Combattere attacco di panico - Patrizia Marzola Psicologa Clinica Fidenza
 

Combattere attacco di panico

Uscire dall’attacco di panico si può. Come?

I. Capire come funziona la risposta fisiologica dell’ansia. perché ad ogni modificazione fisiologica c’è uno scopo e una spiegazione. Esempio, la paura: è un’emozione vitale, perché prepara l’organismo ad affrontare il pericolo ed emettere la giusta risposta comportamentale. O di attacco , o di fuga.
II. Capire ed imparare a riconoscere gli errori di valutazione e di pensiero che si compiono. Esempio: focalizzare l’attenzione su di sé, sui propri sintomi, sulla realtà circostante, il pensare che quanto sta sentendo a livello fisico ed emotivo è la conferma che sta male. 
Il ruolo del terapeuta in questi due momenti è fondamentale, perché le informazioni forniscono quelle basi solide, che, lavorando sulla percezione di autoefficacia, cioè quella consapevolezza che ci rende forti, perché ci fa dire “ne sono capace”, aiuta, sostiene e promuove le nuove azioni che saranno il trampolino per superare le crisi di ansia, anche quando diventano così forti e prorompenti degli attacchi di panico.
 

CAPIAMO LA RISPOSTA FISIOLOGICA DELL’ANSIA: la fisiopatologia dell’attacco di panico

    Se avvertiamo un pericolo il nostro organismo ha bisogno di più energia per fronteggiare l’evento. Questa energia è fornita dall’ossigeno. 
Ciò che ricarica l’organismo di ossigeno è l’aumento della frequenza degli atti respiratori e dalla dilatazione bronchiale, ecco perché si avverte quella strana sensazione di fame d’aria e di soffocamento. 
 
    Ma se all’aumento di questa energia (+ ossigeno) è accompagnata da un suo consumo, ne consegue che si modifica l’equilibrio interno tra ossigeno e anidride carbonica (Po2 e Pco2), e questo spiega quel senso di capogiro, perdita di sensi e squilibrio.
Il ruolo del cuore: esso ha il compito di fornire ossigeno  e altri nutrimenti ai tessuti che sono implicati in questa risposta fisiologica, mediante l’aumento della portata e gittata cardiaca, ecco perché abbiamo tachicardia, palpitazioni, costrizione alla gola, di peso in corrispondenza del torace.
 
    Poi c’è la vasodilatazione della pupilla, questo può spiegare in parte il senso di depersonalizzazione avvertito da alcuni soggetti.
Mentre, la vasocostrizione cutanea determina la contrazione dei muscoli con conseguente pelle d’oca. La vasocostrizione spiega anche perché del pallore.
 
    La sudorazione ha un significato arcaico da mettere il relazione con i segnali olfattivi o aumentare la facilità di presa delle mani; così come le sensazioni di brivido, di freddo. o la secchezza della bocca, il mal di pancia avvertito con scarica di diarrea o necessità di fare pipì, questo perché vescica ed ampolla rettale vanno incontro allo svuotamento per contrazione dei rispettivi muscoli.
 
    Ed infine, non dimentichiamo l’importanza dei neurotrasmettitori (come adrenalina e noradrenalina) che sono importanti neuro mediatori di queste risposte ora descritte, ma determinano anche aumento dell’attenzione, del pensiero fino ad arrivare a sentire tremori, parestesie o altre sensazioni che danno il falso allarme e alla credenza di morte o la credenza di star diventano pazzi. 
 
Quindi se il nostro organismo si trova di fronte ad un pericolo è naturale che si attivi, e per attivarsi gli servono tutte queste energie per mettere in atto la reazione di attacco o fuga.
 
Ma, se invece, il pericolo è fonte di un’interpretazione sbagliata, ovvero non reale, l’organismo non ha modo di disattivare, attraverso l’azione i meccanismo di attivazione fisiologica, che trovando sfogo, non fanno che accrescere, in un circolo vizioso, fine a se stesso; ed è proprio questa continua attivazione che incrementa seme di più il meccanismo (chiamato arousal), che viene erroneamente interpretato come la conferma al fatto che il pericolo sia reale.
 
Ed è proprio questo aspetto il responsabile del mantenimento del disturbo dell’attacco di panico, perché spinge all’evitamento rinforzando sempre di più le erronee convinzioni sull’impossibilità di gestire quel pericolo.
 
Ed è proprio qi che si inserisce il lavoro dello psicologo,m aiuta ad abbattere queste convinzioni, dando delle strategie pratiche di fronteggiamento. Aumentando così sempre di più la convinzione reale di autoefficacia: “Sono capace, ci riesco, posso farlo”. 
 
Patrizia Marzola psicologa Fidenza (Pr)
 
 

Studio Psicologia e Comunicazione di Patrizia Marzola Iscrizione all'Albo degli Psicologi E.R. n° 3524

VicoloZuccheri, 11 - Fidenza (Parma)
Tel e Fax 0524 202361
Mobile  328 1971882
Mailinfo@psicologiaecomunicazione.it