteismo;
Litigi continui anche davanti a clienti;
Mancanza di rispetto delle regole aziendali, nonostante richiami verbali e scritti.
Tutto questo con gravi ritorsioni sulla qualità del lavoro con il rischio della perdita di clienti, che scontenti effettuavano continui reclami.
Perdite di denaro per cause di mobbing e per le prolungate malattie

L’AZIENDA: importante lavanderia industriale del Piemonte

L’INDAGINE: ho condotto personalmente colloqui individuali con tutti i dipendenti, esplorando in particolare:
– Motivazione al lavoro
– Soddisfazione del lavoro
– Soddisfazione dei colleghi
– Percezione del clima lavorativo
– Percezione dello stile di leadership del management

Mi sono concentrata sulle specifiche caratteristiche di personalità individuando quali persone sono considerate leader dal gruppo e quali invece hanno ruoli quali: distruttivo, polemico, individualista ….

LA SOLUZIONE: Il management ha sempre riconosciuto l’importanza delle risorse umane,. Con questo rispetto ha sempre lavorato con l’obiettivo di rendere il luogo di lavoro più confortevole e sicuro per il lavoratore.

Ma, anche questo non è bastato per evitare l’insorgenza dei gravi problemi.

Il motivo principale è stato nel non riconsegnare i primi segnali, erano i sintomi di un malcontento generale.

Perché non sono stati colti questi segnali? Per il middle manager, al contrario dell’alta direzione, ha sempre sottovalutato l’importanza della qualità delle relazione interpersonali tra i lavoratori. La sua filosofia è stata

“Sono beghe loro, che se la sbroglino da soli”.

Ovviamente, come ho già spiegato nella sezione principale Azienda , il cambiamento è possibile solo nella misura in cui tutta la direzione crede nel cambiamento.

Quindi come prima azione ho parlato e lavorato con i manager intermedi per capire e riflettere sulle loro resistenze e per far nascere il nuovo punto di vista legato al fatto che è loro responsabilità individuare e risolvere subito ogni segnale che sta determinando problemi relazioni tra i collaboratori.
Non è stato un lavoro facile, anzi c’è voluta molta pazienza da parte mia per far nascere questo nuovo punto di vista.
Ma, una volta che le persone capiscono e toccano con mano i vantaggi del nuovo punto di vista tutto è in discesa, e le azioni che portano al cambiamento sono più rapide ed efficaci.

Dopodiché il mio intervento si è spostato su tutti i dipendenti.

Un’azione diretta a tutto il gruppo, con il preciso obiettivo di provocare e stimolare lo scontro costruttivo per far emergere le reali motivazioni del malcontento generale.

Si perché anche lo scontro, se guidato, può essere costruttivo. Molte persone hanno paura del confronto perché temono lo scontro. Alla base di questa convinzione c’è la paura, poca sicurezza personale, esperienza passate. Insomma, i motivi possono essere molti, ma resta il fatto che il mondo azienda è un microcosmo e le relazioni interpersonali ne sono il collante principale, perché vanno a determinare il reale sviluppo dell’azienda stessa.

Cosa abbiamo fatto:

L’incontro è stato diviso in due fasi (usando comunicazione efficace come strumento di dialogo e confronto):
1. Discussione guidata sul conflitto
3. Spazio al gruppo, senza il management, per lasciare libero scambio, confronto, dibattito e scontro

Questo scontro si è rivelato assolutamente efficace perché ha permesso di definire nuovi confini interpersonali, ricostruendo obiettivi comuni basati anche su strategie di accomodamento, confronto e di aiuto.

Collaborare con i colleghi NON significa diventare amici. I colleghi sono come i parenti, ci capitano! Pertanto dobbiamo imparare a gestire le relazioni interpersonali, e se teniamo sempre bene a mente i nostri obiettivi e i nostri vantaggi riusciremo meglio a trovare splendidi compromessi per riuscire ad eliminar quelle forme di tensioni che tolgono la voglia di andare a lavorare. Che con il tempo sono causa di problemi di del’umore, di ansia e di bassa autostima.

C’è la soluzione anche i problemi legati ai disturbi dell’umore, all’ansia o alla bassa autostima. Fai un click in queste pagine:

Caso aziendale di Patrizia Marzola
Psicologa Fidenza – Parma


Comunicazione e relazioni

Comunicazione e Relazioni

Cosa vuol dire comunicazione efficace?

Le nostre opportunità personali e professionali dipendono dal nostro modo di comunicare.
Le diverse situazioni sociali possono essere per noi sfide od opportunità e questo dipende dal nostro punto di vista che è determinato da quanto ci pensiamo comunicatori efficaci.

A volte, capita di dire a noi stessi di aver timore di non riuscire ad affrontare quella specifica situazione perché non ci sentiamo all’altezza dell’interlocutore. Così temendo di fare brutta figura, durante il dialogo ci sentiamo rigidi ed impacciati.
Sentiamo i nostri pensieri confusi, e riteniamo che il nostro discorso possa essere altrettanto “pasticciato”, preso dal vortice dei pensieri ansiosi, che ci attanaglia in quel preciso momento. Il significato del messaggio passa anche attraverso il linguaggio del corpo. Se, non si usa in modo consapevole la comunicazione non verbale, possiamo dare l’idea di noi, non corrispondente alla realtà. Apparire, ad esempio, ansiosi quando in realtà non lo siamo. Qui puoi approfondire i segreti della comunicazione non verbale. 

Cosa ci sta succedendo?

È l’ansia. Ci sentiamo agitati e nervosi perché siamo noi stessi i primi a giudicarci incapaci di sostenere quel confronto. Ci manca in realtà la consapevolezza del nostro modo di comunicare.

E in più siamo concentrati sul nostro dialogo interiore, più perdiamo una gran fetta importante di informazioni che, il nostro interlocutore ci sta fornendo.
Così viviamo quel momento di interazione come se fossimo sui carboni ardenti.

Allora come possiamo diventare comunicatori efficaci?
Abili a gestire la comunicazione con ogni persona e in ogni contesto?

Ci sono 3 concetti chiave:
1. Il nostro obiettivo comunicativo: cosa vogliamo ottenere?
2. Consapevolezza: quali sono i punti di forza? Come comunico?
3. Dove dirigere l’attenzione: ascolto e osservazione

Perché il bravo comunicatore:
1. Ascolta
2. osserva
3. è consapevole di sé stesso
3. è assertivo: cioè sceglie in modo consapevole quale stile comunicativo
adottare

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