L’IDENTITA’ SESSUALE: una storia lunga una vita - Patrizia Marzola Psicologa Clinica Fidenza
 

L’IDENTITA’ SESSUALE: una storia lunga una vita

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Il tema di oggi è stato scelto in seguito ad una costante esigenza che è resa manifesta dai continui dubbi e domande che si affollano nella nostra mente.

 
Soprattutto quando si usano a sproposito importanti parole e concetti.
Se ci guardiamo intorno e parliamo con le persone che ci circondano, ci rendiamo conto che vengono usate di continuo espressioni ANTIPATICHE ED OFFENSIVE per definire una categoria di persone.
 
CONCORDO con un ascoltatore il quale dice “Cambiamo la parola malattia, è brutta” certo che è brutta, soprattutto perché in questo contesto non ha significato, ne ha senso di esistere.
Ma purtroppo nel gergo comune viene usata, ecco perché io l’ho usata spesso, ma per sottolineare il fatto che, quando si parla di omosessualità, questa parola non deve essere usata, perché è sbagliata. Anche se, ovunque ci giriamo essa viene usata.
 
 
Rileva quanto ancora l’omosessualità venga considerata, da alcune persone, forse troppe, una malattia. Ci sono associazioni che fanno tanti danni, dalle quali anche L’organizzazione Mondiale della Sanità prende le distanze, e suggersce di fare attenzione prima di rivolgersi a loro.
 
Ora voglio fare un po’ di chiarezza su alcune definizioni,
ma invito tutti voi a farmi domande, a dire il Vostro punto di Vista, vi ricordo che la Vostra privacy è assoluta e garantita dalle norme vigenti sui dati personali, il vostro nome, a meno ché non siate voi a dirlo esplicitamente, MAI sarà pubblicato.
 
OGNI SINGOLO GESTO, OGNI SINGOLA AZIONE PUÒ AIUTARE A COMBATTERE STEREOTIPI E PREGIUDIZI,
 BISOGNA PERÒ ESSERE UNITI SU QUESTA LOTTA.
 
 
Sviluppo psicosessuale
 
Lo sviluppo dell’identità sessuale è un processo evolutivo, che inizia in fase fetale, e culmina nella definizione di un’identità sessuale maschile o femminile. Parliamo dunque, sia di componenti biologiche che culturali e sociali che insieme determinano l’orientamento sessuale.
 
Crescendo il bambino si costruisce la sua identità sessuale, in un processo in continuo sviluppo che arriva fino all’età adulta. Quindi bisogna considerare, in questo sviluppo l’interazione di fattori culturali e sociali che insieme alle esperienze personali vanno a determinare un preciso sviluppo psicosessuale.
  
In che modo le basi biologiche, come geni ed ormoni ad esempio, influenzano lo sviluppo psicosessuale?
 
Parlare di basi biologiche all’orientamento sessuale non significa che la nostra identità sessuale possa essere definita solo ed esclusivamente dai geni. Le basi biologiche insieme alle impronte avute sin dai piccoli, ed alle esperienze che si vivranno crescendo, definiranno la sessualità adulta.
 
Cosa significa parlare di Identità sessuale?
 
Significa parlare della persona nella sua globalità, e rappresenta l’insieme di componenti biologiche, psicologiche e sessuali.
È un processo evolutivo, per sottolineare, che si cambia continuamente nella vita.
Quindi l’essere umano ha un’identità di genere: maschio o femmina data dallo sviluppo degli organi sessuali; poi c’è un’identità di ruolo determinata anche da stereotipi sociali che dicono se sei maschio o femmina, ma io come soggetto posso decidere se aderirvi oppure no. Poi il   partner sessuale, che rappresenta l’oggetto del desiderio sessuale, che definirà se è eterosessuale od omosessuale. E c’è un’altra caratteristica che è l’orientamento cognitivo, ovvero quelle abilità cognitive che maggiormente si trovano nell’uno o nell’altro sesso.
 
Quindi il fatto di dire che una donna è “mascolina” o un maschio è molto “femminile” non significa per forza che essi siano omosessuali proprio perché ci sono da considerare le diverse caratteristiche di cui ho appena parlato.
 
Oggi i ruoli maschili e femminili si sono mischiati, la donna che lavora e che guadagna, la donna che prende iniziative sessuali, e per questo viene definita aggressiva, l’uomo che invece è sensibile, o si prende cura del suo corpo viene descritto come femmineo, ecc ……. e quindi il senso comune tende ad attribuire le caratteristiche di omosessualità, quando l’uomo o la donna hanno caratteristiche che appartengono all’uno o all’altro sesso.
 
Come si diventa etero od omosessuali?
 
Intanto inizio col dire che bisogna smettere di pensare all’omosessualità come una anormalità, una patologia (termini di uso corrente, anche s spiacevoli) perché in realtà è una condizione normale.
Suggerisco una lettura molto interessante che chiarisce questo concetto il libro è “Bisessualità e dintorni” di Gloria Persico ed Franco Angeli.
 
Un pezzo chiarificatorio riportato dal suo libro:
 
“In materia di erotismo non esiste un criterio che possa stabilire che cosa sia normale e che cosa possa rientrare nel campo dell’anormalità. […] Ad esempio, eterosessualità è normale perché la maggior parte degli individui è eterosessuale. Sono ancora molti quelli che, specie se di sesso maschile, non riescono a far rientrare l’omosessualità nel concetto di normalità. Questo atteggiamento, oltre che da pregiudizi e da paura,
 
 
 
ha origine principalmente dalla scarsa conoscenza del fenomeno, che viene rappresentato d stereotipi strutturati su luoghi comuni. “
 
Purtroppo il nostro sviluppo è condizionato da stereotipi e pregiudizi sociali che dettano quali debbano essere le regole giuste o sbagliate da adottare, così ogni volta che ci comportiamo in modo diverso da queste regole siamo devianti, quindi soggetti anormali.
 
Definire certa un’identità sessuale non è mai possibile perché essa ha un carattere evolutivo. Quindi la scoperta o la chiarezza della propria identità sessuale può avvenire in ogni momento della vita, ci sono persone che riconoscono a se stesse e la propria omosessualità anche in età adulta, abbiamo tanti personaggi famosi che si sono dichiarati in età adulta, anche dopo aver costituto una famiglia con figli. 
 
Quali sono le difficoltà relazionali che gli omosessuali incontrano?
 
L’eterosessuale entra in relazione con uomini e con donne con molalità già determinate nel suo contesto sociale e culturale, l’omosessuale invece non ha metri di confronto, anzi spesso, deve nascondersi quindi non può mostrasi come non è, è per questo che ha identità diverse: in famiglia in un modo, al lavoro in un altro, e magari esprimere se stesso solo fra pochi amici fidati.
 
Come aiutare i genitori a capire I propri figli che si dichiarano omosessuali?
 
Certo capsico che per i genitori sentirsi dire dal proprio figlia o figlia “sono gay” non sia facile, perché crollano sogni e desideri, ad esempio vederli sposati e con figli, diventare nonni… ma i genitori devono anche capire ed accettare, che non il proprio figlio maschio o femmina che sia, non è colpito da una grave malattia, ma è per lei o lui una condizione naturale, e la sofferenza sta nel doversi sempre nascondere soprattutto dalle persone che amano di più: i propri genitori.
 
Io parlo spesso con i genitori, organizzo, su richiesta degli stessi figli, incontri di confronto tra genitori e figli proprio per parlare al fine di capire e accettare.
 
COSA AIUTA?  IL DIALOGO APERTO E IL CONFRONTO 
 
 
 
 

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