Vincere Attacchi di Panico - Patrizia Marzola Psicologa Clinica Fidenza
 

VINCERE ATTACCHI DI PANICO

Gli attacchi di panico sono un fenomeno sempre più frequente, non fanno eccezioni, colpiscono uomini e donne, giovani adulti e adulti di ogni età.
Come mai? Perché si sviluppa l’attacco di panico.
Diverse teorie spiegano l’insorgenza degli attacchi di panico, qui riporto la concettualizzazione dal punti di vista cognitivo e comportamentale perché nella mia pratica clinica è quello che utilizzo in questi casi e che mi d ai migliori risultati.

Vorrei dare risposta alle domande più comuni:
  • Cos’è un attacco di panico?
  • Cosa significa paura della paura?
  • Come si alimenta l’attacco di panico?
  • Che cos’è il circolo vizioso del panico?
  • Da dove partire per vincere l’attacco di panico?

Cos’è un attacco di panico?

Gli attacchi di panico sono descritti come un’improvvisa manifestazione di ansia o una rapida escalation dell’ansia solitamente già presente.
Secondo il DSMIV un episodio viene definito come attacco di panico quando 4 o più sintomi somatici o cognitivi aumentano progressivamente o si manifestano entro un periodo di 10 minuti.

I sintomi possono essere: palpitazioni, capogiri, sudorazione, sensazione di soffocamento, tremore o brividi, e sintomi cognitivi (pensieri) quali ad esempio paura di morire, di soffocare, di diventare pazzo ecc....

Attenzione perché si possa parlare di disturbo di attacchi di panico ci deve essere una ricorrente e inaspettata degli attacchi di panico seguita da un periodo di almeno un mese durante il quale si ha frequentemente paura, timore, di avere altri attacchi di panico, oppure c’è un cambiamento significativo dei comportamenti connessi all’esperienza subita, come ad esempio smettere di andare in palestra, smettere di uscire, cercare di non restare mai da soli .....

Insomma prima di parlare di un vero disturbo di attacco di panico fatevi aiutare per capire se effettivamente soffrite di un disturbo di attacco di panico, spesso si ha paura di avere questo disturbo ma in realtà si tratta di episodi sporadici che sono legati ad intense reazioni causate dall’ansia.

Cosa significa paura della paura?

L’aver avuto un attacco di panico viene registrato in memoria, quindi ogni sensazione ed emozione avuta diventa indelebile, pertanto questo continuo focus attentivo  legato alle sensazioni interne porta  a temere ancora di più la componete emotiva dell’esperienza traumatica vissuta, pertanto si innesca un meccanismo chiamato “paura della paura” di poter avere un altro attacco di panico.

Come si alimenta l’attacco di panico?

Gli attacchi di panico sono il risultati di “catastrofiche interpretazioni” di eventi fisici e mentali, erroneamente considerati  segni di un imminente disastro.

Le sensazioni male interpretate sono soprattutto quelle associate ad ansia , sebbene in alcuni casi ciò si verifichi anche per quelle  non ansiogene che comprendono sensazioni di brivido o di ebbrezza causate da un basso apporto di zucchero, sensazioni associate a bruschi cambiamenti posturali determinate dalla pressione sanguinea .....

Molte normali sensazioni fisiche o cambiamenti delle funzioni fisiologiche possono diventare oggetto di interpretazioni erronee.

Il circolo vizioso, che culmina con l’attacco di panico, consiste in una sequenza di pensieri, emozioni e sensazioni che possono iniziare con qualunque di tali elementi.

Ogni stimolo interno o esterno, che è giudicato minaccioso produce lo stato di ansia e i relativi sintomi somatici associati, che se sono interpretati in modo catastrofico, producono un ulteriore aumento del livello di ansia intrappolando l’individuo in un circolo vizioso, culminante con l’attacco di panico.

Una volta che l’attacco è avvenuto, intervengono almeno tre fattori per mantenere tale situazione:

1.    Attenzione selettiva riguardo alle sensazioni corporee
2.    Comportamenti protettivi associati alle sensazioni
3.    Evitamento


Prestare selettivamente maggiore attenzione ai fenomeni del proprio corpo e focalizzarsi su di esso, può contribuire all’abbassamento della soglia di percezione delle sensazioni e comportare un aumento dell’intensità soggettivamente percepita, conducendo ad una maggiore predisposizione ad attivare il circolo vizioso dell’interpretazione catastrofica.

I comportamenti protettivi sono legati al contesto della situazione allo scopo di evitare le conseguenze temute. Ma questi comportamenti impediscono di disconfermare le proprie convinzioni, con una possibile intensificazione dei sintomi somatici.

I comportamenti protettivi contribuiscono a mantenere l’attacco di panico in due modi:

1.    Impediscono la possibilità di una disconferma delle interpretazioni erronee inducendo il paziente ad attribuire falsamente il mancato avverarsi della conseguenza temuta al loro utilizzo e non , piuttosto al fatto che l’ansia non causa drammatiche conseguenze fisiche come il collasso.

2.    Certi comportamenti protettivi possono peggiorare i sintomi somatici e cognitivi  e di conseguenze rendere più probabile l’avverarsi della situazione temuta.

L’evitamento è un fattore di mantenimento dell’attacco di panico poiché, nel caso di situazioni critiche limita la possibilità del soggetto di provare ansia e scoprire che questa non porta alla catastrofe.

Da dove partire per vincere l’attacco di panico?

Quanto detto sopra è illustrato in questo modello.
Secondo le teorie cognitive, ed in particolare il modello di Clark (1986) “A Cognitive model of panic” si occupa in particolare dei fattori cognitivi coinvolti nell’eziologia re nel mantenimento del disturbo da panico, il  modello di Clark propone  che una determinata sequenza di eventi, in una successione circolare conduca all’attacco di panico  è conosciuto come “ Il modello del circolo vizioso del panico”, in questo modello gli attacchi di panico sono il risultato di “catastrofiche interpretazioni” di eventi fisici e mentali, erroneamente considerati segni di un imminente disastro, quale avere un attacco cardiaco , svenire, soffocare o diventare pazzo.
Ecco come funziona il circolo vizioso del panico, provate ad identificare le singole voci, da qui è il vostro punto di partenza, ora potete farvi aiutare avendo ben chiaro una nuova consapevolezza.

La figura qui sotto vi illustra il modello.

 
 

Per apporfondire questi argomenti  "Trattamento cognitivo dei disturbi d'ansia" di Adrian Wells. Ed McGraw-Hill

Articolo scritto da
Patrizia Marzola - Psicologa Parma e Fidenza


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