Genitori e figli adolescenti: come gestire i conflitti - Patrizia Marzola Psicologa Clinica Fidenza
 

Genitori e figli adolescenti: come gestire i conflitti

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Mai come in questa generazione i conflitti con i genitori sono accesi, a volte assumono toni forti e aspri, i genitori, così sfiniti, non sanno cosa fare? Quando nemmeno il dialogo aiuta cosa fare? Punizioni? Regole?
Partiamo da una domanda perché nasce il conflitto con gli adulti?

Essere genitori non è facile, le rinunce personali accompagnano sempre queste ruolo, tutto fila liscio fino a quando arriva l’età dell’eterno conflitto: l’adolescenza.

Il conflitto interiori dei giovani adulti nasce dal fatto che si è grandi dal punto di vista cronologico, ma non si è pronti per affrontare il mondo da soli, senza il supporto dei genitori, a 15 anni ad esempio, il percorso scolastico è ancora lungo, è un’età delicata dove si innescano confronti con gli altri, nascono le appartenenze di gruppo, il sentirsi parte di qualcosa diventa la priorità, a sentire i resoconti dei genitori sembra che il conflitto nasce proprio quando c’è lo scontro tra i propri desideri e la realtà da parte dei ragazzi.
Così la vecchie formule: “prima il dovere e poi il piacere” sembrano abbiano smesso di funzionare. E qui iniziano le discussioni. Così i genitori si chiedono cosa possono fare, se è giusto prendere provvedimenti disciplinari basati su punizioni come ad esempio niente cellulare o pc per x giorni. Ciononostante le cose non cambiano.  

Credi che all’origine di questi conflitti possano essere responsabili caratteristiche personali, ad esempio la percezione dell’ambiente esterno, piuttosto che insicurezze personali?


Credo che una parte fondamentale risieda proprio in questo nell’autostima e sicurezza  dei ragazzi, ciò che vedo io, è che al rifiuto tendono a reagire in due modi: comportamento aggressivo, forte, caratterizzato da accese discussioni, una forte volontà nel dire sempre no a tutto e a tutti, oppure la completa e totale chiusura che agli occhi dei genitori preoccupati, sembra apatia verso il mondo esterno, è come se nessuno stimolo possa risvegliare il ragazzo.

Quale credi possa essere un’ipotesi di soluzione più efficaci?

Io incentivo sempre il dialogo aperto, lavorare sull’autostima e sulla motivazione dei figli, puntare a risvegliare la voglia di fare, spesso è proprio questo il bandolo della matassa, i giovani adulti sono molto sensibili alle etichette che vengono loro attribuiti, così ad esempio, se un ragazzo sente spesso dire di sé, che è un buono a nulla finisce con il crederci, e quindi sviluppa una sorta di equazione del tipo:”Tanto che mi impegno  a fare , mi diranno sempre che non sono capace ....” .

Personalmente credo che il valore delle regole sia fondamentale per aiutare i ragazzi a trovare la propria strada, a volte si crede erroneamente, che non sia giusto imporre determinate regole.

È arrivata una domanda, un genitore chiede se le punizioni sono giuste? Come ad esempio non farlo andare ad una festa oppure privarlo di internet ?

Quando viene spiegato il motivo per cui si prende quest’azione disciplinare credo che male non faccia ai ragazzi, è ovvio che, non bisogna soffermarsi solo su questa azione, è necessario cercare di capire il nocciolo del problema, e mi rendo conto che questa parte è assai stancante perché spesso non si arriva a nulla.

Io credo in una cosa: che per aiutare chi si vuole bene a volte bisogna anche stimolarlo anche le provocazioni possono aiutare, provocazioni che riguardano metterlo di fronte alla realtà e fargli fare i conti con le sue previsioni future, è questo che intendo quando suggerisco di lavorare alla ricerca delle motivazioni dei ragazzi.

A volte le reazioni che innescano litigi o altri comportamenti negativi possono essere legati al fatto che si sentono impotenti di fronte alla realtà, così succede che invece di combattere in modo più adattivo finiscono per subire la propria collera e quindi rivolgerla verso chi li ama.

Patrizia Marzola
psicologa Fidenza e Parma

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